La Padania - Tragedia di Rizziconi Calabria, San Marco in Lamis Puglia, Galeata Emilia Romagna

14/dic/2008 13.13.27 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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«Dal ministero indagine su 800 cani morti nel fango»
Prima cosa: «Chiedo subito un piano di revisione per la sicurezza dei canili, una mappatura delle strutture per porre rimedio laddove sono state costruite in riva ai fiumi e d evitare che altre possano sorgere lungo i corsi d’acqua». Seconda: «Ringrazio Guido Bertolaso e i veterinari della Protezione Civile con i quali abbiamo seguito gli interventi per evitare il peggio nei canili romani in questi giorni di piena. Ma resta il fatto che il grave episodio in provincia di Reggio Calabria, con il decesso per annegamento di una miriade di piccoli indifesi, ci impone di intervenire per il futuro, anzi, già ora per il presente, con un’indagine del ministero e dei Nas». Il sottosegretario Francesca Martini interviene a caldo mentre la pioggia ha mietuto vittime anche nei canili. Il fatto di cronaca più eclatante è purtroppo quello che si è registrato al canile di Rizziconi. Ecco le parole con le quali la volontaria Federica C! arratelli, amica de la Padania, ci ha inviato appena è stato possibile entrare nella struttura: «Mi sono recata al canile Dolly Dog..la scena che si è presentata ai miei occhi era orribile! Sul posto vi erano alcuni veterinari dell’ASL di zona tra cui il dottor Marra e il dottor Monea, il signor Fava gestore del canile rifugio Happy Dog, l’amministratore del canile “Dolly dog” signor Pentimalli Carmine e l’in - gegnere che gestisce il canile. Tutti erano lì per dare un aiuto a quei poveri sventurati... o ai pochi sopravvissuti. Il fango e l’acqua hanno spazzato via il canile. Il fango era ovunque e dalle foto si può capire l’orrore vissuto da quei poveri cani! Le morti erano ingenti... cani seppelliti dal fango... alcuni rimasti attaccati alle reti e lì morti soffocati mentre l’acqua e la melma li opprimevano! Alcuni addirittura sugli alberi di arance, alberi che avevano lo scopo di dare ombra e refrigerio durante l’estate! Non posso dimenticare un cane, zoppo, che miracolo! samente si è salvato così come si è salvato Totò (così l’ha chiamato i l gestore del canile) cane tripode... ma tanti altri no... tanti altri sono morti o scappati, per un totale di 800! Perché una tragedia del genere in un questo posto? I cani sopravvissuti al momento vengono trasferiti nei canili vicini, ma da quando è successa la tragedia a questa mattina alle 11 nessuno della protezione civile locale o altri sono intervenuti! Hanno mandato fax a chiunque... prefetto... regione... ma hanno bisogno della protezione civile perché sono in stato di emergenza!». Ora dal ministero un’indagine per capire le ragioni di questo dramma.

