Devil, la storia del cane accusato di aver ucciso un uomo

16/gen/2009 17.33.17 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Questa storia inizia il 10 novembre scorso. Devil è un rottweiler di 11 anni di proprietà del titolare di un colorificio che abita in una villa a Sambuceto - è una frazione di San Giovanni Teatino, in provincia di Chieti. Ogni tanto, un dipendente della ditta, Gabriele Ferri, di 61 anni, lavora nella villa come giardiniere, ed il cane lo conosce.

Quella mattina Gabriele Ferri viene trovato morto. Sulla sua testa e sul suo volto ci sono delle ferite, ed il cane è accanto a lui. Lo accusano di aver ucciso l’uomo. Devil fino ad allora non aveva mai dato segni di aggressività, e dopo la tragedia si è lasciato riportare nel box da un estraneo, ma il suo destino sembra segnato.

Dopo l’ordinanza del sindaco, e una volta ottenuto il consenso dei padroni, il servizio di veterinaria dell’ASL di Chieti avrebbe già soppresso il cane se nel frattempo non fosse intervenuta la LAV.

Decine di telefonate di protesta, migliaia di firme raccolte contro l’abbattimento! del cane, ed infine la diffida a procedere all’uccisione - secondo il Regolamento di Polizia Veterinaria è possibile solo dopo un periodo di osservazione del cane fatto da un veterinario comportamentalista che ne deve stabilire la pericolosità - ed il sequestro del cane in quanto prova in un procedimento penale a carico dei proprietari, indagati per omicidio colposo.

All’inizio del 2009, la svolta: grazie anche all’interessamento di tanti - come il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini - le autorità decidono per il dissequestro di Devil, e a stretto giro di posta i proprietari rinunciano al loro cane. Il rottweiler viene adottato dall’ENPA, preso in consegna e trasferito in una struttura specializzata in Piemonte.

Questa notizia è per me l’occasione per dire alcune cose prendendo a prestito le parole di altri. Per Carla Rocchi, presidente nazionale ENPA, “nessun animale deve più essere soppresso, qualunque sia l’accusa a esso rivolta”, visto che “! è assurdo applicare agli animali i nostri criteri morali, non esistono cani cattivi”. A queste parole fanno da eco quelle dello zooantropologo Roberto Marchesini: “il cane è così sociale che può diventare uno zerbino. Se diventa pericoloso è colpa del padrone ignorante (che non sa come crescerlo) o di quello che lo aizza (a diventare tale)”. “Quando si è discusso sull’obbligo del guinzaglio e della museruola, ho avvertito: attenti, così avremo più cani che mordono. Le idee utili sono altre. Per esempio, una profilassi comportamentale: ‘asili’ di cuccioli dove loro e i padroni imparino a relazionarsi”.

E voi cosa ne pensate? Come scrive Gianluca Pezzi nel post Lo Zoo di 105 e le sevizie sugli animali: “Ognuno di noi è più o meno sensibile verso certi argomenti. Se volete, date la vostra opinione sulla vicenda nei commenti”.






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