Reggio Calabria - DollyDog: ulteriori considerazioni

Premetto che Federica non è di qui, è abituata a un\'altra realtà in cui non si trova a dover affrontare sempre tutto e tutti sola con le sue uniche risorse (fisiche ed economiche), eppure non si tira MAI indietro neanche quando si tratta di recarsi in posti che nessuno sognerebbe neanche nei suoi peggiori incubi.

19/dic/2008 16.09.11 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Esponiamo delle considerazione fatte da una volontaria calabrese.

\"In merito alla tragedia avvenuta in provincia di Reggio Calabria, essendo appunto di Reggio Calabria, mi sento di fare una piccola precisazione.
Prima di tutto su Federica Carratelli, unica e sola volontaria ad essersi scomodata per prestare aiuto e verificare una situazione di cui noi che viviamo qui abbiamo appreso tramite il passaparola di altri volontari di fuori dato che le nostre reti locali sono più interessate alla salvezza della Reggina che a informarci su quanto avviene a due passi dalle nostre case. Premetto che Federica non è di qui, è abituata a un\`altra realtà in cui non si trova a dover affrontare sempre tutto e tutti sola con le sue uniche risorse (fisiche ed economiche), eppure non si tira MAI indietro neanche quando si tratta di recarsi in posti che nessuno sognerebbe neanche nei suoi peggiori incubi.
Al di là della sua assoluta e certa buonafede, ha avuto l\`impressione ! che ha avuto di quel che è rimasto Dolly Dog, di quello che lei (la sola che si sia scomodata) ha potuto constatare in quel momento.. nello stato d\`animo di chi vede i suoi figli dilaniati in modo atroce, perchè TUTTI gli animali (senza distinzione di sorta) sono fratelli e figli suoi.
Mi rivolgo a tutti quei volontari che sono stati pronti a puntare il dito e precisare immediatamente la situazione del Dolly Dog (pubblicamente e in veste privata) DOPO il commento di Federica: ma dove siete stati fino ad ora e quando lei stava in mezzo al fango???
Io mi sono sentita più piccola di una formica quando ho saputo di questa esecuzione.. e ancor di più perchè non c\`ero.. non ero qui quando è successo e non ero lì con Federica che ha e avrà sempre tutto il mio appoggio e la mia stima.
Come pretendiamo che le cose cambino in Calabria quando siamo noi stessi calabresi a non alzare un dito per renderle migliori?
Perchè devono sempre intervenire da fuori???
Possi! bile che i volontari in Calabria ci siano solo per far partire appelli o fare precisazioni\\smentite?

Vorrei inoltre far notare che i cani superstiti saranno trasferiti nelle strutture limitrofe (tra cui il nostro rifugio privato di Campo Calabro) nonostante sia stato inaugurato da tempo un canile comunale a Mortara di Pellaro che non solo non è stato dato in gestione a NESSUNO, ma rimane chiuso e inutilizzato dal giorno dell\`inaugurazione.

Raffaella Gambino\"


Di seguito il comunicato stampa della LNDC (Lega Nazionale del Cane) sezione Reggio Calabria:
\"COMUNICATO STAMPA DELLA LNDC sezione di Reggio Calabria 17/12/08

