FESTE NATALIZIE: DISSERVIZI E DISAGI PER I SICILIANI CHE TORNANO IN SICILIA + UN SALUTO AD UN AMICO: VINCENT SCHIAVELLI

28/dic/2005 07.56.15 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU "SICILIA INDIPINNENTI"
FRONTE NAZIONALE SICILIANO "SICILIA INDIPENDENTE"

-Sikritarìa Nazziunali-

Kumunikati Stampa

FESTE NATALIZIE: DISSERVIZI E DISAGI PER I SICILIANI CHE TORNANO IN SICILIA. È UNA VERGOGNA ED È ANCHE UN OLTRAGGIO AL POPOLO SICILIANO, ALLA SUA DIGNITÀ

Anche quest'anno è stata onorata la tradizione che vede un numero incalcolabile di Siciliani della Diaspora tornare in Sicilia alla spicciolata o in gruppi familiari; vecchi, donne e bambini, studenti, lavoratori, pensionati. Un mondo siciliano in movimento che vuole respirare, seppure per pochi giorni, l'aria della Sicilia. Per assaporarne i cibi e rivivere le usanze. Per sentirne il profumo, le voci, i suoni. Per riabbracciare parenti ed amici. E per restare un po' sui luoghi che sono stati costretti ad abbandonare.

Ma anche quest'anno il ritorno in Sicilia è stato contrassegnato da disservizi, sofferenze, ritardi, disagi indescrivibili. Chiunque sia stato, infatti, nei porti, negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, si è accorto della delusione e della rabbia di chi ha dovuto viaggiare fra mille difficoltà. Chi ha preso il treno, in particolare, si è scontrato con il freddo, con le vetture ferroviarie sporche e prive di servizi funzionanti. Spesso in piedi o pigiati come sardine, con gente che viaggiava senza biglietto, approfittando del caos, o addirittura con animali a bordo. E vi erano anche coloro che fumavano marijuana indisturbati.

E pur di arrivare in tempo in Sicilia i nostri fratelli si sono sobbarcati ritardi, code, complicazioni di ogni tipo. Ed anche le conseguenze della insufficienza numerica dei mezzi di trasporto. Disagi e carenze lamentati anche per i pullman alternativi ai treni che partono da Roma o dalla Toscana o dall'Emilia.

Le storie si assomigliano tutte. È una vergogna! Ancora una volta i Siciliani sono stati trattati come cittadini di serie C dalle Istituzioni e dalle Compagnie che gestiscono i collegamenti ed i trasporti da e per la Sicilia. Nonostante queste Compagnie abbiano, ancora una volta, lucrato enormemente proprio in questa circostanza.

La Regione Siciliana, innanzitutto, non può ignorare ciò che è avvenuto e deve, intanto, attivarsi essa stessa affinché i servizi siano molto più efficienti e completi in Sicilia, ma anche affinché i trasporti ed i collegamenti avvengano in modo più civile, più adeguato, più rispettoso delle esigenze e della dignità dei Popolo Siciliano. Glielo impone, fra l'altro, l'Articolo 22 dello Statuto Speciale ancora vigente.

I Parlamentari eletti in Sicilia avrebbero dovuto fare qualcosa per prevenire il caos. Ma possono e devono fare ancora molto per rimuovere i disservizi e per individuare le responsabilità. Ci risparmino l'infame gioco dello "SCARICA-BARILE" delle responsabilità. Sarebbe di pessimo gusto e non pertinente, considerato che si è andati di male in peggio. Né ci vengano a raccontare che queste schifezze si ripetono puntualmente da oltre mezzo secolo. Questa sarebbe un'ulteriore aggravante - e non già un'attenuante - anche perché farebbe meglio emergere il loro comportamento terribilmente omissivo.

Detto questo, ribadiamo che non è accettabile la prassi che le Compagnie possano offendere la dignità dei viaggiatori Siciliani, oltre che calpestare le regole più elementari dei Diritto in materia di trasporti e di collegamenti.

Nell'esprimere solidarietà ai Siciliani della Diaspora, l'FNS rivolge ad essi l'invito di partecipare in prima persona alla lotta per la rinascita morale, politica e civile della Nazione Siciliana. Una "rinascita" che passa attraverso il "licenziamento" dei partiti e degli uomini che, nell'ultimo mezzo secolo appunto, hanno fatto della Sicilia una colonia, un serbatoio di voti, un mercato di consumo di ciò che si produce altrove. Una colonia dalla quale i lavoratori, i giovani, il loro cuore, il loro cervello, devono EMIGRARE per trovare lavoro altrove.

Palermu, 28 Dicimmaru 2005

GIUSEPPE SCIANÒ, Sikritariu FNS

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UN SALUTO AD UN AMICO: VINCENT SCHIAVELLI

Se n'è andato senza clamore, sottovoce, con il sorriso, come tutti quelli che nella sua carriera aveva strappato. Ma, soprattutto, se n'è andato da Siciliano, in Sicilia. Appena passato questo Natale, nella sua casa di Polizzi Generosa è mancato un amico, Vincent Schiavelli. Della sua carriera di attore e "caratterista" si è già parlato tanto, come anche dei suoi libri, dove non celava, fra ricette e racconti dei Siciliani di Brooklin, il suo amore per la Sicilia. Che non era, però, una passione effimera, o un mero e istintivo, nonché folklorico, attaccamento alle radici, ma una vera e propria scelta di consapevolezza culturale, come noi Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu poniamo al centro del nostro programma che contrapponiamo alla Propaganda italoassimilazionista antisiciliana. E con piacevole sorpresa Vincent accolse, durante una visita a Palermo, la fervida attività del nostro partito, l'unico dichiaratamente indipendentista. E l'unico che promuove il ritorno dei Siciliani della Diaspora, siano essi di prima, seconda, terza generazione, in Sicilia, per restituire la libertà al Popolo Siciliano, l'indipendenza alla millenaria Nazione Siciliana. Come ascoltandoci, Vincent scelse di tornare in pianta stabile in Sicilia, scelse di essere definitivamente Siciliano, e da Siciliano ha combattutto la malattia che ce l'ha sottratto. Possa essere lui un esempio di recupero della nostra identità di Siciliani, della necessità di vivere e lottare per la Sicilia. Diceva: «Ogni uomo deve capire che l'importante non è essere etnocentrico ma etnocosciente. Mi piace la cultura siciliana, è qualcosa che esce fuori quando meno te l'aspetti perché è dentro di me. I siciliani vivono nel presente».
Antudo, Vince'!

Catania, 28 Dicimmaru 2005

ROMAN H. CLARKE, Vicepresidente FNS

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Con preghiera di diffusione. L'Addetto Stampa
(Giovanni Basile)



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«Diamo, quindi, al Popolo Siciliano - in lotta per il suo ideale millenario - la bandiera di un indipendentismo esente da mafiosità e brigantaggio, auspicandone la vittoria nella libertà, nella democrazia, nella giustizia sociale, nella concordia, nella pace e nello spirito europeistico e mediterraneistico».

Giuseppe Montalbano, 1976




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