Trattato animali d'affezione: testo equilibrato.

21/set/2010 21.10.22 S.I.Ve.L.P. Sindacato Vet. Liberi Professionisti Contatta l'autore

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Nei giorni scorsi il Senato ha approvato il recepimento del Trattato di Strasburgo, per la protezione degli animali da compagnia. Il Senatore Mazzatorta della Lega Nord, meritorio relatore del provvedimento, ha parlato di sintesi di opposti interessi, ma per il Sivelp l'equilibrio del provvedimento, non risiede tanto in questo. Il trattato di Strasburgo -nel testo originale europeo- non definisce infatti aspetti particolari, e la vera priorità, come ha affermato il sottosegretario Francesca Martini, era dotarsi di uno strumento legislativo nei confronti del traffico illegale di cuccioli. Questi obiettivi sono stati raggiunti.

L'inserimento in un provvedimento di tale portata (definita storica da molti commentatori per l'interesse che ha suggellato verso gli animali da compagnia) di un elenco di trattamenti ammessi o meno, non avrebbe fatto altro che ridurne la portata, esponendolo magari a rimaneggiamenti sostanziali alla prima occasione di semplificazione normativa.

Gli interventi chirurgici effettuati per motivi estetici restano vietati dall'Ordinanza del 3 marzo 09 e nulla è intervenuto a modificarne la validità.

Restano tuttavia alcune considerazioni di fondo che possono rappresentare degli spunti di riflessione. Per prima cosa la cultura dell'animale nel nostro Paese sta cambiando, ma molto lentamente ed in modo assolutamente disomogeneo. Non basta emanare una legge per definirci un Paese “civile”, ma occorre una cultura condivisa di quella legge. Ad esempio: abbiamo da decenni norme sul randagismo, ma nel momento in cui diventano difficili -oppure onerose-, da applicare nella pratica, restano per buona parte lettera morta, e siamo ad invocare commissari ad acta. Quindi auspichiamo che le norme siano organiche, ponderate, e non inserite in provvedimenti generali, o di tutt'altra natura, senza valutarne tutti gli aspetti. La chirurgia per fini puramente estetici, giustamente vietata al veterinario, non ci esime dal pensare che difficilmente alla nostra categoria vengono richiesti interventi onerosi per un semplice capriccio, e se questo succede, chi lo fa è disposto ovviamente a trovare altre soluzioni, seguendo le rotte delle altre “migrazioni sanitarie” che riguardano le persone. Viceversa, motivazioni funzionali, possono non essere percepite da chi è estraneo al contesto che le giustifica, ed essere considerate assolutamente inutili, un po' come avviene per la sterilizzazione da parte di chi non ne condivide, o comprende, la cultura. Per questo il Medico Veterinario, secondo il Sindacato, nei limiti della legge, interpreta di solito delle istanze necessarie e non delle voluttuarietà, e pertanto non deve essere inserito in polemiche sterili, peraltro irrisolte nella medicina estetica umana. L'animale allo stato naturale e selvaggio, come l'ambiente del tutto privo di intervento umano, sono categorie mentali difficili da coniugare con l'antropizzazione, le cui esigenze rappresentano, almeno come obiettivo, un'evoluzione delle condizioni e della durata di vita, che si traduce anche in innegabili migliori contesti per gli animali d'affezione. Da qui l'opportunità, non certo il lusso, di provvedimenti funzionali, promossi tutt'altro che da frivolezze. In certi casi essi esprimono la necessità, pacificamente accettata in realtà estere più evolute), di garantirci una convivenza uomo-animale possibile e -possibilmente-, serena.

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