Perch troviamo assurdo MANGIARE la carne di cane e non quella dagnello

17/feb/2009 11.32.36 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Proprio in questi giorni, stanno nascendo gli agnellini destinati a essere mangiati a Pasqua, o fra poco più di un mese. Alcuni, quelli che diventeranno “abbacchio”, saranno uccisi durante lo svezzamento, nella fase in cui ancora succhiano il latte materno. Non ho mai accettato questa barbarie, ma, negli ultimi tempi, ne sono nauseato e sono diventato un sostenitore ancora più convinto dei diritti degli animali. Sicuramente, su questa mia posizione, ha influito la mia infanzia. Gli animali sono stati i miei primi compagni di giochi: cavalli e vitelli non erano meno miei amici dei cani o dei gatti. Presto ho preso coscienza che i mammiferi sono evoluti, intelligenti, ti seguono, ti riconoscono, ti amano, sono nevrotici, gelosi, hanno una quantità di comportamenti quasi umani.

Crescendo, ho continuato a non concepire come la nostra società possa considerare normale mangiare un agnellino, e trovare scandaloso mangiare un cucciolo di cane. Se una persona ama davvero tut! ti gli esseri viventi, li vede come parte di un unico disegno biologico e li rispetta, non fa distinzione fra specie di serie A e di serie B. Gli animali di allevamento, poi, sono sottoposti a un trattamento crudele. Sono considerati “macchine di trasformazione” di una merce (i mangimi) in un’altra (la carne), il cui prezzo deve essere remunerativo al massimo. Anche la pratica della macellazione è violenza allo stato puro e risveglia un senso di ripugnanza. Certo, come scienziato, ho dovuto affrontare il delicatissimo tema della sperimentazione sugli animali. Per fortuna, il movimento animalista è forte nel mondo e ha molti meriti, tra cui quello di aver imposto precisi limiti e di aver promosso lo sviluppo di metodi di studio (su modelli matematici o colture cellulari) divenuti un punto fermo a livello internazionale.

Oggi, il lavoro degli scienziati operanti nei migliori centri di biomedica è sottoposto, in Italia come all’estero, al controllo dei comitati etici,! presenti in ogni istituzione, la cui raccomandazione dice che “fattor e essenziale della ricerca sull’animale è l’assenza di dolore, di angoscia e anche di semplice disagio”. Le stesse riviste scientifiche non pubblicano studi che comportino maltrattamenti di animali. Il vitello, invece, uno dei più evoluti nella scala neuropsichica, che quindi soffre molto di più delle cavie da laboratorio, non trova molti oppositori contro la fine cui viene sottoposto per garantire quelle belle fettine sulle nostre tavole.





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