comuniato ANTA onlus:" RANDAGISMO E LUTTI ANNUNCIATI"

L'ennesima tragedia che ha colpito un bambino e una ragazza sono la chiara dimostrazione di quanta inadeguatezza c'è nell'affrontare un problema da sempre conosciuto per i suoi effetti, ma non per le sue dimensioni.

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19/mar/2009 15.13.52 A.N.T.A. onlus Contatta l'autore

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NOTA STAMPA

“ RANDAGISMO E LUTTI ANNUNCIATI“

 

Se qualcuno pensa, o crede, che i fatti di Ragusa e dintorni siano fenomeni legati a situazioni locali e contingenti, si sbaglia e non poco. L’ennesima tragedia che ha colpito un  bambino e una ragazza sono la chiara dimostrazione di quanta inadeguatezza c’è nell’affrontare un problema da sempre conosciuto per i suoi effetti, ma non per le sue dimensioni. Purtroppo si continua a sbagliare, sia nell’assumere le informazioni che nell’utilizzarle, i segnali che emergono da chi dovrebbe agire fanno denotare la grande impreparazione nelle azioni che si vogliono intraprendere.

Nessuno tocchi la 281/91, mai applicata, una Legge che dava e da, ancora oggi, risposte adeguate: l’art 2, stabilisce per le ASL l’impegno/obbligo delle sterilizzazioni;  l’art 4, impone ai Comuni singoli o associati la realizzazione di canili adeguati. Entrambi articoli disattesi, con la certezza di poter confermare che troppi soggetti hanno interesse affinché questi articoli vengano  modificati o non applicati.

Si parla della pericolosità dei cani randagi e della loro aggressività, ma perché stupirsi? Forse gli umani sono meno pericolosi quando hanno fame? Forse ci si è dimenticati di quanto è accaduto nel tragico evento sui ghiacciai dove alcuni uomini hanno fatto cose simili,  istinto di sopravvivenza? Condizione che appartiene a tutti gli esseri viventi. I cani non nascono randagi, lo diventano, quando sono abbandonati in luoghi ostili e privi di ogni possibilità di sopravvivenza, spinti verso la loro potenziale pericolosità da Sindaci lungimiranti che, invece di trovare soluzioni adeguate, pensano di vietare la loro l’alimentazione da parte di cittadini sensibili e preoccupati. Portati alla fame, è logico che gli animali diventino pericolosi: non ci vuole una grande intelligenza per  capirlo.

In questo Paese la programmazione non è di casa: meglio l’emergenza, così si può agire senza troppi problemi e rimanendo tolleranti nei controlli, durante i quali tutto è giustificabile, soprattutto le spese irrazionali e inutili. L’assenza di un programma di sterilizzazioni serio (art 2, comma 1, della legge 281/91) fuori dall’imposizione di tariffe elevate e impossibili; l’assenza di strutture di accoglienza diffuse sul territorio (art 4, comma 1, L. 281/91); l’inadeguatezza dei soggetti abilitati a rispondere, con programmi e azioni concrete: ecco l’origine di questo male.

A quanti lutti dobbiamo ancora assistere prima di capire che non è facendo salotto che si risolve il problema del randagismo? Nel nostro Paese esistono le risorse necessarie, sia umane che finanziarie, per cercare di mettere la parola fine a questo problema, bisogna solo metterle insieme. La programmazione deve vedere tutti i soggetti abilitati a impegnarsi seriamente. Le associazioni animaliste sono da sempre in prima linea impegnandosi per risolvere il problema, ma mancano all’appello proprio le istituzioni.

Basta con le statistiche finalizzate a dimostrare quanto siamo bravi, basta con le riunioni per compiacersi a vicenda, basta dare finanziamenti a pioggia senza verificare i programmi di attuazione, basta con le improvvisazioni. Si deve voltare  pagina e fare le cose seriamente, con programmi finalizzati a giungere a soluzioni vere.

Oltre miliardo di euro è la spesa che ogni anno viene sostenuta, soprattutto dai comuni,  per i canili e per i cani reclusi, mentre per le sterilizzazioni le risorse sono scarse e impiegate male. Un milione e mezzo di randagi sono un problema serio, per molti invece è solo un business. Taranto, Bari, Catania, Messina, Agrigento, Napoli, Caserta, Campobasso, sono città assediate da randagi e da una miriade di canili privati.. è un caso? No!! Cani che emigrano da NORD a SUD e viceversa, perché? Si specula al NORD come al SUD e per scoprirlo basterebbe una semplice indagine. La ricca torta messa a disposizione da amministratori poco accorti, superficiali e alle volte pure conniventi, ha creato il business, come è stato ampiamente descritto nell’inchiesta del 2005, su RAI Uno mattina grazie all’ANTAonlus (inchiesta sul randagismo in Italia e sugli affari che questo fenomeno produce).

Nessuno tocchi i cani, vittime inconsapevoli, a loro volta, della stupidità dell’uomo che li ha sempre sfruttati anche per sporchi interessi personali ( lotte clandestine ). Le soluzioni del randagismo sono semplici e a portata di mano, pur nella difficoltà del tempo che occorre per risolvere il problema, non si deve inventare nulla di nuovo. La necessità di far apparire i cani randagi dei veri killer è semplicemente il modo per non assumersi le proprie responsabilità.

Se solo il 5% dei fondi spesi inutilmente o regalati ad avventurieri, fossero investiti per sterilizzazioni e prevenzione del fenomeno randagismo, in meno di tre anni si vedrebbero i primi risultati con la riduzione del numero randagi, per arrivare ai 5 anni con la riduzione del 30% dei randagi e in 10 anni la situazione sarebbe assolutamente sotto controllo, i randagi a quel punto sarebbero un patrimonio prezioso e raro, senza stragi e senza business.

Chi viene eletto per risolvere i problemi della comunità ha l’obbligo morale di trovare adeguate soluzioni e se non ha le competenze necessarie per farlo ha il dovere di coinvolgere chi tali  competenze può metterle a disposizione per giungere ad una reale soluzione del problema.

 

Bruno Mei Tomasi

Presidente ANTA onlus

firma Bruno
 

 

 

 

 

 


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Cristina Bruschi

Vicepresidente Nazionale ANTA Onlus

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