Come abbiamo appreso pochi giorni fa, la notte del 12 dicembre, il canile rifugio conosciuto con il nome “Dolly Dog”, viene distrutto in poche ore a causa dell’improvviso ma non improbabile straripamento del fiume Petrace nella provincia di Reggio C. a pochi chilometri da Palmi. Nel “disastro naturale” muoiono annegati e inghiottiti dalla fanghiglia circa 800 cani ospiti “forzati” (! diciamo noi), della suddetta struttura. I particolari sulla vicenda ormai li conosciamo un po’ tutti, chiunque si è recato al rifugio si è trovato di fronte a scene apocalittiche, che richiamano alla memoria il celebre passo biblico dell’“Arca di Noè” ma con un risvolto diverso , perché a salvare quelle vite stavolta non c’era proprio nessuno. A farne le spese ancora una volta, sono i nostri piccoli amici a quattro zampe che, indifesi e imprigionati nelle loro celle, non hanno avuto la possibilità di trovare scampo, di lasciarsi guidare dal proprio istinto di sopravvivenza per trovare la salvezza. L’esondazione è stata più impetuosa del previsto. Sappiamo infatti che non era la prima volta che il livello del fiume si alzasse fino ad arrivare al canile, già 3 anni fa lo stesso fiume aveva portato via molti cani e causato danni alla struttura. I pochi superstiti ad oggi (circa 200 anime su 1070), sono ancora in cerca di un’idonea sistemazione. Sulla presenza di strutture ! private e pubbliche insistenti nel territorio calabrese si potrebbe di scorrere ampiamente, specie se a gestire il tutto non sono nella maggior parte dei casi Associazioni riconosciute e senza scopo di lucro, ma società o cooperative private che si mettono insieme con il solo intento di guadagnare sulla pelle dei nostri amici animali. In molti sapranno che le convenzioni con i Comuni stipulate con le suddette strutture, arrivano a pagare fino a 3,00€ a cane al giorno (soldi che paghiamo anche con le nostre tasse). Il numero dei cani all’interno dei rifugi cresce in maniera esponenziale, ma le misure per la prevenzione al Randagismo e la riduzione del numero di cani “senza tetto”non sono state mai attuate nella nostra Provincia. La sterilizzazione , nonché il controllo sulle nascite sia per i cani di strada che per gli ospiti dei canili, non sono pratiche conosciute ed accettate dalla maggior parte dei Comuni calabresi. Inutile parlare poi della promozione di adozioni presso i canili, perché anche in questo caso andremmo ad imbatterci in una p! ratica che non è contemplata dalla gran parte della gente che preferisce invece rivolgersi ai negozianti di animali alla ricerca del cane più alla moda. Sembra quasi inutile parlare adesso di possibili soluzioni e ingenti cambiamenti, episodi come quello del canile Dolly Dog restano e resteranno come l’ennesima riprova di una cultura animalista ancora da “svezzare” e da portare agli occhi di chi ha la possibilità di migliorare le cose. Al di là di ogni stigmatizzazione il precipuo dato oggettivo della vicenda, sta nell’ingiusta morte di 800 cani e della solita tendenza a scaricare responsabilità da una parte all’altra. La strage poteva semplicemente essere evitata e anche stavolta purtroppo non ci sarà giustizia per quelle vite senza voci, che sono state portate via nell’indifferenza e nella solitudine. E’ onesto chiedersi come mai in questi anni visto il precedente, nessuno ha pensato e spinto per la costruzione di bande di contenimento o altre misure fattive che a! vrebbero di certo evitato una simile strage? O meglio, perché costruir e un canile a pochi passi da un fiume tutt’altro che dormiente? Come mai quando si tratta di animali gli aiuti delle istituzioni arrivano sempre in ritardo o non arrivano affatto? Come è possibile che esistano ancora strutture con oltre mille animali?Le risposte a queste domande , come molte altre purtroppo, non trovano collocazione in un paese ma soprattutto in una regione che non ha MAI dimostrato interesse per creature con pelo e coda, salvo alcune eccezioni del caso, dove si è riusciti a ricavarne sordidi interessi politici ed elettorali .La Calabria lo ricordiamo è la prima regione d’Italia con il più alto numero di abbandoni , la regione dove l’anagrafe canina non ha un sistema informatizzato ed aggiornato, la regione nella quale si commettono i più numerosi reati contro gli animali, la regione dove l’ecomafia ha trovato i suoi maggiori “acquirenti”. Insomma una regione che per troppi decenni è rimasta sorda e cieca di fronte all’inciviltà e il malaffare perpetrato an! che nei confronti di poveri esseri viventi che ambiscono al semplice gesto d’amore, a quella carezza che non scorderanno mai e che sarà per loro il suggello dell’eterna riconoscenza e fedeltà nei confronti dell’uomo.\"





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