Mi chiamo Edgar. Sono muto. Parlo ai cani.

18/dic/2008 12.53.21 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Per chi non ha mai avuto un cane, o un animale in genere, non è facile capire. Gli animali hanno un’anima, un cuore, un’intelligenza. La cosa, per la cronaca, è talmente fuori da ogni dubbio che anche solo a discuterne e dubitarne si passa per cretini, molto in fretta. Sottovalutarli, sottovalutare le loro capacità di comprendere, sentire, soffrire, è uno degli errori più grossi che si possano commettere.

Per chi non ha mai scritto un libro, come un certo 48-enne sviluppatore di software dal nome quasi impronunciabile, è altrettanto difficile. Difficile debuttare con un romanzo che ha per protagonisti un ragazzino e tre cani, e non cadere nel melassico. E neppure per me è facile. Se è vero che cerco sempre, da sempre, di parlare il meno possibile della storia in sé del libro o del film che recensisco, è altrettanto vero che non è facile trasmettere ciò che si prova leggendo La Storia di Edgar Sawtelle. Perché è un libro magico, commovente, intenso, e mai mieloso, la! crimevole o stucchevole. Alla fine delle 705 pagine, che si leggono d’un fiato e finite le quali vorresti essere solo ancora a metà del libro, è un romanzo che ti resta dentro e sai che ti ci resterà per anni, come La Collina dei Conigli o Vita di Pi o Persuasione.

Edgar vive con la famiglia nel Wisconsin rurale. E’ muto, ma parla ai cani. I quali non hanno bisogno di parole, perché gli animali, appunto, sono assai superiori a noi in fatto di comunicazione. A noi che fingiamo di non capirci, spesso, anche quando parliamo per iscritto, o occhi negli occhi. Ed Edgar, in casa Sawtelle, è la persona di fatto più intelliggibile della sua complicata famiglia.

Salutato con grandi acclamazioni dal Los Angeles Times e dal New York Times, come pure dalla prestigiosa Publishers Weekly, che si sono spinti a parlare di “un ritorno del grande romanzo classico americano”, il debuttante David Wroblewski ha corso diversi rischi nel mettere insieme elementi come “handicappe! d and pets”, e spingendosi sulla lunga distanza di oltre 700 pagine. E tuttavia l’ha fatto con gusto, con misura, con una scrittura colta e scorrevole. E la storia di questo ragazzino muto, dei suoi cani, dell’incredibile viaggio che intraprenderà per scoprire la verità sulla sua famiglia, è sul serio uno dei libri migliori degli ultimi anni.

Datemi retta, disdite gli impegni per le vacanze di Natale e fuggite da qualche parte, lontano dalla pazza folla, con questo capolavoro. Non più tardi dell’Epifania, mi ringrazierete.





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