DEBITO PUBBLICO: NON SI PUO' CHIEDERE DI PAGARLO A CANI E GATTI

06/set/2011 14.59.36 ANMVI Contatta l'autore

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ANMVI

Torna l’ipotesi di aumentare l’IVA
MANOVRA E DEBITO PUBBLICO: NON POSSONO PAGARLO CANI E GATTI
Inconcepibile un aumento generalizzato dell’IVA. Gli animali da compagnia pagano già un’IVA ingiusta e iniqua

(Cremona, 6 settembre 2011) - Torna l’ipotesi di aumentare l’IVA. Torna il “no” dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani che chiede al Governo interventi selettivi che escludano dagli aumenti dell’aliquota le cure veterinarie, già vessate dal 20%, la stessa percentuale applicata ai beni di lusso.

Le cure veterinarie sugli animali da compagnia devono essere escluse dall’aumento dell’imposta, che già pesa ingiustamente sulle cure veterinarie come aliquota di lusso al 20%. Il Fisco tratta la sanità animale come un bene superfluo.

Le cure veterinarie non sono nemmeno un bene di consumo. Concorrono alla sanità animale e alla sanità pubblica del Paese e dovrebbero essere trattate con l’aliquota ridotta. Anzi, una serie di prestazioni dovrebbero invece essere del tutto esenti, come accade per le prestazioni sanitarie alle persone, perchè obbligatorie o rese nell’interesse della sanità pubblica.

Siamo invece al paradosso dell’IVA di lusso sulle cure agli animali nei canili, sul microchip obbligatorio, sulle vaccinazioni prescritte dalla Legge per combattere le malattie trasmissibili e sugli interventi di prevenzione del randagismo come la sterilizzazione chirurgica. Tutte prestazioni scoraggiate da un peso fiscale che ricade sui cittadini-proprietari, che si traduce in leggi disattese e in maggiori oneri per la finanza pubblica.

La manovra sia piuttosto l’occasione per far luce sull’utilizzo dei fondi pubblici per la prevenzione e il controllo del randagismo. Da sprechi e cattivo uso delle finanze pubbliche si ricaverebbero risorse sorprendentemente ingenti.

Ufficio Stampa ANMVI
0372/40.35.47


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