LA CONOSCENZA PRIMA, L?ECONOMIA DOPO: ECCO IL MONDO MIGLIORE

07/nov/2005 11.22.33 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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«La Conoscenza prima, l’economia dopo: ecco il mondo migliore»



Gennaro Francione, giudice famoso per aver emesso una importante sentenza contro il copyright ed eclettico artista.
A PrimaDaNoi.it parla del suo impegno e della sua crociata per un mondo diverso.





Uno dei tanti effetti della Grande Madre Rete è quello di aver introdotto nuove metodologia, nuove filosofie e agevolato la conoscenza e la condivisione della cultura.
Con il Web, un buon motore di ricerca e la giusta tecnica in un secondo si può avere la risposta a tutte le domande. Prima occorreva avere in casa voluminose encioclopedie mai aggiornate abbastanza.
La condivisione del sapere ha portato ad un progressivo logoramento del copyright (diritto di autore) e alla proliferazione di movimenti culturali che ne vogliono stravolgere l’impianto giuridico.
E’ guerra fra la massa (di artisti non emersi) contro una ristretta lobby di artisti (quelli che rientrano nei pochi circuiti dei media).
A PrimaDaNoi.it parla Gennaro Francione , noto in rete come Adramelek: è personalità eclettica e decisamente fuori dagli schemi. E’ giudice del tribunale di Roma per la sezione penale e famoso per aver pronunciato una tra le prime sentenze contro il diritto d’autore in Italia.
E' fondatore del “Movimento Utopista Antiarte” (www.antiarte.it ). E’ scrittore ammirato, artista, pittore e scacchista di buon livello. Insomma una Mente, con la maiuscola.
Abbiamo chiesto di parlarci delle sue idee sul tema tanto discusso e contrastato del copyright. Inevitabilmente si è finito per parlare di internet e delle sue potenzialità ancora non adeguatamente sfruttate.



La sua attività di giudice l'ha portata spesso ad imbattersi nella problematica del diritto di autore. Può darci una breve definizione?

Il diritto d’autore è nato per proteggere gli autori dal punto di vista morale ed economico nel senso di proteggere la paternità e lo “sfruttamento commerciale” della loro opera. In effetti esso è diventato una macchina arraffasoldi per i produttori, i distributori, gl’istituto pseudoprotettivi degli autori come la SIAE etc, che lavorano su poche star, il cui successo è basato sul sacrifico di massa degli autori. Un autentico olocausto artistico per far venire fuori i pochi e sempre gli stessi nell’editoria, nella musica, nelle tv di stato e non, sulla stampa forte.

E quanto a lei?
La materia del diritto d’autore la tratto spesso nelle cause penali
afferenti la vendita di cd contraffatti. Il 15 febbraio 2001 emisi
la famosa sentenza anticopyright assolvendo 4 extracomunitari venditori di cd contraffatti per stato di necessità (leggasi: fame). Subii, in seguito a un'interrogazione parlamentare, un'azione disciplinare ministeriale per quella sentenza ritenuta "abnorme", fortunatamente conclusa con un proscioglimento.
Il CSM ribadiva la correttezza dei principi esposti in quella pronuncia e insieme la libertà e l'indipendenza della magistratura soprattutto in rapporto alla facoltà di portare avanti nuove visioni del mondo e della giustizia.
La sentenza è rivoluzionaria perché abbatte in re ipsa il sistema del copyright rilevando che la norma repressiva di base, la protezione penalistica - e non meramente civilistica del diritto d'autore - è desueta di fatto per l'abitudine di molte persone di tutti i ceti sociali, che, in diuturnitas, ricorrono all'acquisto di cd per strada o scaricano MP3 da Internet.
Insomma, ribadiva il trionfo, decretato dal popolo, dell’internet come mezzo di diffusione libera e gratuita dell’arte e della cultura.
Ora la sentenza ha fatto proseliti tra altri magistrati e attende che si pronuncino i giudici superiori.

Fra le tante cose lei è anche portavoce del movimento anti-copyright. In sintesi ci spiega i punti salienti e cardini ai quali vi ispirate?
“Un decennio fa fondai il Movimento Antiarte nel cui
manifesto, al punto 7, affermavo che l'Autore, in quanto portavoce di cronache artistiche narrategli dal Mondo, aveva non più la proprietà dell'opera, ma il mero possesso (detentio) delle forme artistiche da lui create, delle quali, invece, era proprietaria l'Umanità . Questo principio fu ripreso dalla DUDDA (Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Arte) da me ideata e firmata, l'11 novembre 2002, al Museo del Cinema di Roma da una serie di artisti, intellettuali, giuristi etc. nell'ambito di un sit-in per salvare quel museo dall'azione di aggressivi gruppi commerciali.

All'art. 6 la DUDDA recita: "All'autore dell'opera è riconosciuto il diritto morale d'autore e il mero possesso a nome altrui delle forme artistiche, con un ridotto diritto di sfruttamento commerciale, senza che chicchessia possa vantare alcuna proprietà assoluta sul prodotto artistico".
Oggi, a fronte della “cyberagonia del diritto d'autore”, più che mai viene in luce quel progetto antiartistico di riduzione della proprietà intellettuale a mera “detentio” in nome dell'Umanità, con mantenimento limitato del diritto morale d'autore ma suo drastico ridimensionamento a livello di sfruttamento commerciale”.

