Agrigento - Randagismo, ecco la situazione

Le cronache ci hanno fatto conoscere da vicino questo problema che purtroppo, però, è avvenuto solo dopo quel tristissimo episodio nel quale è rimasto vittima un bambino di 10 anni.

25/mar/2009 18.13.02 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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In questi giorni è stato riportato in auge il problema legato al randagismo. Le cronache ci hanno fatto conoscere da vicino questo problema che purtroppo, però, è avvenuto solo dopo quel tristissimo episodio nel quale è rimasto vittima un bambino di 10 anni. Dopo quello che è avvenuto in questi giorni si è sentito dire di tutto e di più, ma abbiamo voluto conoscere come il fenomeno del randagismo viene affrontato ad Agrigento, considerato che in città di cani randagi per le strade, se ne vedono parecchi.

La parola a chi lavora con i cani
Ci siamo rivolti ad una persona che questo problema lo affronta quotidianamente. Stiamo parlando di Alessandra Montalbano, coordinatrice regionale dell’Ente nazionale protezione animali, che qui ad Agrigento gestisce un canile in località Ciavolotta. “La legge 281 del 14 agosto 1991 - dice Alessandra Montalbano - è stata approvata dal Parlamento per regolamentare la materia, questa normativa nazionale ha rappresentato un elemen! to di forte innovazione rispetto alla precedente. Tra le innovazioni introdotte dalla legge 281 vi è il divieto della soppressione dei cani vaganti accalappiati o comunque ricoverati o detenuti presso i canili sanitari come sino ad allora era stabilito dal \`regolamento di polizia veterinaria\`. Il principio cosiddetto \`no kill\` ha rappresentato per molti anni una prerogativa unica del nostro Paese. Recentemente anche altri Paesi hanno adottato il divieto di soppressione o hanno progetti di legge in discussione per la sua adozione”.

In Sicilia è stata approvata la legge regionale numero 15 del 3 luglio 2000, una legge che ha delle contraddizioni paurose. Essa, infatti, prevede che l’animale, dopo essere stato portato in un canile e qui curato e microcippato, venga rimesso in libertà. Ciò è stato fatto non perché il legislatore ha voluto agire per tutelare l’animale, ma semplicemente allo scopo di sgravare le casse degli enti locali. Ma una volta rimessi in liber! tà, questi animali non hanno nessuno che gli dà da mangiare e quindi d i conseguenza, per fame, assaltano le persone.

Il cane è un animale predatore che caccia per mangiare. E\` diventato “il miglior amico dell’uomo” quando esso ha cominciato a nutrirlo in cambio dei suoi servigi: ma se l’uomo non lo nutre, se l’uomo non si prende cura di lui o se lo abbandona, il cane torna ad essere quello che è il suo dna: un carnivoro predatore.

“L’alternativa a questa situazione – continua la coordinatrice dell’Enpa - è quella di far rimanere i cani nel canile fin quando non ci saranno delle persone che vorranno adottarne qualcuno. Ad esempio ad Agrigento noi dell’Enpa abbiamo portato avanti questa politica di sensibilizzazione diretta ai cittadini riuscendo in questi ultimi anni a far adottare più di 500 cani. Solamente utilizzando questo metodo si può sconfiggere il randagismo e tutto quello che ne consegue come i episodi che sono accaduti in questi giorni”.

Per combattere il fenomeno ad Agrigento l’Enpa aveva presentato un p! rogetto al Comune, chiamato “la città degli animali”, che prevedeva la realizzazione a spese dell\`associazione, di un canile nell’area del parco dell’Addolorata, al cui interno doveva anche essere ospitata una scuola di veterinaria. “Ebbene, – dice Alessandra Montalbano - l’Amministrazione non volle affidare quell’area giustificandosi che era troppo vicino alla città e che quindi avrebbe creato dei problemi non pensando però che si sarebbe invece creata una bella struttura, accogliente e pulita che avrebbe risolto definitivamente il problema. Adesso invece, con l\`Amministrazione Zambuto abbiamo un altro problema: la convenzione con il Comune per ospitare i cani randagi nel nostro canile di contrada Ciavolotta è scaduta lo scorso mese di febbraio, e ci avevano chiesto di rinnovarla, ma questo non è stato possibile in quanto il Comune non ha ancora provveduto al pagamento di una fattura per un importo che si aggira sui 400mila euro relativo al servizio svolto dall’Enpa in ! quattro anni a favore di 580 cani”.

E il Comune?
A seguit o di queste dichiarazioni con particolare riferimento al debito di 400mila euro vantato dall’Enpa, abbiamo interpellato l’assessore comunale di Agrigento alla Sanità Rosalda Passarello: “Nel confermare che il comune di Agrigento deve effettivamente dei soldi per il servizio reso dall’Enpa in favore dei cani randagi, mi preme puntualizzare che questo debito fa riferimento a rapporti con la precedente amministrazione Piazza. E\` nostra intenzione pagare i debiti pregressi, come abbiamo fatto con altri, ma prima dobbiamo verificare se gli atti amministrativi, riguardanti le precedenti convenzioni sono tutti in regola comprese le fatture emesse dall’Enpa. Poi per quanto riguarda l’affidamento della sterilizzazione agli studi veterinari privati per un importo di 27mila euro vorrei precisare che questo servizio rientra in un progetto, l’unico in Sicilia, finanziato, al cinquanta percento, dall’Assessorato regionale alla sanità. Secondo me, non solo ma la Regione dovrebbe farsi c! arico di promuovere una campagna di sensibilizzazione contro l’abbandono dei cani, ma anche far comprendere alle persone l’importanza della sterilizzazione dei propri cani perché solo adottando questo metodo si potrà limitare il preoccupante fenomeno del randagismo.”





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