Comuinicato LAV. PELICCE DI CANI/GATTI: REGOLAMENTO UE APPROVATO OGGI INTRODUCE STOP IN TUTTA UE. LAV: GESTO DI CIVITA' DA ESTENDERE ANCHE AD ALTRI ANIMALI.

26/nov/2007 15.20.00 LAV - Ufficio Stampa nazionale Contatta l'autore

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Comunicatostampa LAV 26 novembre 2007

 

PELLICCE DI CANI E GATTI: APPROVATOALL’UNANIMITA’ E IN VIA DEFINITIVA IL REGOLAMENTO RELATIVO ALDIVIETO D’IMPORTAZIONE E COMMERCIO SU TUTTO IL TERRITORIO UE.

LA LAV: “UN GESTO DI CIVILTA’ POLITICA ED ETICADA ESTENDERE ANCHE AD ALTRI ANIMALI AI QUALI LE PELLI VENGONO STRAPPATE MENTRESONO ANCORA VIVI, COME DIMOSTRANO LE AGGHICCIANTI IMMAGINI PROVENIENTI DAIMERCATI CINESI”.

 

LaLAV plaude all’adozione finale da parte del Consiglio dei Ministridell’Agricoltura dell’Unione Europea, del Regolamento relativo aldivieto all’importazione e al commercio di pelli di cani e gatti neiPaesi UE, approvato questa mattina all’unanimità e sostenuto, durantetutto l’iter, anche dal Governo italiano, con il Ministero della Salute.L’Unione Europea si unisce quindi a Stati Uniti, Australia, Nuova Zelandae Svizzera, che avevano già bandito il commercio di tali pelli, utilizzate comeinserti nei prodotti di abbigliamento e di alcuni giocattoli.

 

Finorasolo cinque dei 27 Paesi che compongono l’Unione, avevano bandito lepellicce provenienti dall’uccisione di cani e gatti. Tra il 2004 e il2006, infatti, anche Danimarca, Grecia, Francia e Belgio hanno adottato leggicome quella italiana, di fatto aprendo la strada all’esigenza diarmonizzare la normativa tra tutti gli Stati Membri. L’origine dellaproposta messa in votazione oggi è dovuta, in parte, proprio alle pressioniesercitate da questi Paesi, ai quali l’Italia ha fatto da“apripista” divenendo il primo Paese UE, e secondo nel mondo dopogli Stati Uniti, ad aver imposto un bando nazionale all’importazione ecommercio di tali pelli, prima con l’Ordinanza dell’allora Ministrodella Salute Sirchia, emessa nel 2001 e rinnovata nei due anni successivi, poicon l’inserimento del divieto nella Legge 189/04 contro il maltrattamentoagli animali.

 

Questa approvazione costituisce il primoimportantissimo caso in cui la legislazione comunitaria ha superato i vincoliimposti dalle regole dettate dal mercato internazionale, facendo scelte etichenei confronti degli animali, e arrivando a bandire un intero commercio.commenta Roberto Bennati,responsabile LAV campagne europeeDiamo atto al Commissario europeo per i consumatori, MarkosKyprianou,al quale va il nostro plauso per aver confermato il suo impegnopolitico su questo argomento, di aver sostenuto adeguatamente le istanzericevute dai consumatori europei, involontari complici di un mercatoestremamente cruento”.

 

E’ un risultato rilevante, frutto di anni disolleciti ed azioni che hanno visto la LAV in prima fila in Italia, in seguitoad investigazioni ed analisi su alcuni capi di abbigliamento con parti inpelliccia, in vendita nei Paesi Europeiricorda ancora BennatiIn Italia le analisi del DNA commissionate dalla LAVrivelarono, nel 2001, la presenza di pellicce di cane e gatto in capi diabbigliamento in vendita presso alcuni grandi magazzini. Tale scoperta diedeorigine ad un’ondata di indignazione dell’opinione pubblicaitaliana, che portò ai provvedimenti di divieto emanati in questi anni”.

