Dall'Est uno zoo di clandestini

05/dic/2008 12.35.13 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Traffico di cuccioli, il business milionario della camorra.
Roma Nord, casello autostradale di Fiano Romano. Il poliziotto alza la paletta. Il furgoncino accosta. Un controllo di routine della Polstrada. L’autista, un ungherese, è imbarazzato. «Apra dietro...». Scena surreale, accaduta appena qualche giorno fa. Un ruggito. La portiera si spalanca e dentro il furgone si materializzano due leonesse malridotte, rinchiuse in due gabbie dalle quale avrebbero potuto fuggire. Due «clandestini». L’autista abbozza una giustificazione: «Le sto portando a un circo..». Forse è vero. Ma quelle due leonesse africane non sono in regola. Sembra davvero un traffico di «clandestini» stipati su un mezzo senza un finestrino. E come i disperati extracomunitari senza documenti, le due giovani leonesse, sono finite in un Centro d’accoglienza, il «Centro Traffic» del Wwf di Semproniano, Grosseto, affidate in custodia dal personale del Corpo forestale.

All’autista sono stati contestati ! i reati di maltrattamento e infrazione della normativa Cites (Convenzione di Washington) che regola il commercio di specie animali e vegetali minacciati di estinzione. «Leonesse? Noi dobbiamo vigilare sul commercio regolare di 35.000 specie di animali - spiega Marco Fiori, responsabile del servizio Cites della Forestale - e spesso siamo costretti a sequestrare animali maltrattati e non in regola con le normative». Le statistiche forniscono un quadro sorprendente: dal 2005 sequestrati 6.356 animali e 437 strutture - da canili abusivi a esercizi commerciali -, valore 10,5 milioni di euro. Sequestrati, solo facendo riferimento alla Convenzione di Washington sulle specie in via d’estinzione: 2 leoni, 2 cammelli, 1 dromedario, 4 coccodrilli, 11 tigri, 350 pappagalli, 3 struzzi. E poi, passando alle specie animali non a rischio estinzione, 4.057 cani, 853 gatti, 15 cavalli.

Solo un mese fa, sono stati sequestrati decine di cuccioli di cani di razze pregiate - beagle, hus! ky, west terrier, pastori bernesi - in tre allevamenti, a Brescia e a Padova. I cuccioli erano stati importati dall’Ungheria con passaporti falsificati. Maria Rosaria Esposito è la responsabile del Nirda, il Nucleo investigativo della Forestale che si occupa dei reati contro gli animali: «L’anno scorso siamo andati a Pecs, in Ungheria, uno dei maggiori mercati di cani. Come turisti abbiamo chiesto il prezzo di un cucciolo: variava da 50 a 120 euro. Quei cuccioli in Italia li vendono a 800 in media, ma si arriva anche a 2.500». Avere il quadro reale del commercio di animali dall’Est non è facile. Gli ultimi dati ufficiali, prima che con Schengen chiudessero gli uffici doganali, solo alla frontiera di Gorizia in sei mesi, sono stati censiti 500 mila animali. «Oggi? Milioni - dice Esposito - soprattutto cuccioli di quaranta giorni. Molti muoiono durante il viaggio o all’arrivo, nei negozi dove vengono parcheggiati in attesa di un padrone. La mortalità di questi cuccioli è altissima».

Fosse solo un problema di maltrattamenti e malnutrizio! ne, la questione rimarrebbe confinata nell’ambito di una battaglia puramente «animalista» e del rispetto della legge. Ma non è così, o meglio è anche questo. Il problema è anche quello del giro d’affari. La responsabile del Nirda della Forestale: «Il business è di svariati milioni di euro all’anno. Non è un mercato frammentato. Ci sono quattro, cinque grossi imprenditori monopolisti. Non mi meraviglia se dietro questo commercio operino organizzazioni criminali come la camorra». Chi invece è certo che si tratti di camorra è Marco Fiori, responsabile del Cites, della Forestale: «C’è la camorra dietro ai mercati napoletani dove si vendono tartarughe importate dalla Tunisia e dall’Albania. E’ un giro di milioni di euro. Una tartaruga viene pagata 5 euro e venduta a 300. La dimensione del fenomeno? Spesso facciamo sequestri anche di 2.500 tartarughe a volta».






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