Gioiosa Jonica - Cani avvelenati

03/feb/2009 16.37.06 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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ATTENZIONE - IMMAGINI FORTI!
E’ stato trovato questa mattina, il quarto cagnetto morto avvelenato, tra atroci sofferenze.

Possiamo considerarci, noi italiani, esseri civili?

Dobbiamo inserire la comunità di Gioiosa Jonica che si presenta così nella home page del suo sito :”….la città di Gioiosa, antico e nobile marchesato del Regno delle Due Sicilie……..” nella classifica dei posti ameni e accoglienti, da visitare?

Cosa c’è di “nobile” nella vigliaccheria del preparare esche avvelenate , con cura, con predeterminazione e guardare da lontano l’effetto che fa su povere creature vagabonde in cerca di cibo e carezze?

Chiliamacisegua lo chiede al Primo Cittadino di Gioiosa Jonica, proprietario dei cani del suo territorio che ha l’obbligo della tutela del benessere animale come descritto nella Legge 281/1991



ALLA CORTESE ATTENZIONE DI:

COMUNE DI GIOIOSA JONICA (REGGIO CALABRIA)


SINDACO MARIO MAZZA !


Basta con gli avvelenamenti, basta con la crudeltà.
Si applichi la Legge, si dia seguito alle norme prescritte dalla Ordinanza appena entrata in vigore, firmata dal Sottosegretario On Francesca Martini, in tema di Bocconi avvelenati

E che si dia un volto ad un essere tanto spregevole quanto poco degno di essere nominato uomo.

Lo si ponga all’indice, lo si condanni esemplarmente, poichè è inammissibile di una società civile e di una Regione che voglia considerarsi tale, tollerale simili criminali comportamenti sul proprio territorio.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org



Il Sottosegretario alla salute Francesca Martini ha più volte richiesto che: “ I Sindaci applichino le norme esistenti contro il randagismo”

Il Sottosegretario ha dichiarato:” Ricordo che lo scorso agosto ho emanato un’Ordinanza che contiene una serie di misure per prevenire gli abbandoni e il randagismo e tra queste vi è l! ’obbligo di applicare il microchip a tutti cani e quello di identific are e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate e che è attribuita ai Sindaci la responsabilità di tali procedure. E’ fondamentale che i Sindaci applichino le norme esistenti contro il randagismo, così come l’obbligo di chippatura per tutti i cani e le disposizioni sui canili sanitari.. Il randagismo è un fenomeno che va affrontato e combattuto seriamente, l’Italia non può continuare ad essere (soprattutto nel meridione) considerata tra le maglie nere d’Europa su questi temi. Bisogna che vi sia un salto di qualità, un cambiamento di mentalità da parte dei responsabili delle Amministrazioni Comunali”

Secondo i dati del Ministero, infatti, solo un terzo dei circa 600mila cani randagi sono ospitati nei canili e sono ancora molti i canili sanitari che non rispondono alle necessarie garanzie igienico sanitarie nonchè strutturali. Tra questi, la maggior parte sono al Sud.

E’ da! sottolineare che qualsiasi comportamento lesivo del benessere animale è sanzionato penalmente e che in base alle norme vigenti dopo il recupero di qualsiasi cane sul territorio vanno verificate le sue condizioni sanitarie, poste in atto le adeguate terapie se l’animale è malato e, ogni qual volta possibile, favorita l’adozione.



Animali - avvelenamenti… il Sindaco e’ una figura chiave del problema degli avvelenamenti degli abbandonie di tutto cio’ che accade agli animali sul territorio comunale per opera dell’uomo

Il Sindaco, ha dei precisi doveri a cui deve ottemperare: vigilanza sulla osservanza delle Leggi e delle Norme relative alla protezione degli animali, Anche se i gatti o i cani avvelenati si trovano nel giardino privato.

E specificatamente: il Sindaco, in base al dettato degli artt. 823 e 826 del Codice Civile, esercita la tutela delle specie animali presenti allo stato libero nel territorio comunale. Al Sindaco, in base a! l D.P.R. 31 marzo 1979, spetta la vigilanza sulla osservanza delle Leg gi e delle Norme relative alla protezione degli animali, nonché l’attuazione delle disposizioni previste dai Regolamenti anche mediante l’adozione di specifici provvedimenti applicativi



Esche avvelenate: Sottosegretario Martini firma Ordinanza sul divieto di utilizzo

In seguito al dilagare del fenomeno di uccisione e maltrattamento di animali mediante la disseminazione nell’ambiente di esche o bocconi avvelenati, che rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in particolare per i bambini, e per l’ambiente, il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha firmato un’Ordinanza recante norme sul “Divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati”. Il provvedimento ha lo scopo di prevenire i rischi diretti per la salute dell’uomo e degli animali nonché quelli derivanti dalla contaminazione ambientale.

In particolare il provvedimento ai fini della tutela della salute pubblica, della salvaguardia e dell’incolumit! à delle persone, degli animali e dell’ambiente, vieta di utilizzare in modo improprio, di preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocivi, compresi plastiche e metalli.

L’ordinanza vieta, altresì, la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che le ingerisce e prevede l’obbligo per il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati di dare segnalazione alle autorità competenti.

In caso di operazioni di derattizzazione e di disinfestazione è posto l’obbligo di affiggere nelle zone interessate, almeno con cinque giorni lavorativi di anticipo, avvisi idonei ad informare delle operazioni che saranno effettuate.

L’ordinanza dispone, inoltre, che il medico veterinario che sulla base di una sintomatologia conclamata emette diagnosi di sospetto avvelenamento o vien! e a conoscenza di un caso di avvelenamento di un esemplare di animale di specie animale domestica o selvatica deve darne immediata comunicazione al sindaco e al servizio veterinario della Asl territorialmente competente. In caso di decesso dell’animale il veterinario deve inviare le spoglie e ogni altro campione utile all’identificazione del veleno o della sostanza che ne ha provocato la morte all’Istituto Zooprofilattico sperimentale competente per territorio. Gli Istituti Zooprofilattici devono sottoporre ad autopsia l’animale ed effettuare entro trenta giorni analisi sui campioni pervenuti o prelevati durante l’autopsia e comunicarne gli esiti al medico veterinario che ha inviato i campioni al sevizio veterinario della Asl competente per territorio e, qualora le analisi siano positive, all’autorità giudiziaria. I sindaci ai quali siano pervenute segnalazioni di sospetti avvelenamenti devono disporre l’immediata apertura di un indagine e provvedere ad attivare le iniziative necessarie alla bonifica dell’area interessata nonché segnalare l’ar! ea interessata con un apposita cartellonistica.

Viene, inoltre, attivato presso ciascuna Prefettura un “tavolo di coordinamento” per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno.

I produttori di presidi medico-chirurgici di prodotti fito-sanitari e di sostanze pericolose appartenenti alle categorie dei topicidi, ratticidi, lumachicidi e nematocidi ad uso domestico, civile ed agricolo, hanno l’obbligo di aggiungere al prodotto una sostanza amaricante che lo renda sgradevole ai bambini e agli animali. Nel caso in cui la forma commerciale sia un’esca deve essere previsto un contenitore con accesso solo all’animale “bersaglio”.















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