 

Questoprovvedimento, che introduce anche le modalità di attuazione dei controlli allefrontiere, è la conclusione di un processo avviato nel dicembre del 2003 conl’adozione da parte del Parlamento UE di una Dichiarazione scritta chechiedeva il bando del commercio di pelli provenienti dall’uccisione dicani e gatti.

 

Questo importante passo deve essere esteso, ora, aiProcioni (Nictereus Procionoides). Le immagini che arrivano dalla Cina mostrano abusi e violenze inaudite nei confronti di questi animali, scuoiati vivi,allevati senza alcuna regola, uccisi senza stordimento. Alcune stime indicanoche circa 3 milioni di procioni sono allevati ogni anno e uccisi con le stessemodalità, vietate dalle leggi europee e che il Regolamento mettedefinitivamente al bando per i cani e i gatti – conclude Bennati – Serve un atto di civiltà politica che estenda il divieto dicommercio alle pellicce provenienti dai Procioni, tentativo che era avvenutodurante l’iter nel Parlamento Europeo, poi naufragato per la vergognosaattività di pressione politica esercitata dall’industria della pellicceria,preoccupata solo di difendere il proprio fatturato  ingannando iconsumatori, che, se informati su tanta barbarie, semplicemente nonacquisterebbero tali pellicce”.

 

LaLAV si augura che ora si attui un coordinamento tra Stati membri per rendereefficaci i controlli alle frontiere e si eviti il commercio illegale, purtroppopossibile.

 

Ilcommercio di pelli provenienti da cani e gatti, uccide, ogni anno, circa due milioni di animali in Cina, Thailandia,Filippine e Corea (stime HSUS). Occorrono, infatti, dai 10 ai 12 cani perconfezionare una pelliccia, molti di più se per realizzarla vengono usati deicuccioli; 24 se la pelliccia viene confezionata con pelli di gatto: animalirandagi appositamente catturati, che sono tenuti in condizioni indescrivibilifino al momento dell’uccisione, tuttaltro che incruenta.

 

Segue  la scheda“Pellicce di cane e gatto: la tappe di una legge di civiltà”.

 

26.11.2007

UfficioStampa LAV 064461325 – 3290398535 www.lav.it

 

 

                                                                                 

PELLICCE DI CANE E GATTO: LETAPPE DI UNA LEGGE DI CIVILTÀ

 

 

Neldicembre del 2001, grazie alle analisi del DNAcommissionate dalla LAVall’INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica), l’Associazioneanimalista “smaschera” la vendita di giacconi con il cappucciobordato di pelliccia di cane, in vendita presso i grandi magazzini Upim e Oviesse.

LaLAV chiede l’intervento dei Ministri della Salute e delle Attivitàproduttive: a gennaio del 2002 ilMinistro Sirchia firma un’Ordinanza che vieta l’importazione e ilcommercio di pelli e pellicce di cani e gatti.

L’Italiaè il primo paese europeo a vietare (dopo gli Stati Uniti) lo squallidocommercio di pellicce “domestiche”.

 

Nonostanteciò, l’insufficiente ed ingannevole sistema di etichettatura di pelli epellicce, nonché la carenza di controlli, rendono facile “aggirare”l’ordinanza di divieto e così la LAV nel 2002 prosegue i controlli suoggetti e capi di abbigliamento sospetti in vendita in Italia, con conseguentiesposti al Nas dei Carabinieri. E su due giacconi acquistati il 7 dicembre 2002 dalla LAV presso La Rinascente e Carrefour, le analisi del DNA eseguite dal LaboratorioChimico della Camera di Commercio di Torino rivelano la presenza di pellicce di“cane domestico”.

