Crocifisso, la famiglia e l’UAAR: «Profonda delusione da Strasburgo»

«Un simile cambiamento di opinione tra il primo e il secondo grado non può che essere dovuto alle enormi pressioni messe in campo dalla Chiesa cattolica», fanno sapere dalla famiglia ricorrente, «ed è incredibile che la Corte europea anteponga le legislazioni nazionali alle violazioni dei diritti dell'uomo».

Persone Massimo Albertin, Armando Diaz, Raffaele Carcano
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23/giu/2011 10.40.24 UAAR - Unione Atei e Agnostici Razionalisti Contatta l'autore

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Comunicato stampa del 18 marzo 2011

Hanno avuto contro il governo e l’opposizione, il presidente della repubblica e quello del consiglio, la Chiesa cattolica e quella ortodossa, nonché dieci paesi europei. Ora che è stata pubblicata la sentenza della Grande Camera, che ribalta clamorosamente la sentenza di primo grado, la delusione è tanta.
«Un simile cambiamento di opinione tra il primo e il secondo grado non può che essere dovuto alle enormi pressioni messe in campo dalla Chiesa cattolica», fanno sapere dalla famiglia ricorrente, «ed è incredibile che la Corte europea anteponga le legislazioni nazionali alle violazioni dei diritti dell’uomo». «Sostenere che mancano elementi che provino la discriminazione subita è puerile», commenta invece Raffaele Carcano, segretario UAAR: «se un crocifisso certo non evangelizza direttamente, è pur vero che trasmette inevitabilmente il messaggio che i fedeli di una religione sono privilegiati rispetto a chi non ne fa parte».
Si ricorda che alle ore 17 avrà luogo ad Abano Terme, presso i locali comunali di via Armando Diaz 86, una conferenza stampa a cui saranno presenti Massimo Albertin, in rappresentanza della famiglia che ha avviato l’azione giuridica, e Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’UAAR, che l’ha promossa e sostenuta.

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