Comunicato stampa LAV, Caccia alle foche in Namibia. Appello LAV al Consolato di Namibia in Italia: mettete fine al massacro.

16/lug/2007 16.49.00 LAV - Ufficio Stampa nazionale Contatta l'autore

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CACCIAALLE FOCHE IN NAMINBIA: LA LAV CONTRO L’ENNESIMA STRAGE DI MAMMIFERIMARINI. APPELLO AL CONSOLATO DELLA NAMIBIA AFFINCHE’ INTERROMPANO ILMASSACRO.

 

 

La LAV condannapubblicamente la caccia delle foche in Namibia, che riprende in questo mese, eche ha come obiettivo i cuccioli e i maschi adulti di foca della specie Arctocefalo del Sud Africa, nota comeOtaria del Capo. Il numero di animali di cui è consentita la cattura è statofissato dal Governo della Namibia in 6.000 maschi adulti e 80.000 cuccioli, dauccidere tra luglio e novembre del 2007, su una popolazione stimata in 750 milaanimali.

 

Il Governo della Namibiaha autorizzato la caccia, che si svolge ogni anno, sostenendo che lapopolazione di foche costituisce una minaccia alla locale industria dellapesca. Tuttavia numerosi studi scientifici mostrano come la pescaindiscriminata e la cattiva gestione degli stock di pesce siano i maggioriresponsabili per la minore resa della pesca.

 

Il Governo della Namibia non ha neppurel’apparenza di una plausibile prova scientifica che dimostri che lapopolazione di foche incide negativamente sugli stock di pesce. I motivi percui questi animali vengono massacrati sono esclusivamente commerciali, ipiccoli per la loro pelle, ed i maschi adulti per i loro organi sessuali,venduti in Asia dove si ritiene abbiano la proprietà di aumentare la virilità.- dichiara Roberto Bennati, vicepresidentedella LAVI metodi usati peruccidere queste foche, inoltre, sono estremamente violenti e ampiamentecondannati dall’opinione pubblica europea”.

 

La LAV rivolge quindi unappello ai cittadini affinché esprimano la loro condanna al massacro delleOtarie del Capo, e a questo scopo ha predisposto sul proprio sito web, www.lav.it, una letterada inviare al Consolato della Namibia in Italia.

 

L’Otaria del Capovive davanti sulle coste della Namibia e del Sud Africa, e fa parte dellafamiglia delle Otariidae, checomprende nove specie di foche e sette di leoni marini. Il manto di questefoche è scuro, di un colore tra il grigio e il marrone, mentre la pelliccia deicuccioli è spesso nera o marrone molto scuro. La nascita dei cuccioli avviene ametà dicembre, generalmente un solo cucciolo per gestante, dopo una gravidanzadi circa 12 mesi, e la mortalità infantile incide molto sulla popolazione. Lafemmina si accoppia già sei giorni dopo il parto, per cui ogni anno può avere uncucciolo. Dopo l’accoppiamento il maschio torna nel mare, rimanendo nonriproduttivo da febbraio a giugno. A luglio, con l’inizio della stagionedegli accoppiamenti, i maschi tornano sulla costa, dove trovano i cacciatori adaspettarli.

 

La popolazione di Otariedel Capo all’inizio del 1993 era stimata intorno ad 1 milione e 700 milaanimali di età superiore ad un anno, dato che indica un recupero dellapopolazione di questi animali rispetto al sovra sfruttamento attuato tra il17mo e il 19mo secolo. Ma con la crescita del numero di foche sono aumentateanche le interazioni foche/uomo e le controversie ad esse relative, soprattuttonell’ambito della pesca commerciale, attraverso la richiesta deipescatori di regolare la popolazione di foche a favore di maggiori quote dipesca.

 

Numerose sono le minaccealla conservazione di questa specie, tra cui la frequenza e l’intensitàdelle morti di massa, a partire dalla metà del 1990, a causa della scarsità dianimali da predare. Inoltre l’alto numero di catture di cuccioli ne hanotevolmente ridotto la popolazione, lo stesso dicasi delle catture effettuateper “ridurre l’impatto sullapopolazione di uccelli marini (pinguini)”, con i quali sidividono il territorio, notevolmente ridotto a causa dell’espansionedell’uomo.

 

Grave, inoltre,l’incidenza della mortalità accidentale, a causa delle reti deipescatori, e intenzionale, ad opera di pescatori senza scrupoli.

 

Malgrado ciò ogni anno ilGoverno della Namibia fissa delle quote di cattura di questi animali, pur  non esistendostudi scientifici sulla relazione tra l’ampiezza della popolazione difoche prima e dopo lo sfruttamento commerciale su larga scala, né sullasostenibilità e la disumanità della cattura delle foche.

 

16.07.2007

Ufficio stampa LAV06.4461325 – 329.0398535                                               www.lav.it

 

 

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