Comunicato LAV. LUPO ITALIANO, GRUPPO ECOLOGISTI REG. PIEMONTE E LAV CHIEDONO STOP CONTRIBUTI PUBBLICI PER SVILUPPO RAZZA.

30/lug/2007 15.49.00 LAV - Ufficio Stampa nazionale Contatta l'autore

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Comunicato stampa LAV 30 luglio 2007

 

LUPOITALIANO, GRUPPO ECOLOGISTI REGIONE PIEMONTE E LAV CHIEDONO LO STOP DEICONTRIBUTI PUBBLICI PER LO SVILUPPO DELLA RAZZA.

CHIESTAUN’INDAGINE AL PREFETTO DI TORINO: “MANCANO SOLIDE BASISCIENTIFICHE AL PROGETTO, MEGLIO DESTINARE FONDI PER LA PREVENZIONE DELRANDAGISMO”.

 

Gruppo Ecologisti delleRegione Piemonte e LAV chiedono al Governo Prodi e alla Giunta Bresso dibloccare immediatamente i contributi all’ETLI, Ente Tutela Lupo Italiano,e di effettuare esami scientifici ad opera di strutture pubbliche per stabilirel’esatta identità del “Cane Lupo Italiano”.

 

La richiesta arriva inseguito ad una ricerca scientifica indipendente, che ha messo in evidenza comela distanza genetica tra la razza “Cane Lupo Italiano” e lapopolazione di Lupo selvatico sia del tutto analoga alla distanza genetica trail Lupo selvatico e qualsiasi altra razza di cane domestico, permettendo disostenere la teoria che la razza “Cane Lupo Italiano” è  unarazza di cane domestico, analogamente a qualsiasi altra razza (dal PastoreTedesco al Barboncino).

 

In base a questirisultati, quindi, non sussistono neppure “ragioni genetiche” persostenere con cospicue sovvenzioni l’allevamento di tale razza, chedovrebbe essere allevata, eventualmente, da privati, amanti dellecaratteristiche fenotipiche e comportamentali della razza stessa.

 

La Regione Piemonte, e loStato italiano, invece, hanno, nel tempo, concesso consistenti aiuti per latutela di questa razza, giustificandoli con la presunta “particolaritàgenetica” che ne faceva una specie considerata “selvatica”,peraltro basandosi su dichiarazioni di periti di parte.

Dal 1989, annodell’emanazione di una legge regionale ad hoc, infatti, ad oggi, laRegione Piemonte ha destinato all’ETLI più di 400.000 euro. E dallo Statolo stesso Ente ha avuto, tra sostegno generico alla sua attività e fondi perristrutturare l’allevamento, circa 250.000 euro, dal Ministro dellePolitiche Agricole e Forestali.

 

Questo nonostante da parte di molti studiosi fossestata da subito fatta rilevare la dubbia validità del progetto perché per lacreazione della razza si basava solo su un singolo incrocio, anziché su unabase più ampia, sia per evitareuna troppo alta consanguineità, sia per poter effettuare degli apporti geneticie non andare incontro ad un indebolimento strutturale degli individui. –commenta Enrico Moriconi, consigliere regionale degli Ecologisti - Operando con un solo incrocio non vi è stata lapossibilità di poter usufruire di nuovi apporti genetici di lupo, che ineffetti non sono stati denunciati, mentre gli inserimenti di patrimoniogenetico canino hanno allontanato sempre di più la razza dalla sua origine,spostandola verso il cane”.

 

La vicenda del cane detto“Lupo italiano” è iniziata nel 1966 con un incrocio tra un maschiodi Pastore tedesco e una femmina di Lupo selvatico dell’alto Lazio; tra icuccioli nati da quell’incrocio fu scelto il maschio più caratteristico(Zorro), considerato in seguito il capostipite della razza “Cane LupoItaliano”. Il successivo lavoro di selezione è stato finalizzatoall’ottenimento di una razza che fosse portatrice sia delle qualità deicanidi domestici, sia delle caratteristiche dei canidi selvatici. Il nucleofondamentale sarebbe quindi la presupposta contaminazione del patrimoniogenetico del lupo selvatico con quello del cane domestico.

 

Malgrado i dubbi dinatura scientifica, però, invece di procedere ad una verifica oggettivadell’operato dell’ETLI che aveva ed ha tuttora il compito dellosviluppo e della salvaguardia della razza, lo Stato, che l’hariconosciuta come Ente morale, e la Regione Piemonte hanno accettato che illibro genealogico, base tecnica per la custodia delle caratteristiche dellarazza, fosse gestito dallo stesso interessato, il Presidente dell’Entesenza alcuna verifica esterna ed oggettiva, ammettendo, caso unico in tutto ilpanorama degli allevamenti di razza, di qualsiasi specie, che il librogenealogico fosse di proprietà di chi aveva un diretto interesse alla gestionedella razza stessa.

 

Attualmente, poi, ilCentro di Selezione del Lupo Italiano, con sede a Cumiana (Torino) è vuoto, visi sono riscontrati problemi gestionali di non poco conto e la direzionedell’Ente è indagata per circonvenzione di incapace. Il libro genealogicorisulta inoltre largamente incompleto, con metà circa dei cani nati senzaregistrazione corretta, senza indicazioni precise circa gli accoppiamenti.

 

 “Nemmeno con l’arrivo delle nuove tecnologiebasate sull’analisi del DNA, Regione Piemonte e Ministro delle PoliticheAgricole si sono premurati di verificare quanto fosse vera l’affermazionedi una discendenza dal Lupo selvatico italiano, accettando per annidichiarazioni di periti di parte basate su affermazioni che di fatto sonosuperate dalle possibilità tecniche attuali e dalle indagini di laboratorio.– aggiunge Gianluca Felicetti, presidente LAV – Inoltre è davvero strano che ad essere beneficiatasia un’associazione privata, riconosciuta Ente morale, i cui soci condiritti sono solo quelli che detengono azioni di una società. Cosa aspetta ilPrefetto di Torino ad indagare?

 

Stato e Regione Piemonte, che lesinano gli aiuti peri tanti cani abbandonati che giacciono nei canili e che non si attivano perfavorire gli interventi per il controllo delle nascite, come pure prevedrebbela legge nazionale 281\91, destinano risorse pubbliche per tutelare razzeinesistenti, senza attuare alcuna verifica”, concludeFelicetti.

 

30 luglio 2007

Gruppo Ecologisti delle Regione Piemonte - tel. 011.5757733

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