La slappata una cosa seria - di Alessandro Fasanaro

15/feb/2012 18.54.08 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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(A tutti coloro che amano gli animali e sono d\`accordo con Parmenide)
Alessandro Fasanaro

“Ciao Rocco, tutto bene?”
“A parte mia moglie che si lamenta perché non è mai contenta degli incassi, i miei figli che non studiano e il mal di pancia che mi è venuto per aver mangiato l\`insalata russa avanzata, sì, diciamo che va tutto bene”.
“Su con il morale! I figli prima o poi se ne vanno e a volte anche le mogli, però potresti darci un taglio all\`insalata russa, sai bene che quando non è fresca è meglio evitarla”.
“Fai presto a pontificare, tu che ti godi la vita da zitello. Vorrei vederti al mio posto”.
“Non ci penso proprio! Invece devo farti una domanda. Hai presente i due tigli vicini al mio garage?”
“Sì e allora?”
“Il profumo intenso e particolare che emanano ti dice niente?”
“No”.
“Neanche abbinato a quello del miele?”
“Mi stai prendendo in giro o vuoi semplicemente ricordarmi che non ho il fiuto per riconoscere l\`insalata! russa quando è rancida? Sono le undici di sera, ho mal di stomaco, a casa mi aspetta mia moglie per contare l\`incasso della giornata e tu te ne vieni fuori con delle domande da quiz televisivo. Ti sembra carino nei miei confronti?”
“Hai ragione, scusami, il fatto è che mi è appena successa una cosa strana e tu sei l\`unico con cui adesso ne possa parlare. Poco fa sono passato accanto ai tigli ed ho sentito il loro profumo”. “Questo lo avevo capito”.
“Bene, ora entrando nel tuo negozio ho avvertito l\`aroma del miele”.
“Andiamo avanti così? Hai sentito l\`odore del miele per il semplice fatto che ne ho appena aperto un barattolo e preso due cucchiaini nella speranza che mi faccia bene”.
“Scusa se insisto, poi faccio la spesa, ma si dà il caso che per me il tiglio è una pianta come tutte le altre e il miele, come sai, mi lascia indifferente. Adesso questi due odori messi insieme mi stanno mandando fuori di testa, come avessero per me un significato di fondam! entale importanza. Tu cosa ne pensi?”
“Mi verrebbe da risponderti che non me ne frega niente, ma, siccome ti voglio bene e ho tanto mal di pancia, ti consiglio di andare a casa e farti una bella dormita. Domani mattina vedrai che il miele e i tigli saranno solo uno stupido ricordo di una mente contorta come la tua”.
“Senti Rocco...”
“Cosa c\`è ancora? Abbi pietà di me”.
“Hai mai conosciuto un Cacatoa?”.
“Un caca cosa?”
“E\` un uccello equatoriale dal lungo becco giallo che da noi non esiste. Immagina per un attimo che
tu, vedendolo per la prima volta, anche solo in foto, lo sentissi tuo da sempre e la sola sua vista ti scombussolasse senza sapere perché”.
“Un uccello?”
“Ma è solo un esempio, il primo che mi è venuto in mente! Potresti aver avuto la stessa intensa e misteriosa reazione incontrando per la prima volta un altro animale, una pianta, una donna, un uomo o anche solo sentendo un profumo, come è successo a me”.
“Con le donne mi succede spesso, ma siccome ci hai aggiunto tutto il resto, compreso i! l cacacoso, posso solo dirti una cosa...”
“Dimmi, ci tengo ad un tuo parere”.
“Il mio è un parere ed anche un suggerimento: sei fuori di testa, vai a dormire! Mi stai facendo aumentare il mal di pancia”.
“Vabbè, mi arrendo, dammi tre etti di pancetta, un litro d\`olio d\`oliva extravergine, un chilo di rigatoni, due scatole di pomodori a pezzettoni, due cipolle novelle e una bottiglia di rosso corposo. Ah! Anche due di quei finocchi freschi”.
“A parte il fatto che siamo a settembre e le cipolle novelle non ci sono, chi hai a cena stasera? Bionda, mora...”
“Sai bene che con le donne non ci piglio. Dammi la spesa e fammi andare a casa. Bob e Pippo mi stanno aspettando per cena”.
“Ma è mai possibile che un bell\`uomo, libero da impegni come te, divida una pasta all\`amatriciana con un cane e spenda soldi in finocchi per un topo?”
