'NNI RUMPEMMU A MINCHIA!!!

17/set/2005 19.13.48 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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'NNI RUMPEMMU 'A MINCHIA !!! Pubblichiamo questo articolo (di punto-informatico) per intero perchè condividiamo in toto e per far si che venga letto da quanti più possibile:

Muggiamo perché così cambia tutto ( tradotto in siciliano: 'nni rumpemmu 'a minchia)
di Saverio Manfredini - La rete porta consapevolezza, la nuova informazione è una necessità per l'individuo che ne va a caccia e tradisce i mercati e i media tradizionali. Non è pirateria, è rivoluzione.

Roma - Ci succede, ma crediamo accada a tanti, di circondarci via mail, via forum o via usenet di un continuo chiacchiericcio. Sotto la superficie del trolleggio cazzeggiante endemico sulla rete si cela una montagna di informazioni. E queste cambiano il nostro modo di pensare, il nostro modo di usare la rete e anche il nostro essere consumatori. Ma questo non succede solo a noi, succede a tanti, a tantissimi.

D'accordo, è una constatazione banale, ma dipinge una rivoluzione che è già cominciata, sebbene industria e governi fatichino a prenderne atto. E i suoi effetti sono dirompenti.

Come esperti ben più autorevoli già hanno detto e scritto, viviamo immersi in un coacervo di informazioni di prima mano, aneddoti ed esperienze su ogni cosa, compreso ciò che offre il mercato, sulle leggi e sui loro effetti. Un insieme dinamico di dati le cui origini e modalità di propagazione sfuggono completamente agli strumenti ingessati dei media mainstream e, come ben sanno certi blogger, sebbene di tanto in tanto qualcuno cerchi di mettere ordine, tentare una sintesi rimane impossibile. Siamo immersi in un insieme di "notizie" come mai prima nella nostra storia.

"Internet - ha scritto un magistrato noto per le sue vedute avanzate, Gennaro Francione - è una realtà psicologicamente liberatoria: la possibilità di smontare l'informazione è una necessità psichica dell'individuo per rispondere al condizionamento quotidiano dei media"

Tutto questo ha un impatto esplosivo perché noi utenti, che in fin dei conti non siamo soltanto consumatori di tecnologia (internet) ma anche di tante altre cose, non siamo "bombardati" come a qualcuno piace credere, andiamo proprio a caccia di informazioni del terzo tipo, per tentare un incontro ravvicinato con realtà altrimenti a noi sconosciute, per accertarci della serietà di un'azienda o dell'affidabilità di un servizio, per sapere se vale la pena scucire decine di euro per l'ultimo CD d'oltreoceano. In altre parole, impariamo a scegliere. La molteplicità di fonti disorganiche ci provoca e ci emancipa attraverso la conoscenza: ci consente di scegliere diventando via via sempre più padroni di ciò che facciamo e, soprattutto, di come consumiamo.

Di conseguenza compriamo molti meno compact disc, valutiamo con attenzione l'acquisto di un DVD, scegliamo tra gli operatori telefonici quello che effettivamente ci offre il servizio migliore al prezzo migliore, rinunciamo al satellite perché non condividiamo certe scelte industriali, compriamo alimenti che sappiamo da dove provengono e reagiamo stupiti se sui prodotti c'è solo un marchio di fabbrica anziché l'esatta filiera finanziaria che ci consenta di sapere se dietro a un, per esempio, "barilla" c'è un, diciamo per dire, "philip morris". Siamo risentiti se non ci danno informazioni che consideriamo banali e nostro diritto, perché ci stiamo abituando a sapere, a capire, a vedere oltre. E sappiamo dove cercare i pezzi necessari a completare i puzzle che cimettono di fronte.

Ma non lo facciamo solo noi. Conosciamo via forum, via email e via usenet decine di persone che ci hanno confidato di fare la stessa cosa. Ma davvero la pirateria e il P2P sono le ragioni per cui non si compra più? Ma chi di quelli che frequenta Usenet crede alle dichiarazioni di certi ministri sulla copertura ADSL? Ma quante sono le aziende che usano o hanno davvero bisogno del broad band? Chi non consulta l'esperienza degli altri prima di acquistare un abbonamento alla telefonia mobile o un accesso ad Internet?

L'impressione è che tutto ma proprio tutto stia cambiando e che ci siano discutibili tesi, come la relazione che vi sarebbe tra P2P e crisi del mercato musicale, che non sono cortine fumogene, come dice qualcuno, ma sono proprio frutto di ignoranza, ossia dell'ignorare che quello che sta avvenendo non è una follia collettiva ma è, semmai, una collettiva presa di coscienza. I cui effetti, lo speriamo davvero, andranno ben oltre gli interessi o i dolori di una manciata di corporation.

Muggiamo gente, muggiamo alto...

http://punto-informatico.it/p.asp?i=49774 messo al plurale da

Comitato per la salvaguardia della Cultura Europea










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