Le donne nel risorgimento: il contributo femminile all’unità d’Ital ia : Jessie White Mario

Appena liberi vanno in Inghilterra e si sposano, da allora Jessie firmerà le sue corrispondenze, articoli, libri, come: Jessie White Mario.

11/ago/2010 15.55.02 associazione euromediterranea Contatta l'autore

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Nella ricorrenza del 150 anniversario dell’Unità d’Italia , si evidenziano
giustamente le gesta di alcuni dei protagonisti di tante gloriose avventure,
tralasciando che accanto e con loro, vissero donne le quali furono protagoniste
non secondarie dell'epopea garibaldina.e, seppure non con le armi in pugno,
seppero combattere una battaglia altrettanto se non più importante: quella
delle idee.

Tra loro spicca Jessie White, di nazionalità inglese, la quale, nata il 9
maggio 1832 vicino Portsmouht da ricca famiglia borghese d'idee liberali, dopo
gli studi compiuti a Birmingham, all'inizio del 1854 decideva di completarli
recandosi a Parigi e iscrivendosi all'università della Sorbona.

L'Europa continentale, in quei tempi ancora sotto l'impressione prodotta dai
grandi moti popolari del 1848, costituiva un campo fecondo per le idee
libertarie propugnate da Mazzini, Cattaneo ed altri e i loro seguaci si
contavano ormai numerosi in ogni ceto e classe sociale.La giovane Jessie, aveva
solo 22 anni, colta, sensibile, attenta osservatrice della realtà sociale, non
poteva che simpatizzare per il movimento mazziniano, al quale, infatti, finì
con l'aderire, dedicandosi anima e corpo alla raccolta di fondi e alla
scrittura di articoli sull'argomento per i giornali inglesi e americani.

Fondamentale quello, apparso sul Daily News nel 1856 con il titolo "Italy for
italians" (l'Italia agli italiani), nel quale la White esponeva in modo così
rigoroso e persuasivo la necessità per gli italiani di decidere autonomamente
il proprio destino, da convincere politici ad alto livello e l'opinione
pubblica inglese, ad appoggiare più vigorosamente la causa dell'indipendenza
italiana.Nel 1854, a Nizza, presentata da comuni amici, conosce Garibaldi,
dalla cui personalità rimane così affascinata che, insieme al marito, lo
seguirà dappertutto nelle sue varie spedizioni.

Per fare conoscere le ragioni della causa nazionale italiana viaggia molto e
si espone, rimasta coinvolta, nel 1857, nella fallita spedizione dei fratelli
Bandiera a Sapri, la polizia di Genova, dietro denuncia delle autorità
napoletane, la incarcera nelle prigioni della città.Dove conosce un giovane
patriota veneto, Alberto Mario, il quale, amico dei Bandiera, è anche lui
prigioniero, tra i due nasce una viva simpatia, che presto diventa amore.

Appena liberi vanno in Inghilterra e si sposano, da allora Jessie firmerà le
sue corrispondenze, articoli, libri, come: Jessie White Mario.Sempre per la
propaganda della causa italiana, con il marito, nel 1859 si reca negli Stati
Uniti per un giro di conferenze, ma appena arrivati a New York li raggiunge la
notizia dello scoppio della seconda guerra d'indipendenza, piantano tutto e si
precipitano in Italia. Lui, ovviamente, si arruola tra i garibaldini e lei
scrive corrispondenze sulla campagna per il giornale inglese Morning Star e per
quello americano The Nation, negli intervalli cura come infermiera i
garibaldini feriti o ammalati.

Alla fine della guerra passa in Svizzera, ma la polizia elvetica, forse
temendo che le sue idee rivoluzionarie possano contagiare i pacifici svizzeri,
l'arresta tenendola in carcere per qualche tempo ma, essendosi dimostrate false
le accuse contro di lei, è rilasciata e rimandata in Italia.
Appena in tempo, è il maggio del 1860 e Garibaldi è già partito da Quarto con
i Mille ed è sbarcato in Sicilia, a Marsala. Pochi giorni per i preparativi e
in giugno Jessie White e l'inseparabile marito Alberto sono già al loro fianco,
accompagnandoli nelle battaglie e nella trionfale marcia verso Napoli, dove
Garibaldi è nominato Dittatore.A Napoli ha modo di conoscere il grande storico
meridionalista liberale Pasquale Villari, il quale, forse, con il suo libre
"Lettere meridionali" le ispira quel grande affresco sociale che, pubblicato
nel 1876 a puntate sul giornale "Il Pungolo" di Napoli, fu' poi raccolto in
volume con il titolo "La miseria in Napoli".Nell'inchiesta, svolta visitando da
sola tutti i quartieri della città, anche quelli più malfamati e condotta con
piglio modernissimo, indagò sulle origini della criminalità, la condizione
femminile, sull'assistenza all'infanzia, sull'istruzione, sul sistema
carcerario, sulle condizioni di lavoro. Denunciando senza paura mali e difetti
di una città e di una società, quella napoletana che, oltre agli antichi vizi,
ne stava conoscendo di nuovi e suggerendo i rimedi per combatterli.Sempre a
fianco del marito, partecipò anche all'ultima campagna di Garibaldi, quella di
Francia del 1870, dove Garibaldi era accorso per difendere la Repubblica
Francese minacciata dai Prussiani vittoriosi, riportando, a Digione, l'unico
successo delle armi francesi.Anche in questa occasione seppe affiancare alla
consueta attività di giornalista, quella di infermiera per i molti feriti
garibaldini dell'Esercito dei Vosgi, curandone moltissimi tra cui Luigi Perla.
Jessie White Mario, mortole l'adorato marito Alberto, si ritira Firenze dove,
come testimone diretta dei fatti e delle persone, scrisse e curò le biografie
di alcuni grandi del Risorgimento italiano tra cui Mazzini e Cattaneo. Mentre
quella di Garibaldi, edita nel 1884 in Milano dalla Fratelli Treves Editori e
splendidamente illustrata da Matania, anche se introvabile (ne esistono forse
quattro copie e perfino il Museo del Risorgimento di Milano, che è uno dei più
importanti italiani, ne è privo) è unanimemente considerata, tra le tante, come
la più completa ed esauriente.Donna di spirito vivace, conobbe e apprezzò
l'opera di Mary Cosway, fondatrice a Lodi del famoso Collegio delle Dame
inglesi e il giornale lodigiano "La Plebe", di tendenza riformista-socialista,
pubblicò vari suoi articoli..Muore a Firenze il 5 marzo 1906, lasciando un chi
aveva avuto il privilegio di conoscerla, il ricordo di donna intelligente,
coraggiosa, forte, che amò d'amore appassionato l'Italia e gli italiani e alla
quale le donne, e non solo le italiane, possono guardare con legittimo orgoglio
come a una sorella maggiore che ha saputo indicare la strada del riscatto
femminile.

Dott. Marco Baratto *
Associazione Lodigiana per lo Studio del Risorgimento



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