Roma - Stop alle distinzioni tra razze di cani. Guinzaglio per tutti

01/feb/2009 19.05.06 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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E\` una vera e propria rivoluzione canina, basata su una nuova filosofia, quella che scatterà a giorni con l\`ordinanza firmata da Francesca Martini, sottosegretario al Welfare. Cade la distinzione per razze. Tutti i cani, dal bassotto al pitbull, all\`alano, devono essere tenuti al guinzaglio «di lunghezza non superiore al metro e 50». Dunque non i modelli estendibili, che permettono di scorrazzare anche a 4 metri di distanza da chi li impugna. L\`obbligo vige «nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico salvo le zone individuate dai Comuni». La museruola invece andrà indossata solo nelle situazioni a rischio. I proprietari dovranno comunque portarla con sé, del tipo morbido o rigido, per utilizzarla all\`occorrenza. L\`ordinanza è pronta, titolo «Tutela dell\`incolumità pubblica dall\`aggressività dei cani».

Un lavoro durato mesi, risultato di un confronto fra le categorie, veterinari, Regioni, associazioni, tecnici. Principio fondamentale: i cani sono tutti! uguali. Non esistono i cattivi per nascita. Si legge nelle premesse: «Non è possibile stabilire a priori il rischio di maggiore aggressività solo sulla base di appartenenza a una determinata razza o ai suoi incroci». Al contrario, ad essere pericolosi sono i padroni, se incapaci di gestirli come dovrebbero, soprattutto quando decidono di mettersi al fianco quadrupedi più dotati dal punto di vista della statura e della struttura muscolare.

Spariscono le liste nere previste nella precedente disciplina emanata dall\`ex ministro alla Salute, Livia Turco, e prima ancora da Girolamo Sirchia, dove erano elencate le razze ritenute mordaci e dunque soggette a maggiori restrizioni. Non hanno funzionato come dimostra il fatto che «episodi di aggressione alle persone persistono». «Il proprietario è responsabile del benessere e del controllo dell\`animale — dice Martini, citando il primo articolo —. Risponde dal punto di vista civile e penale dei danni ai cittadini o ad altri ! animali. La responsabilità ricade anche sulle persone incaricate di te nere il cane in sua assenza». Esempio attinto da un recente episodio di cronaca. Se un giardiniere viene sbranato mentre taglia l\`erba di una villa privata non è colpa del rottweiler innervosito ma di chi non l\`ha legato. Altri divieti. No a pratiche di addestramento che esaltino l\`aggressività (ad esempio il manicotto). No a selezioni e incroci finalizzati a ottenere esemplari d\`attacco. Proibiti doping e interventi non motivati da problemi di salute (taglio di orecchio e corde vocali).

Tra le novità, un patentino dove si attesta che il proprietario ha frequentato uno dei corsi di formazione facoltativi organizzati da Comuni e Asl. Se il cane ha precedenti «aggressivi» scatta l\`obbligo dell\`assicurazione. Scritta nero su bianco la buona regola di munirsi di bustina e paletta per raccogliere le feci depositate sul marciapiede o in mezzo a un\`aiuola. Finora era una semplice indicazione dei Comuni. «Aumentano le garanzie di sicurezza per i cittadini — spiega il! sottosegretario —. L\`opinione secondo cui esistono razze a rischio non ha fondamento scientifico. Dipende da come un cane viene educato e seguito. Il labrador è considerato tra i buoni. Il mio randagio Tommaso la scorsa settimana è stato attaccato proprio da un labrador. E\` uscito fuori dalla zuffa con una lesione della cornea. Se il suo aggressore fosse stato trattenuto dal guinzaglio non sarebbe accaduto».

Margherita De Bac






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