S. Marco Lamis - Fame e struscio di Don Matteo
Don Matteo è lì da due anni. Con due zampe davanti che per la legge della fisica lo proiettano come due leve sul cammino. E con due zampe dietro, che per la legge di chi lo ha investito e mai soccorso si proiettano sotto il corpo, orpelli utili per un degno baricentro da randagio. Don Matteo è vivo per miracolo, miracolato dalle mani che lo avevano persino spin! to, in quelle condizioni, dentro un canale in secca. Avrebbe fatto la fine del topo nel pozzo. Per misericordia chi l’ha salvato gli ha dato il nome del santo al quale è dedicato il Santuario cappuccino. Siamo a due passi da S. Giovanni Rotondo, eppure da queste parti lo spirito francescano aleggia con fatica, alcune anime sono di piombo. Volano molto basse. E i cani non li accarezzano, spesso li bastonano, anche sulla pubblica piazza. Don Matteo è la cartolina di San Marco in Lamis, un comune d el l’entroterra garganico. Il suo sindaco, l’av - vocato Michelangelo Lombardi, per risolvere il problema del randagismo, «e delle aggressioni alle persone», come si giustifica a viva voce, ha vietato la somministrazione di cibo ai cani vaganti. Anche a Don Matteo. Così, in più, non intralciano la strada, magari non ostacolano i pellegrini, e non sudiciano la strada con gli avanzi. Un’ordinanza sullo stile di quella del suo collega Di Fabio, a Campobasso, sospesa dal Tar. Un’altra e! ccezione alla legge 281 del ’91 per la quale il sindaco è il responsab ile del destino, della cura, del benessere degli animali. «Ma anche della sicurezza dei cittadini», ribatte il sindaco. Lei difende l’o rdinanza, nonostante tutto? I cani vanno catturati, non affamati. «Infatti non abbiamo multato nessuno -ribatte -. L’ordinanza era necessaria perché i cani stazionando nello stesso luogo dove vengono cibati, diventano territoriali e aggressivi con gli estranei». Perché allora non li catturate e portate in canile? «I canili in zona non hanno disponibilità. Speriamo nell’ap ertura di quello di S. Giovani Rotondo». Mi parli del piano sulle sterilizzazioni. Le fate? «Le realizziamo nell’uf - ficio ecologia». Microchip ai cani? «Pur e». Sta di fatto che S. Marco è un pezzo di quella Puglia sotto la lente d’in - grandimento per l’inca - pacità di controllare e annullare il fenomeno del randagismo. La pensa così Antonietta Torelli, una volontaria che del braccio di ferro col Comune ne ha fatto una missione. Denuncia di essere stata estromessa dal r! apporto di collaborazione con l’Asl. Denuncia l’inesistenza di un vero piano di sterilizzazioni. Denuncia che i volontari continuano a far tutto. L’Asl sta a guardare. Don Matteo, il bipede, è l’emblema del fallimento. Antonietta Torelli lo accudisce assieme ad altri branchi dimenticati dal mondo civile. Ma quel maremmano è accudito con pietà anche cristiana da un coraggioso cappuccino, padre Francesco. Racconta con timore e rispetto gerarchico verso le sue autorità, il suo “peccato” francescano: dà cibo ai derelitti che anche Francesco il santo accudiva. D’altra parte, se un santo avvicinava i lupi, potrebbe un cappuccino temere dei randagi affamati più che la reazione degli uomini? Il mite e molto sensibile francescano invita al rispetto di tutte le creature, e nel silenzio del cuore giudica assurde le leggi umane che negano i diritti degli animali. «Troppi cattivi esempi», si limita a commentare il frate buono. Che invita a soluzioni di «conforto». Che prega anche affinc! hé il sindaco si prenda a cuore la situazione. Padre, le stiamo facend o fare uno strappo alla regola? «Posso solo invitare proprio i cristiani, i religiosi, tutti, a dare il buon esempio. È un invito a riscoprire la bellezza dello spirito francescano ». Inattaccabile. Un invito ad amare e a dare voce ai senza voce non può essere motivo di richiamo. «Lei, sa, fa una bella cosa a scrivere di queste cose. Ci vuole più umanità verso gli ultimi. L’ha visto il filmato di quel cane, in Cile, che cerca di portare in salvo il suo compagno investito? Come si fa a rimanere insensibili quando si vede un cane che trascina un altro cane per tutte e tre le corsie dell’auto - strada incurante del rischio? Lui si è fermato per dare soccorso, mentre gli esseri cosiddetti ragionevoli, raziocinanti, perché non sono “be - stie”, non si sono fermati ». Padre Francesco è una voce che rompe l’in - differenza delle soluzioni spicce. Sulla stampa locale suoi sono gli scritti sulla rivista locale Spe - rone Nuovo a commento di poesie dedicate agli animali. «È un elogio ! alle anime francescane che si prendono cura degli animali abbandonati», spiega. Un ulteriore suo intervento uscirà sul giornale dei frati minori di S. Michele Arcangelo, Azio - ne francescana. S. Marco in Lamis, è lo specchio di un disastro: in Puglia ci sono 120 canili con una media di 330 cani a testa. I cani randagi sono più 70mila, che prolificano decine di migliaia di cuccioli l’an - no. In Puglia, ogni anno, vengono spesi 50 milioni per mantenere l’incapa - cità dei sindaci di combattere l’abbandono. Di recente il Cicto, il comitato internazionale svizzero contro il fenomeno dei maltrattamenti, ha effettuato il suo tour in Puglia, in cerca di adozioni, mentre parallelamente l’org anizzazione dei veterinari in azione provvede a sopperire alle inadempienze delle sterilizzazioni da parte delle Asl. Secondo Raffaela Vergine, dell’associazio - ne Zampa libera, di Lecce, in un parto di 10 cuccioli, il 50% sono femmine. Dopo sei mesi, da una sola femmina, nel giro di due ann! i, si arriva a 2.380 cani. Il fenomeno non si stronca con le ordinanze , con i canili lager convenzionati, ma con misericordia e legge. Né con le minacce giunte dopo le ultime denunce di stampa e tv ai volontari. «Mi piacciono tutti gli animali tranne quelli che strisciano a terra», conclude frate Francesco. «Così come gli uomini che strisciano», precisa. Una benedizione non guasta.