3) Come cercate di convincere gli autori a rinunciare al loro diritto?
E’ molto semplice. Gli autori affermati e le star tirano calci, non vogliono ovviamente l’anticopyright.
Ma la massa dei milioni di artisti è una mandria sterminata di cavalli con gli zoccoli spuntati e la zampe fiacche.
Essi non hanno alcun diritto d’autore da tutelare perché fuori dal giro della grande produzione e dei massmedia che contano. L’unica forza che hanno è la rete e su quella noi puntiamo cercando di far loro intendere che il vero pane per l’autore non è il compenso economico ma la diffusione massima e gratuita dell’opera.

…Su questo siamo pienamente d’accordo… pensi, noi abbiamo fondato un quotidiano seguendo questo principio…

La Rete serve per diffondere le nostre creazioni ma anche per rovesciare pacificamente il sistema fornendo il modello per la ridistribuzione democratica fra tutti gli autori delle risorse produttive e massmediali esterne.
Insomma la massa degli autori deboli è facile da portare con noi perché non ha nulla da perdere, essendo già… perduta! Questa non è arte ma antiarte: arte da combattimento contro il sistema a Piramide per crearne uno nuovo, a forma di Sfera, dove tutti gli autori del mondo possano accedere alla pari.


E' davvero raggiungibile una "libera e gratuita diffusione del sapere" o non crede che alla teoria manchi un qualcosa per renderla applicabile anche nella realtà?
L'opera va diffusa gratuitamente come contenuto grazie alla Biblioteca Universale che si può creare con la nuova tecnologia che lo consente: Internet.
Prima avevamo bisogno del cartaceo, del vinile etc. per diffondere le nostre opere. Ora non più . Se hai un’opera la metti in internet e là cerchi di diffonderla.
Il nostro sistema prevede che il contenuto della creazione è a diffusione gratuita e, solo dopo aver letto, ascoltato etc. l’opera, paghi per avere il cartaceo o altro supporto ai minimi prezzi praticabili.

Può farci un esempio concreto?
Il copione teatrale dell'opera da me creata e messa in scena, “Processo alle bestie”
pubblicato dalla casa editrice animalista www.NuovaEtica.org, che si propone di distribuire gratuitamente romanzi, saggi, poesie e materiale informativo. Ognuno può scaricare dal sito la versione elettronica delle pubblicazioni, in formato PDF , e stamparla. E' anche disponibile la versione stampata e rilegata, nel normale formato dei libri che trovate in libreria. In questo caso gli editori chiedono solo la copertura delle spese di stampa e spedizione, senza alcun sovrapprezzo, perché la distribuzione resta sempre e comunque gratuita.

Ci spiega secondo lei quali sono stati i rapporti fra la Rete e la nascita del malcontento nei confronti del copyright?
La Rete è l’anticopyright. E’ l’estrema tecnologia di diffusione e di riproduzione teoricamente all’infinito di uno scritto, di una musica, di un film etc.. Non si può creare una tecnologia di libertà assoluta e poi fermarla. E’ roba da folli.
A fronte della Forza Infinita del Web le leggi di protezione del copyright e di repressione addirittura penalistica sono destinate a naufragare perché è il media stesso che consente la libera diffusione delle opere.
E' abbastanza recente la "Dichiarazione scritta sulla lotta contro la pirateria e la contraffazione allargata" del Parlamento Europeo al cui interno il Consiglio e la Commissione invitano i paesi membri" ad assicurare che la legislazione vigente e quella futura prevedano sanzioni civili forti e armonizzate per tutte le violazioni della proprietà intellettuale e pesanti sanzioni per la contraffazione su scala commerciale". Se quella direttiva ricevesse reale attuazione certo non
basterebbero in Italia 50.000 posti già strettissimi delle nostre carceri, occorrendo poi affittare per contenere i contravventori di tutta Europa non un'isola ma un continente intero tipo l'Australia, dove un tempo l'Inghilterra relegava a valanghe i suoi galeotti!


Penso che il punto fondamentale sia quello di trovare una mediazione fra libera circolazione del sapere e gratuità. Insomma sarebbe bello avere tutto e gratis (libri, dischi, spettacoli teatrali, cinema, tv... tutto quello che accresce culturalmente). Ma come si fa?
Gliel’ho spiegato prima. Noi vogliamo creare un Mondo Nuovo dove il Sapere prevalga sull'Economia.
Là l'Arte e la Cultura saranno libere e gratuite; si pagherà dopo, eventualmente, la confezione del prodotto artistico e culturale.
Infine, lo ribadisco: diffondere l’opera è il primo intento dell’autore, non guadagnare! Quello eventualmente verrà dopo.


Cosa dice la legge italiana oggi sul copyright ed un suo parere sugli eventuali modifiche da apportare.
Una legge da buttar via e riformularla sul nuovo diritto d’autore non più patrimonio (a monte) del singolo ma dell’intera umanità. Ogni autore è debitore all’umanità di quello che scrive. Come ha ricevuto, così deve donare.

Come portate avanti la vostra battaglia? (il movimento utopista)
Con i convegni, con gli scritti, le pubblicazioni in rete e in cartaceo.
Anche un’intervista come la vostra, serve allo scopo. Diffondetela al massimo. E… naturalmente non voglio esser pagato per avervela rilasciata. Anzi grazie mille. Che la Rete sia con Voi.

… e con voi.

Alessandro Biancardi 6/11/2005 8.30









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