La Gang dei canili: sindaci, ASL, gestori e magistrati

25/ott/2009 12.29.58 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Facciamo un po’ il punto, magari partendo anche dalle cose non troppo recenti.

RIETI
Allora, il canile lager di Rieti non esiste. Tutti assolti. E i cani trovati nelle fosse comuni non sono mai morti. Le feci che troneggiavano ovunque erano cioccolata. I box luridi non c’erano. Nessun maltrattamento. I video che lo documentavano non sono prova di un bel nulla: i cani morti per sfinimento erano solo vecchi e malandati. Sui cani per la magistratura si può fare tutto. Il cane è res. “Robba”.

MILANO
Ma se Rieti è al Centro, allora andiamo al Nord in Procura a Milano. Le archiviazioni sui casi di maltrattamento superano le condanne. Vogliamo scommetterci? “Canili puliti”, “Stalle pulite” mai? Mai. Archivia, archivia, che c’è altro. E dopo Rieti e Milano? Stessa trafila in tutto il paese: quando si mette sotto sequestro un canile, il custode giudiziale è sempre il gestore. Cioè il carnefice. Ma i giudici ci sono o ci fanno? E sono indipendenti dalla cosci! enza o dal diritto? Una casta intoccabile, mentre i cani si possono toccare da cima a fondo. Res.

CICERALE
Cicerale? Lì è guerra aperta allo Stato. Asl, sindaci, gestore, procura, Nas locali. Tutti appassionatamente nella più grande presa per il culo allo Stato e al ministero mai vista prima.
L’organizzazione locale è sveglia, non c’è che dire. Dall’ultimo processo scompare il dossier dell’ispezione ministeriale. Lo scriviamo, non succede nulla. Cicerale è forte, il gestore è potente. Più dello Stato. Da uno degli ultimi rapporti delle associazioni al ministero e alla procura del 15 ottobre scorso, si legge di cani trovati ancora senza microchip, di cagne incinta partorienti, di scheletri viventi. Ma l’Asl Salerno 3 è intoccabile. Si legge che «tutti i recinti del canile che sono rimasti privi di cani, sono stati colonnizzati da ratti e topi». L’Asl Salerno 3, si legge, «continua a ignorare l’ingresso di nuovi cani, non presta le cure veterinarie ai cani ma! lati, neppure a quelli più gravi, non si adopera per evitare gli accop piamenti tra i cani, non sterilizza, non controlla le condizioni igienico sanitarie della struttura». Ma chi è l\`Asl Salerno 3 per potere così tanto? Hai visto, pensano a Cicerale, che anche al sottosegretario Martini l’abbiamo messo in quel posto? Fratelli, parenti, mariti, mogli, il sistema Cicerale come tanti altri sistemi che genera la Campania. Forse i cani avranno pace solo con un’altra Pompei, se ci pensa il Vesuvio.

POMEZIA
Andiamo avanti. E dove arriviamo? Dai, facciamo che andiamo a Pomezia, in Lazio. Oh, lì cosa ti combinano i sindaci? Non pagano la retta per i loro cani ai gestori (si tratterebbe in particolare dei sindaci di Pomezia, Ardea, Nettuno e Velletri). Canile comunale chiuso. Cani vaganti sulla Pontina. Le forze dell’ordine non fanno nulla, i comuni di zona hanno altro da fare. Ci mette una pezza da anni l’Associazione Cinofili Marilù, ma non ha più soldi. Chiedono: dobbiamo rivolgerci alla magistratura? Rispondiamo: per l’amore di Dio. “I! ncatenatevi” davanti al ministero, solo lì vi possono prendere sul serio.

MARCHE
Per ottemperare in grande fretta e furia alla nuova ordinanza del 16 luglio 2009 che fissa nel tetto massimo di 200 cani le presenze nei canili, ecco che torna di scena Rieti, il campione di gestione del benessere animale. La Asl di Rieti decreta il fermo di nuovi ingressi e scrive ai comuni della provincia di indicare un’altra struttura in cui inviare gli animali. Una città davvero solerte. Adesso. (In cui la veterinaria pubblica fa la puntiglisa con i padroni dei cani che abbaiano e disturbano il vicino che non ama i quattrozampe, ndr).
Intanto la Tecnovet (quella assolta a Rieti, la cui ragione sociale prevede, tra le altre cose, commercializzazione di insetticidi, larvicidi topicidi per uso domestico e animale, costruzione, gestione di canili sia pubblici e privati, commercializzazione di animali di qualsiasi tipo e genere, gestione di cimiteri per animali, addestramento, t! oelettatura, gestione cliniche per animali, poliambulatori ricoveri po st-intervento ospedalizzazione terapeutica terapie a domicilio rx ecografie endoscopie diagnostica elettrocardiografia, somministrazione al pubblico di bevande, affitto rustici, mostre e mercato, raccolte delle coltivazioni frutticole orticole floricole, agritursmo...), pare suggerisca ai comuni in braghe di tela, inadempienti dal tempo del Carlo Cudega (la legge regionale del Lazio 34/1997, art. 2, comma 1, prevede che i Comuni singoli o associati provvedono “alla costruzione dei canili e al risanamento delle strutture esistenti entro 24 mesi dalla fata di entrata in vigore della presente legge”), di spostare i cani in eccedenza a 300 chilometri di distanza. Al canile “Federico I” di Ostra Vetere, in provincia di Ancona. Ma non sono troppi anche per la legge? Domanda: il sindaco di Ariccia, i cui 50 cani potrebbero essere spostati come una badilata di corpi estranei, forse ci sta ripensando. Ma chi degli altri ottanta sindaci interessati andrà a verificare le adozioni a 300! km di distanza, soprattutto per quei cani che i volontari seguivano e conoscevano da anni? Strutture più vicine nessuna? Una pedata a 300 km di distanza vuol dire prendersi cura dei cani secondo il suggerimento di un grande gestore di canili che la sa lunga su dove mettere i cani?