“Intanto Pippo non è un topo, ma una cavia peruviana tricolore dotata di un\`intelligenza che se solo appartenesse al tuo! lobo sinistro non torneresti a casa. Vogliamo parlare di tua moglie? Vogliamo chiederci perché in diciotto anni di matrimonio siete stati insieme due volte e avete fatto due figli? Vogliamo approfondire perché, quando quella volta le ho chiesto come si era innamorata di te, lei mi ha risposto: Mai stata innamorata in vita mia”.
“Ho capito, non è serata. Comunque non è il caso di arrabbiarsi, stavo solo scherzando”.
“Stavo scherzando anch\`io, ciao Rocco”.
Esco dal negozio e penso che forse ho calcato troppo la mano. Povero Rocco, non se lo merita. In effetti stasera mi sento particolarmente nervoso, ma c\`è anche da dire che non sopporto invasioni di campo nel mio privato da parte di chicchessia.
È vero, divido la mia vita con una cavia peruviana finocchio dipendente e con un Bob Tail mezzo cieco che tutti i giorni mi ringrazia per averlo salvato da morte certa. Tre anni fa, vagava lungo un fiume gravemente ferito ed era pelle e ossa. Adesso pesa sessanta chili ed è il mio fratellone. Attraversando la strada alzo gli occhi al ! cielo e, in controluce, vedo una fitta griglia di gocce di pioggia che si inseguono prima di cadermi sul viso.
Un lungo brivido mi percorre risalendo alla nuca. Non è di freddo e nemmeno un segnale di pericolo, ma un inesplicabile invito ad allertare tutto me stesso. Sono un felino con il pelo ritto sulla schiena.
Varco il portone del mio fatiscente edificio. Distraggo la mente da queste strane sensazioni e sorrido al pensiero che devo correre in aiuto del mio fido Bobbolone. A quest\`ora Pippo, in crisi d\`astinenza di finocchio, lo starà assordando con i suoi fischi.
Abitualmente, quando sono in ritardo sull\`ora di cena, già al piano terra sento i sibili incacchiati di Pippo e le raspate sulla porta del mio cagnolone. (Non ho mai capito come facciano ad intuire che sono io a tre piani di distanza).
Questa sera niente, nessun rumore, nessun abbaio, nessun fischio.
Anche quando, giunto al terzo piano, infilo la chiave nella toppa ed entro, tutto tace. Accendo la luce. Alla mia destra, nel salottino, vedo Bob e Pippo i mmobili e ammutoliti.
“Bob, Pippo, babbo è tornato!” Nessuno si muove. Solo un fugace sguardo verso di me e poi i miei compagni si rimettono a fissare in direzione dello scantinato in fondo alla stanza del sottotetto in cui vivo. La parete dello sgabuzzino, in orribile finto legno, ha una porticina adiacente all\`angolo cottura. Proprio in questa direzione il mio fratellone ed il mio fratellino puntano insistentemente lo sguardo.
“Avete sentito un topo? E che sarà mai! Dopo do una controllata, adesso preparo la cena. Bob stasera rigatoni all\`amatriciana! Pippo ti andrebbe un pezzo di finocchio?”
Bob neanche si gira. Notare che da sempre solo alla parola “amatriciana”, di cui conosce perfettamente il significato, sculetta freneticamente ed abbaia per la felicità. Dal canto suo Pippo ignora il pezzo di finocchio che ho messo nella sua gabbietta.
La cosa si fa seria. Non è mai successo nulla di simile.
Comunque la fame è tanta e non mi voglio rovinare la se! rata. Finita la cena darò una controllata allo scantinato, scoverò il topo e tutto tornerà alla normalità.
Vado al piano cottura, taglio a fettine la cipolla, a quadretti la pancetta e faccio sfrigolare il tutto in padella con un po\` d\`olio di oliva. Quindi aggiungo il pomodoro a pezzettoni, un po\` di peperoncino e nel contempo metto a bollire l\`acqua per cuocere i rigatoni.
