Canili: ecco chi fa affari con i randagi

29/mar/2009 20.11.18 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Un cucciolo che mangia la carcassa di un piccolo animale, forse un cucciolo suo fratello. Cani come fantasmi di ossa vagolano in una palude di rifiuti e di brandelli di carne. Escono ed entrano da una casa fatiscente, una casa di streghe senza porte, solo materassi sfilacciati e sozzi quà e là. È quella di Virgilio Giglio, custode dei “cani killer” che hanno ammazzato il piccolo Giuseppe Brafa. Un film dell’orrore dove nell’abbandono nell’inciviltà e nel degrado, vivevano quegli animali insieme a quell’umano che credeva forse di essere un randagio anche lui.
Eppure nel passato settembre l’Asl e i carabinieri avevano fatto un sopralluogo. Avevano visto tutto, ma non uno tra quella gente ha deciso di cambiare nulla. Nessuno ha urlato allarmi, nessuno ha catturato cani. Oggi un bambino che dava sfogo alla sua felicità in bicicletta è morto, una ragazza di 25 anni è stata aggredita dai cani sulla spiaggia. Solo Virgilio Giglio è in galera per omicidio colposo, unico colpevol! e. Ma chi sono i veri responsabili, chi i mandanti della tragedia? “È un miracolo che le disgrazie arrivino solo adesso” Ennio Bonfanti, uomo della Lav (Lega anti vivisezione) in Sicilia ha la disperazione in gola “Anni di lavoro vano! E oggi con la dolorosa morte di Giuseppe torniamo ai massacri, alle polpette di stricnina, e agli animalisti trattati come orchi”. Ennio aggiunge che oggi, come mai, la sporcizia della questione randagi sta nell’illegalità nutrita da certi sindaci e, di conseguenza, nei ricchi business che gli amministratori regalano a certi tenutari di galere canine. “Ma si rende conto che in Sicilia la legge 281 del 2000 è diventata operativa solo nell’aprile 2007? Lungaggini assurde” continua Ennio.
I numeri dicono le sue ragioni. La Lav parla di 1 milione di randagi italiani. “Il tuo padrone ti ha fatto diventare randagio, il tuo carceriere un investimento” scriveva Elisa D’Alessio mitica combattete della Lav. Il Sud batte tutti i record. Ma tra i 1.6! 50 comuni che non possiedono canili proprio l’80 per cento sono in Sic ilia, dove sindaci e parenti preferiscono “affidarsi” alle strutture dei “privati” Un affare che frutta ogni anno 7 milioni di euro. La commedia e gli attori sono sempre gli stessi. Li indagano, poi tutto cade nel vuoto e rischizzano fuori con prestanomi o senza. I bandi sono incredibilmente vinti dai monopolisti delle città. Le tariffe legittime sarebbero 3,50 euro al giorno per i cani piccoli e 4 per quelli che superano i 10 chili. Calcolando che spesso un canile siciliano ha circa mille cani, ecco che, spesso, i canili in Sicilia guadagnano quasi 1,3 milioni di euro l’anno. Oggi, però, in tempi di crisi, per accaparrarsi la sovvenzione (e il malloppo) alcuni boss canini giocano nelle aste al ribasso, chiedendo per ogni cane 1,01 euro. Così i cani, torturati dalla fame, mangeranno anche frattaglie in decomposizione. Berranno acqua putrida e se non mangeranno affatto finiranno col divorarsi uno con l’altro, l’eutanasia più economica dei canili. E alla fine ci sarà anche l’u! ltimo anello dell’affare: lo smaltimento delle carcasse che verrà pagato almeno 70 euro.
Oggi i fatti di Modica si tradurranno in una tempesta di denaro proprio per i boss dei canili privati ai quali i sindaci, terrorizzati dallo scandalo e dall’emergenza, riempiranno i canili. Festa grande per i due monopolisti siciliani: lo “Zoo Service” di Catania e la “Mimiani srl” nelle province di Ragusa ed Enna.
La Zoo service ha una storia singolare. Convenzionata con tutti i comuni, o quasi, della provincia (stima di oltre mille cani) il suo proprietario, Mauro Trombetta, ha accumulato con il comune di Catania ben 2,5 milioni di crediti negli ultimi anni. I cani che aveva “mantenuto” nella provincia erano 1.600, così pareva dichiarare lui. Poi nei giorni scorsi è stata firmata una transazione. Pace fatta tra sindaco e Trombetta. Contemporaneamente esce su Internet il bando per una gara europea, nella quale si offrono 1,6 milioni di euro per tre anni. Chi la vincerà? “Nel fr! attempo c’è già stata una sorpresa! Improvvisamente i cani catanesi di chiarati da Trombetta sono diventati 480″ racconta una volontaria che preferisce rimanere anonima “in certi canili quando un cane muore si estrae il microchip per metterlo su un altro. E così ecco il prototipo del cane infinito con pagamento infinito”. Sorriso amaro. La ragazza non dorme da una settimana.