Cani “sepolti vivi” sul colle a Galeata. La Lega insorge
Cani, canili, randagismo E denaro pubblico. Qualcosa non torna a Galeata, in provincia di Forlì. Chiamarlo canile a 4 stelle è dura: ripari contro il freddo? Contro la pioggia? Contro la neve? Macchè. Sono cani. Possono creapare al freddo. In quella collina arroccata sull’ap - pennino pare ci siano solo nove box-cucce. Quaranta cani devono farsele bastare. Così come devono farsi bastare l’ac - qua corrente che non c’è, l’illuminazione poco certa.... Eppure siamo in un canile pubblico, nel territorio di chi si professa animalista, ambientalista. Una situazione che invoca compassione, giustizia, pri! ma che a fine inverno si debba fare la conta dei sopravvissuti, delle fatture delle carcasse spedite all’inceneritore. Ripagate con denaro pubblico. Tanto, sono cani, e per di più lontani dalla civiltà, in un luogo impensabile da raggiungere, antidoto alla propensione all’ado - zione. In questo “af fare” chi vuoi che ci pensi o venga a metterci dentro il naso? Tutto a posto, per i veterinari dell’Ausl locale? Tutto in regola per il sindaco? Tutto in regola per le associazioni di volontariato che gravitano su quel colle o che conoscono i fatti? Un silenzio troppo impenetrabile e colpevole stupisce e ferisce. Fino a ieri. Poi, la segnalazione di un militante leghista della prima ora, Sergio Cavalli, animalista convinto. Oggi, il gran botto in Regione Emilia Romagna. Ci ha pensato il consigliere regionale Mauro Manfredini a rompere l’indifferenza politica interrogando non solo la Regione ma informando la stessa procura di Forlì. «Gli animali sono costretti a vivere in pessime ! condizioni - denuncia l’esponente della Lega Nord - per di più la disl ocazione del canile determina un eccessivo isolamento degli animali, e potrebbe ripercuotersi negativamente sul loro comportamento, rendendoli meno socievoli. Di più: si trova in cima ad una collina, in una zona isolata. Per arrivarci è necessario percorrere una strada particolarmente accidentata, che rende indispensabile l’utilizzo del fuoristrada». Adozioni, quindi, impossibili. Gaelata è una tomba per chi vi entra. «Dal momento che ci troviamo di fronte a un’evidente violazione dei diritti degli animali, fissati dalla Dichiarazione universale sancita nel 1978, ho presentato un’interrogazione alla giunta per sapere per quali motivi questi 40 cani sono stati trasferiti dal canile comprensoriale di Forlì al canile pubblico di Galeata, quanti soldi pubblici sono stati spesi per una struttura nella quale i cani vivono in condizioni estremamente disagevoli». Per quale ragione è stato costruito un “canile” «in questa orribile struttura; per quale motivo con tutto il territorio a! disposizione è stato scelto proprio questo terreno fuori da ogni rotta, in cima ad un greppo, dove non può arrivarvi alcuno?». Dal territorio viene lanciato un ulteriore appello a Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestale, alle Guardie Zoofile ed Ecologiche affinché si indaghi su Galeata e sui suoi “galeotti”, i 40 cani reclusi in barba alla legge che vieta il maltrattamento. Gli invisibili di Galeata ora non sono più soli, “sepolti” vivi dall’indifferenza.

Stefania Piazzo





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