Guardo di sottecchi le espressioni attonite di Bob e Pippo. Nella loro fissità mi ricordano il gioco delle belle statuine che facevo da piccolo. Decido di andare verso la porticina del ripostiglio e la apro. Nel medesimo istante Pippo lancia un fischio assordante e Bob fa un balzo in avanti saltandomi sulla schiena. Io, preso in contropiede per la sorpresa, mi alzo di scatto, prendo una craniata sul sottotetto e caracollo per terra. Scoppia un casino indescrivibile. Bob è scatenato. Abbaia come un forsennato e ringhia da far paura come non l\`avevo mai sentito. Pippo fischia come se avesse u! na presa da duecentoventi volt sul sedere. A questo punto urlo anch\`i o per farli stare zitti e decido di andare a prendere una pila perché dentro lo sgabuzzino non si vede un piffero. Torno con la torcia accesa e, gatton gattoni sulla moquette, la punto verso l\`interno. Bob è accanto a me e finalmente sta zitto. Sta trattenendo il respiro. I suoi muscoli sono rigidi come un baccalà. Pippo tace, ma, come avviene quando è molto nervoso, ruota vorticosamente all\`indietro le zampette posteriori, scagliando in giro copiosi sassetti della lettiera. È un micro toro imbufalito.
“Ehi ragazzi, diamoci una calmata, ci sarà un topino, non è così grave, la casa è vecchia e poi tu, Pippo, dovresti essere un po\` più solidale. In fin dei conti è un tuo parente stretto”.
Penso che Rocco se la riderebbe alla grande, in effetti ci mancava proprio un topastro in casa, speriamo almeno che sia maschio!
Incomincio a scandagliare l\`interno del ripostiglio. Quante cianfrusaglie! Pentole vecchie, un vaso da fiori osceno, un fornello arrugginito, una ba! mbola rotta che aumenta il mio senso di inquietudine. Ecco, adesso vedo perfino un orsetto di peluche. Questo è in ottimo stato e abbastanza grande perché tocca con la testa il soffitto del sottotetto. Le sue pupille di vetro riflettono il raggio luminoso della torcia. Le palpebre degli occhietti sbattono due volte aprendosi e chiudendosi. La bocca si socchiude appena facendo intravedere due canini candidi e di tutto rispetto. Penso che questa visione sia data dalla mia immaginazione nonché causata dalla stanchezza... devo avere le traveggole. Muovendo la torcia vedo un secondo orsetto di peluche immobile, della stessa altezza del primo, con gli occhi sbarrati. Vicino a lui, un terzo che ha il capo reclinato ed appoggiato sul secondo. Quando lo illumino alza di scatto la zampa sinistra riparandosi gli occhi.
Sono annichilito. Mi sembra di vivere in un cartone animato versione horror!
Ho bisogno di concentrazione. Devo convincermi che ho sempre dato il meglio di me n! elle situazioni più impreviste ed anomale.
Allora, ricapitoliamo, tre orsi di peluche sono nella mia casa, sono in ottimo stato di conservazione, tant\`è che si muovono ed io escludo di avergli cambiato le batterie. Sono più che sveglio dato che continuo a massaggiarmi il bernoccolo che sta lievitando sulla mia testa. Devo arguire e concludere che, con ogni probabilità, i tre orsi sono vivi e vegeti.
Spesso nella vita ci facciamo domande inutili ed alle quali sappiamo non avremo mai risposta. Come sono arrivati tre orsi in casa mia? Cosa ci fanno chiusi nel ripostiglio? Da quanto tempo sono lì? Di sicuro non ce li ha messi la padrona di casa visto che, nei tre anni in cui ho abitato qui, sarebbero stramorti di fame. Come hanno vissuto finora? Lasciamo perdere. Cosa si fa in questi casi? E visto che adesso sono casi miei, cosa faccio? Telefono alla Guardia Forestale? Chiamo la polizia? I pompieri? E che gli dico?: “Buonasera, avrei trovato tre orsi in casa, venite voi a prenderli oppure ve li porto io?”
Abitassi in un bosco del Klon! dike potrei avere una certa qual credibilità. Nel mio caso, molto probabilmente chiamerebbero la neuro o, accertata la verità, mi denuncerebbero per illecita introduzione di animali selvatici protetti.
Meglio quindi non farsi domande e tanto meno prendere decisioni avventate di cui potrei amaramente pentirmi in seguito. È opportuno guardare e vedere il tutto con un pizzico di distacco e una buona dose di lucida follia.
Appellandomi al mio innato spirito di chioccia mi dico che avranno sicuramente fame. Escludo, quindi, di chiudere la porticina facendo finta di niente e lasciandoli dove sono. Concludo pensando che il modo migliore per farli uscire sia quello di attirarli con il cibo.