Dopo Modica l’ossessione del cane killer ha acceso la paura e soprattutto l’odio degli italiani. A Porto Empedocle i cani “spariscono” di notte. Come la spazzatura a Napoli. A Piana degli Albanesi sono stati trovati i corpi dilaniati di sette cuccioli investiti uno ad uno. “Si fanno piani di avvelenamenti nei bar, negli autotobus, nelle piazze. Una potatura che farà trovare la Sicilia pronta per i turisti estivi che rischiano di disdire le prossime vacanze nell’isola” dice Sara Tremonti militante di un associazione locale”Nascondiamo i cani di quartiere nelle case, nelle auto, negli uffici. L’altroieri ne abbiamo messi 20 su un aereo per Roma. Anche madri con inte! re cucciolate. Qui ingabbiano tutti: piccoli e grandi, buoni e cattivi. La paura è diventata leggenda nei paesi e nelle città. Se un cane abbaia è cane “mursicaturo” da uccidere”.
Gli animalisti oggi sono diventati amici e complici dei mostri pelosi. In verità è gente capace di rabbia e di innocenza che solo gli animali riconoscono. Uomini e donne che non si liberano di quest’ossessione: l’amore per sempre. “Randagiamo i sindaci” è il nuovo manifesto di “Chi li ama ci segua” neonata associazione milanese. Anche Francesca Martini, sottosegretario al Welfare, si è dimostrata paladina del dolore e della giustizia per i cani: “No alle mattanze e sì alle sterilizzazioni obbligatorie, unica salvezza” ha detto “Il randagismo è figlio di amministrazioni incapaci. Tra il 2003 e il 2008 la regione Sicilia ha preso 3 milioni di euro dove sono? Perchè molti comuni non hanno neppure chiesto i fondi stanziati per l’emergenza? E se li hanno presi che fine hanno fatto?”.
I comuni s! iciliani per i cani hanno un sacco di debiti. Quello di Ragusa (Modica è un suo centro) deve 310 mila euro al canile Maya, brava gente, e a quello di Ispica solo 60 mila. Mentre il comune di Agrigento sembra dover dare all’Enpa (Ente nazionale protezione animali) almeno 400 mila euro. Qualcuno però fa notare come più di un comune abbia rifiutato i fondi regionali preferendo pagare i privati. Il comune di San Vito Locapo, Trapani, nel 2004 ha avuto assegnati dalla regione ben 25 mila euro per un ambulatorio di sterilizzazioni. Nel 2005 però uno scritto firmato dal comandante della polizia municipale comunica “il mancato utilizzo della somma, dovuto a una diversa destinazione del sito prescelto”: dunque altri cani randagi per i soliti canili. Il comune di Enna invece ha fatto un passo avanti. Ha costruito uno studio medico con tanto di macchinari nei locali dell’ex macello, ma lo tiene chiuso in attesa di affidare la struttura a chi la sappia usare. Per finire anche a Piazzza Armerina sono arrivati i denari per l’ambulatorio. Ma dopo un anno, ca! pito il disinteresse, la Regione se li è ripresi. Oggi il comune ha l’acqua alla gola e il 26 febbraio ha bandito una gara d’appalto. Il vincitore è il noto canile Mimiani srl. Il Mimiami è il rifugio privato più grosso del centro sud siciliano: poco meno di mille cani. Il canile si apre in una landa deserta accanto a una linea ferrata chiusa. “Cerchiamo posti lontani perchè i cani abbaiano” ha spiegato una volta il signor Silvio Ferramosca di Lecce, proprietario di un canile in Puglia. Lui, per evitare denunce, ha addirittura fatto tagliare le corde vocali degli animali che aveva in custodia.
Ma i canili sono sempre agli inferi. Perchè nessuno veda soffrire gli animali, perchè nessuno li veda morire. Oltre la ferrovia nasce oggi il primo embrione del nuovo canile Mimiani-Ricara. Il Ricara è famoso. Nel suo canile molti cuccioli non superavano la settimana di vita dopo l’arrivo. Superindagato, oggi il signor Ennio Lo Piano, proprietario del Ricara, continua ad avere cir! ca 600 cani e a investire in nuovi rifugi.
Ma se i giganti del bus iness sono alla fine infrangibili e intoccabili, i piccoli rifugi delle associazioni animaliste vengono invece bombardati da multe e sequestri soprattutto oggi, dopo i fatti di Modica. I Nas hanno cominciato col chiudere il canile di Maganuco, Ragusa, (illegale, anche se il proprietario manteneva i suoi cani da solo). Il piccolo rifugio dell’associazione Aronne Onlus di Agrigento, gestito con i sacrifici dai volontari, ha incassato piogge di multe dall’Asl. “Certo, c’erano molte mancanze, assenza di microchip e altro” dice Sandro Fanara, professore di biologia e presidente di Aronne “ma mi chiedo come mai Asl e sindaci siano molto “comprensivi” con i “grandi”, mentre noi pesci piccoli autogestiti, dunque estranei al grande affare, siamo sempre sotto la mannaia”.
Nella stessa terra ad Aragona d’Agrigento la signora Ninfa Gueli, 80 anni, è l’esempio più vergognoso dell’inadempienza di certi amministratori. Malata di cancro Ninfa ospita, nutre e protegge 100 cani ai quali i! l comune non ha mai pensato. Tempo fa pur di far capire la sua fatica si è data fuoco. Qualcuno la ascolterà?





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