CAP - Un debito enorme

Un po' come affermare che gli stessi ingredienti possono dare pietanze molto diverse.

03/apr/2009 16.17.49 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Da una parte gli animali, dall’altra gli esseri umani. Così è stato per millenni. Due mondi nettamente separati. Nella tradizione umanistica l’immagine dell’animale era quella dell’essere istintivo, della bestia, paragone negativo a cui fare riferimento per poter rendere evidente il profilo dell’uomo.
Una sorta di “ specchio oscuro”, ricettacolo di tutte quelle scorie di cui l’essere umano doveva liberarsi nel difficile cammino d’emancipazione della natura. Eppure il vegetarianismo di Pitagora prospettava già una tutela degli animali non umani anche sul piano giuridico, in nome della comune affinità. Una prospettiva interspecifica purtroppo offuscata dall’accentuata visione antropocentrica di Aristotele che delimitava i confini del diritto alla sola società umana giustificando il dominio assoluto dell’uomo sulla natura e sugli altri esseri viventi.
A rendere innegabile le “scomode parentele” ipotizzate da Pitagora ci ha pensato Darwin ricongiungendo l’uomo agli altr! i abitanti del pianeta attraverso l’ascendenza comune.
Sono pochissime le differenze riscontrate finora tra il nostro Dna e quello delle grandi scimmie. Uomini e scimpanzé condividerebbero oltre il 98,7% del genoma (Mary Claire e Allan Wison Università della California 1975. Pare che la chiave delle differenze sia solo nella regolazione del genoma nell’istruzione dei geni. Un po’ come affermare che gli stessi ingredienti possono dare pietanze molto diverse. Dipende dalle dosi. E se così è si avvalora la tesi pitagorica della comune affinità e implicitamente della comune dignità di tutti gli esseri viventi.
Grazie al suo rapporto con gli altri animali, l’animale uomo è riuscito a crescere e a progredire.
E’ quanto dimostra R. Marchesini, studioso di scienze biologiche, nel saggio “Animal Appeal” indicando nell’interazione con gli animali il più importante fulcro di orientamento dell’uomo “quando l’uomo non possedeva il suo equipaggiamento tecnologico gli ani! mali erano i suoi unici promotori di conoscenza per comprendere il mon do e modificare, conseguentemente, le probabilità di sopravvivenza”. L’umanità è debitrice, nei confronti degli animali, della sua stessa esistenza e di molti suoi progressi. Senza il profondo e continuo rapporto con loro l’uomo non sarebbe quello che è o forse sarebbe da un pezzo scomparso dalla faccia della terra.
Ciò nonostante il substrato ideologico che giustifica la dispotica e sanguinaria padronanza dell’uomo sulla natura produce ancora i suoi devastanti effetti. Non sono pienamente riconosciuti diritti e soggettività giuridica agli animali e l’attuale giurisprudenza risente di una sorta di ambigua schizofrenia. Gli animali sono mere cose e beni per il diritto civile, oggetto di tutela in quanto specie per molte leggi amministrative e, in qualche misura, soggetto di diritto per talune norme penali. La macellazione rituale musulmana ed ebraica, senza stordimento, e in contrasto con il vigente l’ordinamento giuridico in materia ha potuto così trovare cittadin! anza in Italia.
Un debito enorme, inestinguibile se si pensa all’immane sacrificio di sangue giornaliero di un mondo- mattatoio in cui lo sfruttamento disumano dell’uomo e bestiale degli animali perpetua un ciclo vizioso di sofferenza e abusi strettamente correlati. Con gli allevamenti intensivi e la vivisezione si garantiscono enormi profitti all’industria alimentare della carne e alle ditte farmaceutiche e nel contempo enormi patimenti per fame e malattie da denutrizione. Un solo dato del lungo elenco: i cereali prodotti nel terzo mondo, per nutrire il bestiame degli allevamenti intensivi, potrebbero sfamare milioni di bambini, poveri e affamati ed evitare obesità, malattie cardiovascolari e tumori ai ricchi consumatori di carne.
Finora l’uomo ha scisso il suo rapporto con gli animali beneficiando dispoticamente della sua superiorità, in modo sregolato e irresponsabile privando gli animali non solo della vita, ma anche di un’esistenza degna. .Ora una specie al ! giorno sta estinguendosi e le catastrofi naturali aumentano. E se davv ero scomparissero le api, da sempre presagio della fine del mondo? E se il monito del papa: “Dio non si rivela é disgustato dall’umanità” fosse dovuto al grido di dolore che si leva da tutte le sue creature della terra?
Urge una nuova attenzione etica e religiosa nei confronti dei più deboli, un riordino dei valori morali e giuridici all’insegna dell’uguaglianza e della giustizia INTERSPECIFICA di francescana memoria. Un riequilibrio del rapporto uomo animali; un legame misconosciuto, ma essenziale alla salvezza spirituale e fisica dell’umanità.

IL COORDINAMENTO ANIMALISTA DI PARMA E PROVINCIA

Il CAP- coordinamento animalista di Parma e provincia – di recente costituzione -
persegue obiettivi di solidarietà sociale nei campi della tutela degli Animali e della natura. Ha per scopo la protezione ed il rispetto degli animali, quali esseri senzienti e mira ad un equilibrato rapporto tra
l’uomo, la natura, l’ambiente e gli altri esseri viventi.
Aderiscono al CAP: Enpa, Animal House, Lega del Cane, Qualazampa, Sos Angels, Comitato dei Cittadini per il Canile di Parma – AmiciCani


Per contatti tel. Enpa di Parma tel. 0521- 992519






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