Il canile di Osteria di Ravenna secondo Luca Montanari

21/gen/2009 09.19.08 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Sono Luca Montanari, consigliere di circoscrizione a Mezzano, volevo esprimere le mie osservazioni in merito al maltrattamento dei cani dell’allevamento di Osteria, del quale si parla tanto da qualche settimana sulle cronache locali.

Premesso che ho anch’io dei cani, e che posso capire le difficoltà nella gestione di un allevamento, sono altresì convinto che esistono delle regole di comportamento basate sul buon senso e il rispetto che devono essere garantite, così come in un rapporto tra esseri umani deve essere mantenuto un certo rigore anche nei rapporti con gli animali.

Osservando le condizioni dei cani dell’allevamento di Osteria delle foto che allego, non credo di estremizzare paragonandole a quelle dei prigionieri di un campo di concentramento.

In un’epoca in cui il valore della vita umana viene spesso strumentalizzato e ridotto a semplici fattori per aumentare gli indici d’ascolto televisivi o documentare ed impreziosire il falso moralismo ! dei tanti opinionisti di dubbia saggezza (vedasi su tutti il caso di Eluana o le foto dei civili colpiti dai bombardamenti a Gaza), sono consapevole che il mio parlare di diritti degli animali quando sempre più frequentemente vengono a mancare i diritti per l’uomo può sembrare stupido e fuori tempo.

Ma, il metodo della “selezione naturale” applicata dal sig. Guberti, l’allevatore del canile di Osteria, che consiste nel non garantire agli animali alcun tipo di sostentamento (né cibo né acqua) in modo che sopravvivano solo gli animali più forti, credo necessiti di essere condannato o quanto meno rivisto, bisogna infatti distinguere questa prigionia, e la necessità di cannibalizzarsi tra loro per sopravvivere che ha dato origine al conseguente e raccapricciante spettacolo degli oltre 200 cani ridotti a pelle e ossa infestati di parassiti, con quella che può essere una selezione naturale che, come tale, deve permettere alla natura di fare il suo corso.

Esiston! o, infatti, casi in cui questo tipo di selezione può essere tollerata, dove cioè madre-natura provvede alla sopravivenza o alla “condanna” di esseri viventi, mi riferisco per esempio alla vita nei branchi degli animali selvatici dove alcuni cuccioli, nati con qualche imperfezione o disfunzione che li rende deboli vengono allontanati dal branco perché non in grado di cacciare o aiutare il branco stesso e spesso sono destinati a morte certa, oppure agli allevamenti in cattività del lupo italiano nei parchi abruzzesi, condizioni di vita ben diverse dal restare chiusi in un box e tentare di vivere tra escrementi e infezioni.

A questo punto, dopo aver visto sequestrato il canile, aver letto delle continue accuse e denuncie tra gli animalisti e coloro che li accusano di essere alla fonte del problema, non vorrei che ci ritrovassimo davanti ad un film già visto con il finale che non vorresti, mi riferisco, al fatto che il veterinario Giorgio Guberti è già stato processato e assolto nel 2003 per accuse di maltrattamento, il suo allevamento è ! oggetto di segnalazioni e denuncie già da alcuni anni e quel processo di cinque anni fa ha creato un precedente che di fatto gli ha permesso di continuare ad applicare il suo “metodo” d’allevamento fino ad oggi, cosa fa pensare che adesso le cose andranno diversamente?

Cosa intende fare la regione, e la pubblica amministrazione nei confronti del gestore di quel allevamento o presunto tale, anche in considerazione di specifiche normative in merito alla gestione e tutela di animali, perché non ci si ritrovi fra qualche anno a denunciare nuovi casi di maltrattamenti ecc. ecc.





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