Centri studi, gruppi anti-sette, o veri e propri manipolatori delle menti degli italiani?

Per fare un esempio, il figlio dei fondatori di una nota associazione riminese, si è allontanato dalla famiglia, al fine di vivere una vita serena e felice, serenità e felicità che non è riuscito a trovare in casa visto che i genitori dapprima si sono separati, e il padre che ora è il principale attivista di questa associazione, piange il figlio ma non lo piangeva quando, con il suo smoking bianco, faceva il vitellone (come si dice da quelle parti) sulla riviera romagnola, fregandosene di tutto e di tutti.

19/mar/2010 16.57.17 Diritto Sociale Contatta l'autore

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         Nella cronaca e attualità di questi giorni sembra esserci in atto una campagna di sensibilizzazione a favore della reintroduzione del reato fascista di "plagio", già giudicato incostituzionale nel 1981.

         Sembra che i principali promotori di questa campagna siano i cosidetti centri "antisette" o "anticulto", o comitati di "familiari" di cosidette "vittime delle sette" ed è sufficiente cercare su un qualsiasi motore di ricerca per rintracciarne l'elenco al completo.    
 
         Apparentemente, questi comitati, per loro stessa ammissione rappresentano centinaia di famiglie (non persone, ma addirittura "centinaia di famiglie"), che hanno quale comune denominatore l'esperienza di un familiare "caduto" in una "setta" o "gruppo religioso" a loro non confacente, mentre a detta invece di chi ve ne ha fatto parte, si tratterebbe di un gruppo sparuto di persone, che millanta numeri iperbolici.
 
         "Centinaia", "miglialia", se non addirittura "milioni", sono le parole che usano nelle loro esternazioni sui media, internet comrpeso, quasi ad intimorire ed impaurire l'opinione pubblica, come una forma di manipolazione delle menti dell'opinione pubblica, al fine di creare uno stato di paura e "necessità" d'intervento con un qualche provvedimento d'urgenza magari da parte del legislatore, al fine di "tutelare" il restante popolo italiano, a loro detta in una condizione di pericolo.
 
         Abbiamo conosciuto personalmente, ex membri di questi gruppi anti-sette o anti-culto, allontanatisi appunto dopo aver capito come stavano realemente le cose, ed abbiamopotuto constatare con mano che, molti problemi che sono da questi centri vissuti e che loro ritengono derivanti dall'affiliazione del famigliare ad un gruppo o setta piuttosto che ad un'altro, hanno in verità origine all'interno della famiglia stessa.
 
         Per fare un esempio, il figlio dei fondatori di una nota associazione riminese, si è allontanato dalla famiglia, al fine di vivere una vita serena e felice, serenità e felicità che non è riuscito a trovare in casa visto che i genitori dapprima si sono separati, e il padre che ora è il principale attivista di questa associazione, piange il figlio ma non lo piangeva quando, con il suo smoking bianco, faceva il vitellone (come si dice da quelle parti) sulla riviera romagnola, fregandosene di tutto e di tutti. Anche la madre dopo la separazione dal ex-marito, non ha saputo dare quella serenità famigliare che il figlio cercava e si aspettava da lei almeno, preferendo al figlio la nuova "compagna" (non è un errore, abbiamo scritto compagna ed è giusto), compagna che ora è anche la vicepresidente di questa associazione riminese.
 
         La storia di questi gruppi anti-culto o anti-sette, centri studi, ecc.., è alquanto simile ed approfondendo un po' la cosa, uniformemente emerge che quasi tutti i promotori o appertenenti a questi, abbiano scheletri nell'armadio che nascondono ossessivamente e sembrano temere che i loro familiari, che si sono allontanati, possano un giorno o l'altro parlare, e allora sarebbe la loro rovina.
 
         Un altro esempio è uno dei fondatori di una associazione anti-sette con sede a Mira (VE), che in qualità di libero professionsita è stato radiato dall'albo professionale per via di alcune pratiche non proprio deontologiche ed ortodosse e che lo hanno portato davanti al banco degli imputati con relativa condanna penale, più di una volta, ed in una occasione anche al risarcimento del danno in sede civile in favore della cosidetta "setta" come lui la definirebbe, alla quale un danno reale era stato arrecato, da lui però.
 
         Ma non sarà che proprio per questo si affannano, cercando di apparire a destra e a manca come "esperti", scrivendo a destra e a manca (anche in senso politico), affermando veemente che il loro familiare è "plagiato" da una setta o santone, e spingendo inverosimilmente la reintroduzione del reato fascita del plagio, così che qualsiasi cosa possa dire in seguito il familiare nei loro confronti, e magari fare luce sui veri problemi, siano solo le parole di una persona "plagiata" e quindi di nessun valore e non attendibli.
 
         C'è anche poi chi ne ha fatto una vera e propria professione ed ovviamente, deve fare in modo che il problema ci sia, e che sia costante se non in aumento, al fine di poter vivere e guadagnare.
 
         Io credo che il reato di plagio sia uno strumento pericoloso, in quanto, come in passato, potenzialmente utilizzabile da chi non condividendo una idea o pensiero, possa utilizzarlo per mettere da parte il "diverso", il non "confacente" o "condiviso".
 
         In verità il nostro diritto è uno dei migliori e più antichi diritti del mondo e in esso ci sono tutti gli istituti necessari al fine di prevenire ed eliminare condotte illecite, quando queste si verificano effettivamente, e non siano solo un "al lupo al lupo" di queste associazioni anti sette, che tentano di fuorviare l'attenzione dell'opinione pubblica.
 
         Non credo che in Italia ci siano i "pericoli" e le "lacune giuridiche" che vengono ampiamente propagandate da questi centri anti-culto o anti-sette, al fine di far mettere da parte quei familiari scomodi, che potrebbero portare sotto la luce della verità particolari altrimenti inconfessabili.
 
         Io credo che l'talia sia uno dei paesi più ridenti, sia socialmente che culturalmente e, l'appellativo di belpaese sia approrpiato e non a caso, e che non sia un luogo tetro e pieno di insidie e pericoli come invece viene dipinto e ci vogliono far credere questi gruppi o centri anti-culto o anti-sette.
 
         La nostra raccomandazione finale per voi che leggete è: pensate sempre con la vostra testa e provate ad guaradare con i vostri occhi e non solo ad ascoltare quello che vi viene propinato, in quanto spesso potrebbe trattarsi di mere campagne che mirano ad uno scopo non troppo palese. 
 
         Saluti.                                                                                                                    Diritto Sociale - dirittosociale@gmail.com
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