Sono proprio soddisfatto del mio sangue freddo e mi convinco di non essere impazzito.
Ma cosa gli do da mangiare? I rigatoni all\`amatriciana il cui sugo è nel frattempo andato bruciato? Cosa mangiano gli orsi? Ritorno con la mente ai documentari del National Geographic e mi scor! rono le immagini di orsi che cacciano i salmoni mentre risalgono i fiu mi nel periodo della loro riproduzione. E dove lo trovo un salmone a mezzanotte in città?
Il miele! Agli orsi piace il miele. Siccome sono orsetti, suppongo anche il latte.
“Ciao Rocco!”
“Ancora qua? Non continuerai con discorsi scemi? Dimmi che vuoi tre etti di quell\`insalata russa fatta personalmente da mia moglie! Guarda, è favolosa, assaggiala!”
“Rocco, è mai possibile che vuoi fare affari anche a quest\`ora? Sappiamo tutti e due che la tua insalata russa è regolarmente acida perché tua moglie non la butta via neanche se cammina da sola!” “Non è vero, dopo qualche giorno è più gustosa!”
“E\` acida! Infatti hai mal di stomaco. Comunque dammi tre vasi di miele e cinque litri di latte” “Miele? Latte? Ma se anche poco fa hai detto che il miele ti fa schifo e da sempre sei allergico ai latticini? Abbiamo un\`ospite golosa ed anche viziosa... Cosa ci farai con tutto quel miele?”
“Rocco, perché non mi dai il latte, il miele e te ne vai a casa dal tuo am! ore?”
Prendo la mia seconda spesa e, mentre rientro a casa, guardo ancora in alto. Mi fermo. Non piove più. Adesso nel cielo variegato e scuro stanno scorrendo frettolosamente delle nuvole bianche illuminate ad intermittenza dalla luna piena che le sovrasta.
Cosa mi sta succedendo? Prima era una notte da lupi e adesso... è da orsi! Sorrido come un deficiente alla mia battuta, ma non posso evitare di sentirmi molto turbato.
(“Ti sono sempre piaciuti gli animali, di cosa ti lamenti?” mi dico, “adesso sarai contento, vediamo un po\` come te la cavi”).
Tornato a casa, intiepidisco il latte e il miele mescolandoli in una pentola. Verso il tutto in tre ciotole e le appoggio a terra davanti alla porticina aperta del ripostiglio. Adesso pazientemente aspetto. Non succede nulla.
Spengo la luce e arretro. Tenendo Bob vicino a me, lo accarezzo per tranquillizzarlo. Copro la gabbietta di Pippo con un canovaccio nella speranza che si calmi. Dopo dieci minuti di silen! zio, fa capolino una capoccia pelosa che si avvicina guardinga ad una ciotola. Finalmente sento la prima slappata seguita da tante altre sempre più voraci. In men che non si dica odo il rumore della tazza vuota che, spostata dalle leccate, sbatte sulla parete. Strisciando sulla moquette, mi avvicino. Al buio percepisco un alito caldo e dolce, subito seguito da una leccata decisamente rasposa che mi lambisce dal mento alla fronte passando sulla bocca ed il naso. È una slappata da professionista, umida, insinuante ed amorevole. Molto più potente di quelle di Bob. Questa piccola massa pelosa (piccola mica tanto peserà una trentina di chili per circa settanta centimetri di altezza) mi salta addosso come per abbracciarmi e, siccome sono chinato, mi fa cadere sulla schiena. Anche da steso continua a leccarmi tutta la faccia ed il collo... quest\`orso non ha certo problemi di socializzazione! E mentre penso ciò, gli scappa un ruttino che reputo stia a sottolineare la sua soddisfazione (l\`etichetta non sarà mai il suo forte!). Bob è impietrito. Ecco,! adesso sento il secondo orso che, a sua volta, si sporge dalla porticina e si avvicina all\`altra ciotola. Si guarda intorno. Anche lui incomincia a leccare, però in modo diverso dal primo. Questo infatti è più precisino: dà slappatine e, ad intervalli regolari, si lecca le labbra pulendosele accuratamente. Rispetto al primo, che ha gli occhietti azzurri vispissimi, questo ha occhi grandi smerigliati di blu e un\`espressione più distaccata. Le sue ciglia sono lunghissime. Il muso ed il corpo sono più allungati del primo che invece ha il fisico pacioccone. Adesso anche il secondo ha finito il suo pasto e, seduto come fanno i gatti, si lecca le zampe anteriori passandosele sul muso e sugli occhi. Questo esemplare ha decisamente molta cura di sé.