FROSINONE
Dopo un sequestro di 51 (su 70) cani, gli animali sono stati restituiti pochi giorni dopo alla proprietaria. Si tratta di cani di razza chihuahua, barboncini, bulldog francesi, pastori tedeschi, sfruttati in maniera inverosimile per la riproduzione e il commercio, feriti da risse per la sopravvivenza, tenuti insieme nella stessa casa («cosparsa di escrementi di cani, indiscriminatamente ammessi si legge nel rapporto del magistrato -, in un contesto abitativo «spaventevolmente lordo». Dopo la prima denuncia, il Nirda passa la palla ai carabinieri di Pofi e Frosinone. I cani vengono affidati alla Fondazione Prezl onlus ma il giudice, dopo solo 5 giorni, dispone il dissequestr! o a favore della proprietaria, che ha peraltro all’attivo procedimenti penali non solo per maltrattamenti ma anche per crudeltà. Ma dei cani, dispone il giudice, finché la signora non trova una nuova adeguata sistemazione, se ne deve occupare gratis la Fondazione. Offriamo un caffè al giudice.

ARAGONA
Tutti conoscono Ninfa Gueli. E’ il bersaglio umano a freccette su cui si scagliano le istituzioni dell’agrigentino. Anziana, semianalfabeta, malata grave di cancro, da dieci anni fa quello che non fa lo Stato in Sicilia. Raccoglie i randagi e i cani che le gettano nella sua proprietà. Buttano di tutto dentro la casa della “vecchia”. E lei, mentre la gente, il sindaco, l’Asl stanno a guardare, raccoglie reti di materasso, tubi, onduline rotte per creare un riparo ai cani gettati nei rifiuti dai compaesani siciliani. Cosa poteva fare di meglio la Sicilia modello di legalità? Accusare il sindaco nullafacente per i cani o accusare la semianalfabeta per aver realizzato un rifugio abusivo? Accusare l’Asl che non sterilizza o incolpare di m! altrattamento la vecchia malata che con la pensione sociale mantiene i cani del Comune di Aragona? Terreno e cani sono finiti sotto sequestro, e quindi la Sicilia legale ha bloccato anche le adozioni. E la custodia? A chi si sono sognati di dare la custodia giudiziale? Ma sempre a lei, all’indigente Ninfa. L’Asl ha sparato qualche microchip, ha fatto qualche prelievo ai cani. Quelli non curati sono morti o sono stati lasciati soli a marcire nel terreno. Il Comune mica ha soldi, è in deficit. Non per i cani, si sa. Niente soldi, i cani restano in questo buco nero nonostante l’autorità giudiziaria abbia chiarito che, almeno sulla carta, i cani sono del sindaco. Ma il reato di maltrattamento, quello no, non è stato archiviato. E’ stato invece archiviato il totale menefreghismo del Comune, esente al rispetto della legge. Omertà, scaricabarile. I volontari chiedono solo di poter acquistare un terreno e realizzare un canile a norma. Ce la faranno? Urge colletta.

LECCE Una telefonata. È Raffaela Vergine, insegnante, del gruppo Chiliamac isegua della Puglia. Sfoga la rabbia. «Sai come microchippano i veterinari i cani nell’Asl del distretto di Tricase (che copre 25 comuni) nel leccese? Ero nei locali Asl e mi hanno invitata ad uscire. Hanno messo il cane su un frigorifero dismesso all’esterno e gli hanno inoculato il microchip». Puglia. Ugento, Asl Lecce 2: gira voce che alcuni sindaci, in accordo con alcuni veterinari, e con i gestori compiacenti, liberino i canili. Sì, aprono le porte ai cani accalappiati per i quali dicono di non aver soldi. Girano branchi in gruppi di minimo cinque cani che i volontari avevano visto nei giorni prima al canile.
E adesso, che si fa? Basta sperare che una generazione recepisca la cultura del rispetto? E che la magistratura impari a fare il suo mestiere? E che i veterinari abbiano Ordini professionali che rispettano il loro mandato, indagando sui criminali che vestono il camice?
E adesso, che fare? Una task force ministeriale, coordinata tra i ministeri della Salute ! e dell’Interno e della Giustizia? Il territorio è disperato, grida vendetta, cerca giustizia. Chiede un cenno almeno di condanna a chi è carnefice e al sistema dei canili gestito dalla mafia che si compra anche il silenzio dei cani.

Stefania Piazzo

LaPadania







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