Aragona, toccata e fuga nella Sicilia delle barbarie

Ninfa così, nella sua disperata corsa per la sopravvivenza dei cani, senza un aiuto pubblico, si è vista denunciata per maltrattamento (e per il maltrattamento a lei, chi denunceranno mai!?)

16/nov/2008 20.04.01 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Aragona è in provincia di Agrigento. Il suo nome è suggestivo, ma la realtà evoca dolore e orrore nella peggior Sicilia che i siciliani onesti non meritano. Aragona è la storia di Ninfa Gueli, un’anziana anima indigente, semianalfabeta, malata di tumore. Ha avuto solo la disgrazia di nascere lì, e di sobbarcarsi, tra il riso, lo scherno e la beffa delle sanzioni, da più di 10 anni, il mantenimento e le cure di quasi un centinaio di cani aragonesi randagi, che sono i cani del sindaco. Gli animali glieli buttano dentro i cassonetti, li abbandonano nei suoi terreni. E lei, li raccoglie tutti, uno ad uno, con amore disprezzato e punito. Ad Aragona la civiltà non ha ancora cittadinanza. Ad Aragona la legge non esiste. Le norme sul randagismo non esistono. C’è un altro tribunale, per giudicare i vivi: farli morire di dolore e di fatiche.
Quando Ninfa bussa alla porta del sindaco, la risposta è che non ci sono soldi. Intanto i cani vengono ignorati, uccisi, seviziati, abban! donati, investiti, avvelenati. Orpelli inutili e di disturbo, inanimate presenze da eliminare. Dalla disperazione lei ha cercato di darsi fuoco, ma neanche l’estremo gesto ha smosso le coscienze.
Alla fine Ninfa è passata per pazza ma non per il fuoco: per aver detto mille volte no a chi le suggeriva di risolvere il problema, con il veleno. Laggiù si fa così. Metodo rapido e veloce. Istituzionale.
Racconta Ninfa agli amici stretti che alla domanda al sindaco: “Che ne facciamo dei cani?”, la risposta è stata: “Quali cani?”. Appunto: quale Ninfa? Ninfa non esiste.
Non che del canile qualcuno non abbia provato in passato ad occuparsi. Associazioni anche estere hanno tentato di sfilare dall’inedia comunale il destino dei cani. Ma l’unica cosa che è stato capace di fare il Comune, oltre all’aver fornito misere e rare quantità di cibo, è stato l’aver inviato in canile (che è sul terreno di proprietà di Ninfa), Polizia e Asl e metterle sotto sequestro i cani. Che fatic! a, fare i verbali.
Così, Ninfa ha imparato la lezione, ha imparat o a lamentarsi, a occuparsi dei randagi al posto del sindaco che non se ne occupa, ha imparato a vedersi bloccate tutte le adozioni. Brutta vecchia pazza di una Ninfa, ma dove vivi?
Però... le hanno lasciato la custodia giudiziaria, eppure hanno verbalizzato la sua condizione di impossibilità fisica ed economica a proseguire. Tanto Ninfa sa poco leggere e poco scrivere, che importa se non sa che ha diritto all’assistenza legale?
Ninfa così, nella sua disperata corsa per la sopravvivenza dei cani, senza un aiuto pubblico, si è vista denunciata per maltrattamento (e per il maltrattamento a lei, chi denunceranno mai!?), e non contenti le hanno comminato dall’Asl una multa di quasi 15 mila euro per mancata iscrizione all’anagrafe canina comunale dei cani.
Per legge spetta al Comune, al sindaco. Per l’Asl tocca ad una ultrasessantacinquenne con pensione sociale.
Qualche veterinario ha fatto qualche microcippatura, ma di sterilizzazioni, neanche l’ombra.
! «Alcuni cani hanno smesso per sempre di soffrire e sono stati lasciati nel terreno a marcire, tanto che la poverina, per non farli sbranare dagli altri cani e dai topi, non avendo neanche una automobile per spostare le carcasse, è stata costretta momentaneamente a seppellirli, attendendo la rimozione (mai avvenuta) delle carcasse da parte di chi di dovere«, ci racconta un amico, mentre si parla di fantomatici spostamenti in altri canili. Quali? Quando?
In una rete di passaparola tra Associazioni animaliste, era stato fatto anche il miracolo: una pensione milanese, ad un costo irrisorio, avrebbe accolto i cani di Ninfa. Il Comune si sarebbe tolto un pensiero per due lire, ma fu difficile capire cosa ne pensasse il sindaco, schiacciato dai pesanti impegni istituzionali, sempre riunito o appena uscito dalla porta.
Alla Lida di Caltanissetta, che lo aveva interpellato, nessuna replica. Ad Aragona d’altra parte i cani evaporano con l’acido nei pensieri di molti, nell’im! maginario collettivo ai cani di Ninfa ci pensano «le tasche di animali sti nordici… scemi». Ed è un autorevole pensiero.
I cani intanto restano lì, nella povertà generosa di Ninfa, già adottati sono condannati a restare a marcire ad Aragona. La giustizia rende giustizia solo con la morte, ad Aragona. Nessuno ha voglia di traslare la custodia giudiziaria degli adottati da Ninfa ai nuovi padroni. E per ogni futura adozione a venire, bisognerà attendere gli esami veterinari. Possono uscire solo i sani (quelli che riescono a sopravvivere non si sa come), mentre i malati non hanno diritto ad essere adottati e curati. Morire, devono.
Oppure ci deve pensare la vecchia Ninfa. Lontano dagli occhi dell’Asl, del sindaco e dei siciliani. Ma non è neanche la legge della giungla, lì vince il più forte. Ad Aragona solo il più prepotente.

s.piazzo@lapadania.net










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