Il terzo orsetto non si fa vedere. Dopo mezz\`ora di attesa mi sono stufato. Ormai sono le due notte e decido di prendere l\`iniziativa. Con un mestolo prendo un po\` di latte e mi allungo verso l\`interno. Mi si sta anchilosando! il braccio quando finalmente sento una leccatina. Incastrato come un bradipo dentro il bugigattolo, gli sussurro dolcemente: “Forza, sei in famiglia adesso, nessuno ti farà del male, avvicinati”. Nel contempo sento un ringhio di Bob seguito da un fischio di Pippo. Forse i due mi stanno suggerendo di non allargarmi troppo con la confidenza e soprattutto con le promesse. Piano piano, raggomitolato su me stesso, porgo la ciotola in direzione di quegli occhietti smarriti e, finalmente lo sento avvicinarsi. Pazzesco! La sua testa si intrufola sotto la mia ascella sinistra come a cercare protezione. Solo dopo incomincia a leccare il latte. Le sue slappate sono delicatissime mentre il cuore gli batte a mille, il suo pelo è morbidissimo e lo sento perché, pur fremendo, l\`orsetto si è incollato al mio petto. Adesso capisco, è timidissimo ma tanto, tanto coccolo.
Mentre lo accarezzo sento che il suo battito si fa più regolare e così anche il suo respiro non è più ansimante. Finalmente si sta rilassando tra le mie braccia e l\`orsetto me lo conferm! a con un sospiro accucciandosi ancor più su di me. Sono rattrappito dentro questo fetente scantinato. Il bernoccolo in testa mi fa male. Ho bruciato il sugo dell\`amatriciana e sono in stato confusionale. Da dentro il ripostiglio, con la coda dell\`occhio, scorgo Bob che forse si è arreso e appisolato. Lo straccio sopra la gabbietta deve aver funzionato perché Pippo non fischia più. Il primo orso è andato, ovvero sta dormendo alla grande con la pancia per aria e le quattro zampe in direzione del soffitto. Sta russando. Sì, russa come un maialino (sarà una bella gara con Bob!) Il secondo è ancora sveglio. Controllando dito per dito le zampe anteriori, si sta mordicchiando le unghie. In pratica si sta facendo manicure! Il terzo orso mi si è addormentato in grembo e finalmente il suo respiro è regolare.
Che dire, sono felice.
Sono le tre di notte, stravolto decido di andare a dormire perché tra quattro ore suonerà la sveglia. Faticosamente esco dal ripostiglio e, con i! n braccio il terzo orso addormentato, vado verso la poltrona e delicat amente ve lo sistemo. Per pura coincidenza, nello scantinato ho trovato un orsetto (questo inconfutabilmente di peluche) e decido di metterglielo sul petto. Faccio bene perché ad occhi chiusi lo stringe a sé con le zampe anteriori, proprio come farebbe un bambino con il suo orsacchiotto. (Per l\`appunto!)
Nel frattempo anche il secondo orso (quello molto attento alla toelettatura) si è appisolato.
In controluce, risaltano le sue lunghe e bellissime ciglia. Il primo continua a ronfare.
Bene! Adesso in casa ho: un cagnone Bob Tail, una cavia peruviana e tre orsi.
È notte fonda, ho fatto quattrocento chilometri per lavoro, ho saltato pranzo e cena, ho rischiato quasi un infarto per l\`inattesa sorpresina e domani devo andare a lavorare. È proprio il caso di andare a letto e, dopo aver dato la buonanotte a Pippuzzo, vado a lavarmi i denti seguito da Bob. Da sempre Bobbolone dorme nella mia stanza e spesso anche sul mio letto. Mi impongo di non rimuginare su quant! o è accaduto e, come disse Rossella O\`Hara, in Via col Vento: “Domani è un altro giorno”.
