ANTA onlus: Comunicato Stampa - Ancora lontani dalla soluzione del problema randagismo

04/ago/2008 18.30.00 A.N.T.A. onlus Contatta l'autore

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Cogliamo l’occasione di inviarVi questo ns comunicatostampa che anticipa un servizio girato da Emilio Nessi a Campobasso con lanostra collaborazione,  il servizio andrà in onda su Rai 2 e La 7

 

 

 

COMUNICATO STAMPA

Ancora lontani dalla soluzione del problema randagismo

 

Dopoi controlli dei Nuclei Anti Sofisticazioni (N.A.S.) eseguiti nei giorni passatiin diverse parti del

territorionazionale in varie strutture di accoglienza per animali, soprattutto canili, cisi era illusi che

alcuneattenzioni verso il problema del randagismo e più in generale verso i problemadel benessere degli

animalipotesse portare a qualche beneficio.

Cisiamo disillusi immediatamente, passata l’euforia del momento ci si èaccorti che tutto è tornato come

prima,andando a scorrere i numeri delle strutture sequestrate degli interventi fattie confrontandoli con le

informazioniin possesso dell’ANTA onlus e di pochi altri. Ci si accorge così che ilfenomeno del

randagismoè ancora una fase di espansione, purtroppo per i cani e per chi li ama.

La situazione Nazionalein merito al randagismo è davvero disastrosa. Tra l’altro nessuno sa concertezza

quanticanili siano realmente presenti: noi ne stimiamo una quantità molto vicina alle2000 unità,

all’internodei quali reputiamo siano presenti almeno 700.000 cani, cioè una media di 350presenze. La

maggiorparte di queste strutture sono realizzate al sud con Puglia, Lazio e Campaniain testa. Molte di

questestrutture, però, non sono nemmeno censite, nonostante siano impegnate inlucrose convenzioni.

Il35% dei canili è in mano a privati, il 40% è amministrato dalle Associazioni,in affitto proprietà o in

comodatod’uso, mentre solo il 25% è di proprietà dei comuni ma gestite daAssociazioni locali e in

piccolaparte anche da privati.

Sedovessimo rispettare le norme, pur generiche e per questa ragione difficili dainterpretare, nessun

canilepuò ritenersi soddisfacente da tutti i punti di vista: il minimo che si puòcontestare è il

sovraffollamento,la carenza di spazi e la scarsa assistenza ai cani nelle loro essenzialiattività ludiche.

L’attivitàdel business sta diventando per molti aspetti il motore trainante dellerealizzazioni dei canili e

ciò imponeun adeguato sostegno alle nascite, quelle occasionali non bastano più, ecco chespuntano vere

eproprie catene di montaggio delle nascite forzate: tutto per evitare chel’investimento fatto sui canili

possaconcludersi in un affare poco lucrativo.

Complessivamentei cani randagi superano il milione e mezzo di esemplari, ogni anno tra nascitee

abbandonioltre 300.000 mila unità diventano nuovi randagi. La maggior parte di questianimali è

rappresentatada nuove nascite, che non arrivano nemmeno allo svezzamento: incontrapposizione ogni

annone muoiono circa 250.000 cani, la differenza che sopravvive incrementa ognianno il numero

complessivodei randagi che solo in parte viene assorbito dalle varie adozioni che leassociazioni riescono

afare. Senza una politica reale di anagrafe canina e di sterilizzazione ilnumero di animali crescerà sino

allasaturazione, condizione già superata in alcune Regioni e Comuni. Una copia dicani lasciati liberi di

procreare,infatti, in meno di 6 anni riescono a riprodursi per oltre due milioni diesemplari o anche più, se

sidovessero verificare le migliori condizioni per la riproduzione. Il“fenomeno” del randagismo,

purtroppo,è sostenuto dall’abitudine a ripetere comportamenti scorretti, molti deiquali perseguiti

appositamenteper assicurarsi un guadagno. E’ opinione comune che da quando i canihanno acquisito un

valoreeconomico e si è creata anche l’opportunità di specularci sopra, ildesiderio di fare affari spinge ad

ampliareil numero dei soggetti interessati a tenere comportamenti anche contro legge,in un crescendo

chenon finirà se non attraverso interventi radicali e continuati.

Gliinterventi di sequestro, pur frequenti, non hanno portato ad alcuna soluzione,nè sono serviti da

deterrenteper le realizzazioni di strutture non idonee ad ospitare gli animali. Sino aquando si

sequestrerannoi canili e si lasceranno in mano ai sequestrati nulla potrà cambiare visto chepoi la

proceduraè quella dell’archiviazione, bisogna superare questo metodo che non portaad alcun risultato se

nonquello di far proliferare i furbi e affamatori di cani, vanno obbligati isindaci ad assumersi tutte le

responsabilitàche compete loro. La verità è che finché sarà sostenuto il business tra privatie/o si

permetteràai comuni di spendere più per rinchiudere i cani dentro i canili piuttosto chesulle

sterilizzazioni,per il randagismo non c’è ancora nessuna possibilità di trovare unasoluzione.

Laprevenzione e la sensibilizzazione sono sicuramente gli aspetti più importantiper combattere questo

fenomenoche deriva dalla cattiva educazione di una popolazione che, per quanto minima,determina

questomalessere così diffuso.

Ilmaltrattamento sugli animali è un fatto che coinvolge tutti, istituzionipubbliche e cittadini: alle

istituzionicompete di aiutare i cittadini a crescere moralmente, mentre ai cittadinispetta il compito di

comportarsicorrettamente, secondo i dettami della più elementare educazione civica, tral’altro,

purtroppo,le istituzioni favoriscono le condizioni di disagio tollerando le illegalità enon eseguendo i

dovuticontrolli.

Chiedersiperché è quantomeno doveroso. L’ANTA non intende insegnare nulla anessuno, ma

l’esperienzafatta ci induce a pensare che il basso numero di interventi el’inefficacia delle sanzioni,

compresoil sequestro, che più delle volte è servito solo a far emergere il problema enon a risolverlo,

sonoalla base dei risultati negativi di questi anni.

 

 

 

 

 

A.N.T.A. onlus

Ufficio Stampa

Dr.ssa Annalisa Di Mauro

ufficiostampa@antaonlus.org

Sede Nazionale: Via dei Glicini, 15- 09013 Carbonia (Cagliari)

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