Torino - Rissa e spari per lo sgarbo di un cane

Torino - Rissa e spari per lo sgarbo di un cane Una bimba ha paura, i padroni picchiano il padre.

09/dic/2008 11.12.20 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Una bimba ha paura, i padroni picchiano il padre. Arriva il nonno con la pistola: un morto a Torino.
Il cane, un grosso dogo argentino bianco, alla fine è quello che si è comportato meglio. Era al guinzaglio, forse tenuto un po’ lungo. Giocando ha urtato una bambina di due anni. Non l’ha attaccata, ma l’ha fatta cadere. Questione di un attimo. Quindi è uscito di scena. Mentre uomini e ragazzi che sabato notte si sono ritrovati in piazza Montanari, nel cuore di Santa Rita a Torino, hanno dato il peggio di sé.

Erano le 23,35. Battaglia a colpi di insulti, mazze, catene, pistole. Dieci minuti di guerriglia urbana davanti ai palazzi illuminati. «Futili motivi», dicono i carabinieri. Per niente. Omicidio ai giardinetti. Il padre della bambina si chiama Mario Catelli, 32 anni, di mestiere capo cantiere, ha iniziato a litigare con il proprietario del cane: «Chiedi scusa». Ma Carlo La Tona, 40 anni, non era dell’idea: «Chiedo scusa alla bambina, non a te». Ha affidato i! l cane al figlio di sedici anni, ha reagito. Non solo in prima persona. Non solo a caldo.

Ha chiamato rinforzi con il telefonino. I residenti hanno visto arrivare un gruppo di ragazzi armati con spranghe e bastoni. Due gruppi contrapposti. Da una parte gli amici di Mario Catelli, dall’altra quelli di Carlo La Tona: sprangate in testa fra le panchine della piazza. In quel momento la madre di Catelli, anche lei giù in strada - abita proprio lì davanti - ha telefonato al marito: «Torna subito, qui sta scoppiando il finimondo». Antonio Catelli, 60 anni, è un ex carabiniere. Da trent’ anni è l’autista personale di Sergio Pininfarina. Per tutti «persona pacata, professionista impeccabile». Ha lavorato anche sabato sera. Aveva appena timbrato l’uscita del turno notturno. È arrivato in piazza Montanari alle 23,40.

Questa la scena descritta al pm Fabio Scevola: «Stavano prendendo a calci mio figlio. Continuavano a colpirlo anche se lui era inerme, riverso contro un! palo della luce. Ho visto arrivare un’auto dall’altra parte della pia zza. È sceso un uomo, ha impugnato una pistola. Allora ho sparato. Ho dovuto farlo per salvargli la vita». Due colpi di una Magnum 357 regolarmente denunciata.

Così è morto Luca Ragusa, 39 anni, piccoli e datati precedenti penali, padre di un bambino di tre anni. Da un mese gestiva un bar. Mentre crollava, dalle sue mani è caduta una pistola semiautomatica con matricola abrasa. Ancora Antonio Catelli: «Ho visto La Tona avvicinarsi alla pistola, ha cercato di raccoglierla. Allora ho sparato anche a lui». Un colpo solo, all’addome. Non ha leso organi vitali. La Tona è ricoverato nel reparto di chirurgia delle Molinette: «Il mio cane non ha fatto male a nessuno», dice tormentato dal dolore.

Quanti colpi sono stati esplosi esattamente? In che sequenza? Questo è il primo punto che dovrà chiarire l’indagine dei carabinieri agli ordini del colonnello Antonio De Vita. Sabato notte sono arrivati subito. Catelli aveva ancora la pistola in pugno: «Non sparate, sono un! ex collega», ha detto inginocchiandosi. Ora è in carcere, accusato di omicidio e tentato omicidio. L’avvocato Cesare Zaccone: «Stiamo parlando di una persona perbene, di un uomo che ha sempre goduto della massima fiducia della famiglia Pininfarina. Catelli ha sparato per legittima difesa».

Su questo si giocherà la battaglia legale. Ieri il dogo argentino è rimasto tutto il giorno chiuso in casa, a cento passi dai giardini dell’omicidio: «Magari fosse un cane aggressivo - dice sull’orlo delle lacrime il figlio sedicenne di La Tona - nel parapiglia ho cercato di fargli difendere mio padre. Ma per lo spavento mi ha morsicato un braccio».






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