Inesorabilmente alle sette in punto suona la sveglia. Sono proprio rimbecillito e, barcollante, mi trascino in bagno. Mentre faccio la barba ho un sobbalzo: “Gli orsi!”. Ho decisamente fatto un sogno strambo. Finisco di radermi e con lo spazzolino da denti in bocca mi avvio verso la cucina per mettere a scaldare l\`acqua. Forse dopo un buon tè, bello carico, riacquisterò un po\` della mia lucidità. Arrivato in salotto mi rendo conto che il silenzio incombe. Odo solo un borboglio di Bob alle mie spalle. Pippo tace. Il mio peruviano è immobile, con gli occhi sbarrati rivolti in direzione del divano. A quell\`ora c\`è solo un filo di luce che entra dagli abbaini del sottotetto, sufficiente comunque a farmi intravedere tre sagome pelose raggomitolate l\`una accanto all\`altra sul divano. Porca vacca! Gli orsi! Non è stato un sogno! Ho - tre - orsi - in - casa!
Come Pippo anch\`io ! rimango attonito. Non so cosa pensare e tanto meno fare.
Una voce imperativa dentro di me esclama: “Stai calmo, fatti il tè”.
Mentre come un automa metto l\`acqua a scaldare, do una sbirciata ai tre orsi. Il primo sta ancora ronfando alla grande con le quattro zampe all\`aria come l\`avevo lasciato ieri sera (in effetti aveva mangiato più di tutti). Il secondo si sta leccando (tanto per cambiare) le zampe e, per nulla intimorito, mi butta un\`occhiata alquanto distratta. Il terzo si protegge dietro la schiena del secondo con un\`espressione spaurita e dolcissima.

È proprio vero che in situazioni improvvise ed al tempo stesse estreme le nostre reazioni possono essere imprevedibili ed opposte. In un primo momento ho l\`impulso di urlare come un matto per sfogare tutto il mio sbalordimento. Invece vado verso il terzo orso e lo prendo in braccio. Lui, come la sera precedente si stringe a me e nasconde la sua testolona o meglio, il suo muso oblungo, sotto il mio braccio. Con l\`orsetto in grembo vado verso il cucinotto, spengo il g! as, metto le foglie di tè nel pentolino ed apro con un po\` di difficoltà un vaso di miele (il miele c\`è, quindi sono andato da Rocco, quindi sono sveglio, quindi è tutto reale). Metto due dita dentro il vasetto e le avvicino alla mia bocca per assaggiare. Scopro solo adesso che il miele mi piace e mi sincero ulteriormente che non sto dormendo. Avvicino le dita alla bocca dell\`orso. Funziona! Tira fuori la testa e lecca con delicatezza la mia mano. I suoi occhi implorano protezione. Nel contempo, sento uno sbadiglio con accompagnamento sonoro. Al profumo del miele si è svegliato anche il primo orsetto che, eretto sulle due gambe posteriori (come al circo) zampetta verso di me a bocca aperta. A lui si accoda anche il terzo che finalmente ha smesso di fare toilette.
Di prima mattina, quindi, mi ritrovo con Pippo che mangia un po\` nervosetto il suo finocchio, Bob i suoi biscotti e tre orsi abbrancicati che leccano il miele dalle mie dita. Tutto ad un tratto mi rendo con! to di essere pervaso da una sensazione di pacioso godimento. Amo immag inare che sto vivendo ciò che può provare una neo mamma allattando al seno (nel mio caso alle dita) i suoi piccoli. Piccoli... non proprio! Le tre creature peseranno più di trenta chili. Il primo, il più esuberante, almeno cinque chili di più. È lui che, finito il vasetto, si lancia in una slappata sul mio viso dal basso verso l\`alto fino all\`attaccatura dei capelli. Anche il secondo mi dà una leccata, ma sul collo, oserei dire quasi sensuale. Il terzo si limita a una fugace leccatina sulla punta del naso.
In breve sono diventato un maxi lecca-lecca.
Per quanto sorpreso, mi rendo conto che, a parte Bob, nessuno sino ad oggi mi aveva espresso la sua riconoscenza in modo così fisico e pregnante. Anche se queste slappate, a differenza di quelle del mio fratellone, le sento mie da sempre.
Nel frattempo Pippo si è rilassato ed ha ripreso a rosicare metodicamente la prima dose di finocchio del mattino. Bob e i tre orsetti dopo colazione si sono messi tranquilli. Il m! io cagnone è disteso a terra come sempre fronte porta d\`entrata. I tre giovani plantigradi sul divano.
Tutto considerato (quasi tutto) credevo peggio.
Nell\`aria annuso profumo di bontà.







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