Animali al circo: la legge italiana muove i primi passi in loro difesa

25/mar/2009 18.14.17 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Non smette di dividere l’opinione pubblica l’arte circense che impiega gli animali nei suoi tradizionali spettacoli. Chi condanna senza pietà duri addestramenti e violenze, e chi sostiene che questi metodi non si usano più. Vediamo a che punto è la legislazione italiana che dovrebbe tutelare gli animali nei circhi.
L’ultimo episodio che ha fatto tornare alla ribalta la questione è accaduto a Madrid lo scorso mese, quando un gruppo di attivisti si è incatenato per più di otto ore all’entrata del Circo Americano, simulando la terribile situazione degli animali utilizzati in questi spettacoli. I giovani hanno mostrato anche fotografie scattate di nascosto all’interno dello stesso circo, che ritraggono elefanti in catene, tigri in gabbie assai anguste, cammelli e zebre con gravi infezioni causate dai maltrattamenti e dalle privazioni cui sono sottoposti.
Questa documentazione è solo una delle tante che smentiscono le difese di chi si ostina a negare che al circo si verif! ichino fatti simili. Ma procediamo con ordine e seguiamo cosa è avvenuto di recente nel nostro Paese a livello legislativo in proposito.

L’attività circense è regolamentata in Italia dalla Legge 337/68, seguita da una circolare esplicativa del 1989 (4804/TB30) e da innumerevoli Decreti Ministeriali, i quali più che altro confermano i criteri sulle autorizzazioni annuali. Nella legge non è contenuta alcuna norma a tutela degli animali.

I circhi dovrebbero inoltre rispettare quanto stabilito dalla “Convenzione Internazionale di Washington sul commercio di specie in via di estinzione” ed i cui reati sono in Italia previsti dalla Legge 150/92. La stessa legge, modificata dalla n. 426 del 9.12.98, consente ai circhi di detenere animali pericolosi solo se “dichiarati idonei dalle autorità competenti in materia di salute e incolumità pubblica, sulla base dei criteri fissati previamente dalla Commissione Scientifica….”.


Orsi che ballano ed elefanti i! n equilibrio: ridicole performances dietro cui si cela la sofferenza d i tanti animaliI circhi devono pure rispettare quanto previsto del D.P.R. 8 febbraio 1954 n. 320 sull’obbligo di vigilanza veterinaria in quanto impianti adibiti al concentramento di animali che possono costituire pericolo per la diffusione di malattie infettive e diffusive. Fin qui l’attenzione è rivolta, com’è giusto, all’uomo, ma ancora niente a favore degli animali.
Per fortuna,qualche sindaco virtuoso come quelli di Alessandria, di Modena e pochi altri hanno adottato alcune ordinanze che, se non vietano l’attendamento di circhi con animali nel loro territorio di competenza, definiscono alcune norme, inoppugnabili in quanto basate sulle raccomandazioni CITES, che i circhi devono obbligatoriamente rispettare.

Tali ordinanze, per ogni gruppo di animali appartenenti a specie selvatiche o esotiche, elencano nel dettaglio una serie di requisiti come il tipo di ricovero, la disponibilità di spazio, la temperatura idonea, le condizioni di trasporto, quelle igienich! e, eventuali incompatibilità con altre specie, assistenza veterinaria ecc.

I Comuni non potrebbero vietare in assoluto l’attendamento dei circhi, in quanto un Comune non può vietare ciò che a livello nazionale è del tutto legale (e per di più riceve sussidi dallo Stato).

Ma cosa succede a livello nazionale? Qualcosa inizia finalmente a muoversi. Risale allo scorso novembre una proposta di legge, ancora in corso di esame, presentata dall’On. Gabriella Giammanco (Pdl, membro dell’Intergruppo Parlamentare Animali) insieme ad altri colleghi di tutti gli schieramenti, alla LAV (Lega Antivivisezione) e all’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) dal titolo “Norme per la graduale dismissione dell’uso di animali da parte dei circhi e per il sostegno dello spettacolo circense”.

In base a tale proposta, i contributi del FUS (Fondo unico per lo spettacolo) verrebbero assegnati solo ai circhi e agli spettacoli viaggianti che non usano animali, e nel nostro P! aese non potrebbero entrare circhi stranieri che li usano per i loro s pettacoli. A fianco di tutto ciò, si prevede anche l’istituzione di una commissione presso il Ministero dell’Ambiente, che si occupi di gestire la dismissione graduale degli animali già attualmente “in servizio” nei circhi, occupandosi di individuare le migliori sistemazioni alternative.


Un povero orso costretto ad andare in bici Questo progetto di legge metterebbe quindi la parola fine alla presenza in Italia di imprese di domatori, parate di elefanti ballerini, orsi in bicicletta e ogni tipo di crudeltà nei confronti degli animali.
«Questa proposta - ha affermato l’On. Giammanco - non è contro gli spettacoli circensi, ma oggi il circo sopravvive grazie allo Stato che lo finanzia e penso che proprio questa ragione etica debba rispettare gli animali e la loro natura».

Il fatto che il Parlamento italiano stia finalmente mettendo mano alla materia è un segnale importante di apertura, sulla scia peraltro già tracciata a livello europeo, ove sono 15 i ! Paesi che totalmente o parzialmente vietano che si esibiscano animali nei circhi.

In Francia ed Inghilterra, ad esempio, il circo senza animali è una realtà, ma anche nel nostro Paese si incominciano a muovere i primi passi, come nel caso del Circo di Paride Orfei.

Tra i circhi che non hanno mai usato animali il più grande e famoso di tutti è il Canadese Cirque du Soleil. Attualmente è formato da quattro troupe itineranti nel mondo e da almeno 10 anni non riceve contributi pubblici, arrivando ad incassare da solo otto volte quanto tutti i circhi italiani nel loro complesso.

Clown, maghi, acrobati e trapezisti torneranno alla ribalta, per un circo più etico e più poetico.






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