Risorgimento italiano e la Serbia

10/mar/2011 13.35.03 associazione euromediterranea Contatta l'autore

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Il Risorgimento italiano, non fu solamente un episodio strettamente legato alle
vicende del popolo italiano ma, rappresentò un fenomeno che influenzò anche la
lotta di indipendenza di altri popoli alla ricerca di una Patria. Tra queste,
un posto particolare merita la storia della causa indipendentista della Serbia.
Tra il 1800 e il 1918 numerosi furono i momenti nei quali i due movimenti di
indipendenza ebbero occasione di entrare in contatto. Infatti, nell'arco di
questo periodo temporale, che corrisponde, in storiografia ad una concezione
lunga di risorgimento, numerose furono le attestazioni di interesse che i
pensatori e gli uomini d'azione del risorgimento italiano fecero nei confronti
della causa nazionale serba. Contemporaneamente, i fatti che accadevano in
Italia furono oggetto di ammirazione e attenta analisi da parte dei patrioti
Serbi. Questa situazione non interessò solamente i pensatori ma, anche e
soprattutto, gli uomini di cultura. Infatti, questo rapporto tra la causa
nazionale italiana e quella serba avvenne grazie all'opera di personaggi come
Nicolò Tommaseo, Francesco Dall'Ongaro, Vuk Stefanovic Karadzic, Medo Pucic e ,
più tardi , anche Gabriele d’Annunzio. Nel 1844, mentre in Italia, la
carboneria intensificava la propria presenza sul territorio e si compivano i
primi tentativi insurrezionali, in Serbia, sotto il Principe Alexander
Karadjordjevic (1842-1858) venivano gettate le basi per la realizzazione di un
primo programma di rinascita nazionale, che direttamente ed indirettamente
trovava proprio nel pensiero mazziniano le sue basi ideologiche. Autore del
"programma nazionale serbo" fu il Ministro degli esteri del principato, Ilija
Garasanin, uomo di profonda cultura e conoscitore stimato dei principali
pensatori liberali del nostro Paese.Questo "programma" non prevedeva solamente
delle riforme, in senso liberale e costituzionale, dello Stato ma tendeva
anche, in un primo tempo, alla creazione di una grande nazione, che partendo
dalla Serbia, avrebbe dovuto riunire, ricalcando indirettamente le aspettative
panslave e europeiste di cui Mazzini era convinto assertore..Questa grande
patria dei popoli slavi, avrebbe dovuto costituire una sorta di "cuscinetto"
tra l'Impero d'Austria e la Russia. Tale progetto, fortemente sostenuto anche
negli ambienti del nazionalismo Polacco, non trovò subito d'accordo il Ministro
Garasanin, soprattutto perché non era immaginabile, nel breve termine il crollo
dell'Impero d'Austria e soprattutto occorreva tenere presente il ruolo della
Russia nella regione balcanica. Garasanin, era fortemente convinto che il
movimento nazionale serbo, avrebbe, nel lungo periodo portato alla creazione,
di una nazione degli Slavi del Sud, che avrebbe ricompreso gli Sloveni, i
Bosniaci, i Montenegrini, I Croati e le minoranze serbe presenti nell'impero
ottomano e austriaco. Nell'attesa che anche le altre componenti slave avessero
dato vita a movimenti autonomistici, la Serbia, avrebbe dovuto iniziare un
serio programma di ammodernamento dello Stato, della burocrazia e delle forze
armate, al contempo era necessario attivare una politica estera tesa a
sensibilizzare l'opinione pubblica europea sulla situazione dei Balcani
cercando alleanze, in quelle nazioni che non potevano avere interessi nell'area.
Sorprende, come l'operato di Garasanin fosse, nei termini generali simile
all'azione di Cavour nel piccolo Stato Piemontese. Il paragone, non è
improprio. Infatti, proprio Garasanin dichiarò più volte che la Serbia, oltre
che essere la "sentinella dell'Oriente" dell'Europa era il "Piemonte" dei
Balcani che poteva fare per gli slavi del Sud, quello che il piccolo stato
sardo stava facendo per la causa nazionale italiana.Questo breve ricordo del
Ministro Garasanin , testimoniano i profondi legami culturali e storici che
legano la Serbia all’Italia e della vocazione universale del Risorgimento
italiano.

Dott. Marco Baratto
Mulazzano - Lodi -


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