 

Graziealle rinnovate pressioni della LAV, supportate dai risultati delle analisi, il 20 gennaio 2003, viene pubblicata sullaGazzetta Ufficiale n.15 la nuova Ordinanza con la quale il ministro dellaSalute Sirchia rinnova per un altro anno il divieto di importazione,commercializzazione e detenzione di pellicce di cane e gatto nel nostro Paese,imponendo ai trasgressori, come nella precedente ordinanza, le sanzionipreviste dall’articolo 650 del Codice penale, consistentinell’arresto fino a tre mesi o nel pagamento di un’ammenda. Inoltrel’Ordinanza prevede il sequestro del materiale rinvenuto, il suoimmagazzinamento e la sua distruzione con spese ad esclusivo carico delsoggetto incriminato.

 

Maè con la Legge 189/04 (redatta dalla LAV e sostenuta da oltre 600.000 firme),in vigore dal 1° agosto 2004, chetale divieto diviene definitivo. La Legge 189 “Disposizioniconcernenti il divieto di maltrattamento degli animali nonché di impiego deglistessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”,che riforma positivamente il vecchio articolo 727 del Codice penale,infatti, recita allo

Art. 2. (Divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli epellicce)

1. È vietato utilizzare cani (Canis familiaris) e gatti (Feliscatus) per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi diabbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o inparte, dalle pelli o dalle pellicce dei medesimi, nonché commercializzare ointrodurre le stesse nel territorio nazionale.

2. La violazione delle disposizioni di cui al comma 1 èpunita con l'arresto da tre mesi ad un anno o con l'ammenda da 5.000 a 100.000euro.

3. Alla condanna consegue in ogni caso la confisca e ladistruzione del materiale di cui al comma 1.

 

In Europa, intanto, tra il 2004 e il 2006 anche altri Statimembri  quali la Danimarca, la Grecia, la Francia e il Belgio adottanoleggi come quella italiana, di fatto aprendo la strada all’esigenza diarmonizzare la normativa tra tutti gli Stati Membri, con un RegolamentoEuropeo.

Il28 novembre 2006 la CommissioneEuropea presenta una proposta con la quale si intende vietarel’importazione e il commercio di pelli di cane e gatto in tutti i PaesiUE, commercio vietato fino a quel momento in cinque dei 25 Paesi che compongonol’Unione. Con tale proposta, frutto anche di anni di solleciti ed azionida parte delle associazioni animaliste, con la LAV in prima fila in Italia, ilCommissario europeo per i consumatori, Markos Kyprianou, intende organizzare unrigido sistema di controlli con l’intento di bloccare non solo queiprodotti in cui l’uso di pellicce di cane o gatto possa essere piùevidente, come gli inserti nei capi di abbigliamento, ma anche quegli oggettinei quali tale uso potrebbe non essere palese, come peluche, giocattoli, maanche cappelli e pantofole, che non hanno un’etichetta o che, puravendola, riportano genericamente “pelliccia sintetica” o di altrianimali. In quell’occasione la LAV invita il Governo italiano, ed inparticolare il Sottosegretario alla Salute Gianpaolo Patta e il Ministro per ilCommercio con l’Estero, on. Emma Bonino, a sostenere questa proposta insede europea, per mettere fine ad un commercio che ogni anno uccide circa duemilioni di cani e gatti in Cina,Thailandia, Filippine e Corea (stime HSUS).

 

Eil 19 giugno 2007 il ParlamentoEuropeo approva, in prima lettura, il divieto all’importazione e alcommercio di pelli di cani e gatti nei Paesi UE, affiancando cosìl’Unione Europea a USA, Australia, Nuova Zelanda e Svizzera, che avevanogià bandito il commercio di tali pelli, utilizzate come inserti nei prodotti diabbigliamento e di alcuni giocattoli: un primo importantissimo caso in cui lalegislazione comunitaria ha superato i vincoli imposti dalle regole dettate dalmercato internazionale, facendo scelte etiche nei confronti degli animali, earrivando a bandire un intero commercio.

 

Arriviamo così all’approvazione odierna del Consigliodei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea.

 

(Uso consentito citando la fonteLAV Onlus, 26 novembre 2007).

 

 

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