FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU "SICILIA INDIPINNENTI"
FRONTE NAZIONALE SICILIANO "SICILIA INDIPENDENTE"
-Sikritarìa Nazziunali-
Kumunikati Stampa
FESTE
NATALIZIE: DISSERVIZI E DISAGI PER I SICILIANI CHE TORNANO IN SICILIA.
È UNA VERGOGNA ED È ANCHE UN OLTRAGGIO AL POPOLO SICILIANO, ALLA SUA
DIGNITÀ
Anche
quest'anno è stata onorata la tradizione che vede un numero
incalcolabile di Siciliani della Diaspora tornare in Sicilia alla
spicciolata o in gruppi familiari; vecchi, donne e bambini, studenti,
lavoratori, pensionati. Un mondo siciliano in movimento che vuole
respirare, seppure per pochi giorni, l'aria della Sicilia. Per
assaporarne i cibi e rivivere le usanze. Per sentirne il profumo, le
voci, i suoni. Per riabbracciare parenti ed amici. E per restare un po'
sui luoghi che sono stati costretti ad abbandonare.
Ma anche quest'anno il ritorno in Sicilia è stato
contrassegnato da disservizi, sofferenze, ritardi, disagi
indescrivibili. Chiunque sia stato, infatti, nei porti, negli
aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, si è accorto della delusione e
della rabbia di chi ha dovuto viaggiare fra mille difficoltà. Chi ha
preso il treno, in particolare, si è scontrato con il freddo, con le
vetture ferroviarie sporche e prive di servizi funzionanti. Spesso in
piedi o pigiati come sardine, con gente che viaggiava senza biglietto,
approfittando del caos, o addirittura con animali a bordo. E vi erano
anche coloro che fumavano marijuana indisturbati.
E pur di arrivare in tempo in Sicilia i nostri fratelli si
sono sobbarcati ritardi, code, complicazioni di ogni tipo. Ed anche le
conseguenze della insufficienza numerica dei mezzi di trasporto. Disagi
e carenze lamentati anche per i pullman alternativi ai treni che
partono da Roma o dalla Toscana o dall'Emilia.
Le storie si assomigliano tutte. È una vergogna! Ancora una
volta i Siciliani sono stati trattati come cittadini di serie C dalle
Istituzioni e dalle Compagnie che gestiscono i collegamenti ed i
trasporti da e per la Sicilia. Nonostante queste Compagnie abbiano,
ancora una volta, lucrato enormemente proprio in questa circostanza.
La Regione Siciliana, innanzitutto, non può ignorare ciò che è
avvenuto e deve, intanto, attivarsi essa stessa affinché i servizi
siano molto più efficienti e completi in Sicilia, ma anche affinché i
trasporti ed i collegamenti avvengano in modo più civile, più adeguato,
più rispettoso delle esigenze e della dignità dei Popolo Siciliano.
Glielo impone, fra l'altro, l'Articolo 22 dello Statuto Speciale ancora
vigente.
I Parlamentari eletti in Sicilia avrebbero dovuto fare
qualcosa per prevenire il caos. Ma possono e devono fare ancora molto
per rimuovere i disservizi e per individuare le responsabilità. Ci
risparmino l'infame gioco dello "SCARICA-BARILE" delle responsabilità.
Sarebbe di pessimo gusto e non pertinente, considerato che si è andati
di male in peggio. Né ci vengano a raccontare che queste schifezze si
ripetono puntualmente da oltre mezzo secolo. Questa sarebbe
un'ulteriore aggravante - e non già un'attenuante - anche perché
farebbe meglio emergere il loro comportamento terribilmente omissivo.
Detto questo, ribadiamo che non è accettabile la prassi che le
Compagnie possano offendere la dignità dei viaggiatori Siciliani, oltre
che calpestare le regole più elementari dei Diritto in materia di
trasporti e di collegamenti.
Nell'esprimere solidarietà ai Siciliani della Diaspora, l'FNS
rivolge ad essi l'invito di partecipare in prima persona alla lotta per
la rinascita morale, politica e civile della Nazione Siciliana. Una
"rinascita" che passa attraverso il "licenziamento" dei partiti e degli
uomini che, nell'ultimo mezzo secolo appunto, hanno fatto della Sicilia
una colonia, un serbatoio di voti, un mercato di consumo di ciò che si
produce altrove. Una colonia dalla quale i lavoratori, i giovani, il
loro cuore, il loro cervello, devono EMIGRARE per trovare lavoro
altrove.
Palermu, 28 Dicimmaru 2005
GIUSEPPE SCIANÒ, Sikritariu FNS
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UN SALUTO AD UN AMICO: VINCENT SCHIAVELLI
Se n'è andato senza clamore, sottovoce, con il sorriso, come tutti
quelli che nella sua carriera aveva strappato. Ma, soprattutto, se n'è
andato da Siciliano, in Sicilia. Appena passato questo Natale, nella
sua casa di Polizzi Generosa è mancato un amico, Vincent Schiavelli.
Della sua carriera di attore e "caratterista" si è già parlato tanto,
come anche dei suoi libri, dove non celava, fra ricette e racconti dei
Siciliani di Brooklin, il suo amore per la Sicilia. Che non era, però,
una passione effimera, o un mero e istintivo, nonché folklorico,
attaccamento alle radici, ma una vera e propria scelta di
consapevolezza culturale, come noi Indipendentisti di lu Frunti
Nazziunali Sicilianu poniamo al centro del nostro programma che
contrapponiamo alla Propaganda italoassimilazionista antisiciliana. E
con piacevole sorpresa Vincent accolse, durante una visita a Palermo,
la fervida attività del nostro partito, l'unico dichiaratamente
indipendentista. E l'unico che promuove il ritorno dei Siciliani della
Diaspora, siano essi di prima, seconda, terza generazione, in Sicilia,
per restituire la libertà al Popolo Siciliano, l'indipendenza alla
millenaria Nazione Siciliana. Come ascoltandoci, Vincent scelse di
tornare in pianta stabile in Sicilia, scelse di essere definitivamente
Siciliano, e da Siciliano ha combattutto la malattia che ce l'ha
sottratto. Possa essere lui un esempio di recupero della nostra
identità di Siciliani, della necessità di vivere e lottare per la
Sicilia. Diceva: «Ogni uomo deve capire che l'importante non è essere
etnocentrico ma etnocosciente. Mi piace la cultura siciliana, è
qualcosa che esce fuori quando meno te l'aspetti perché è dentro di me.
I siciliani vivono nel presente».
Antudo, Vince'!
Catania, 28 Dicimmaru 2005
ROMAN H. CLARKE, Vicepresidente FNS
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Con preghiera di diffusione. L'Addetto Stampa
(Giovanni Basile)
«Diamo,
quindi, al Popolo Siciliano - in lotta per il suo ideale millenario -
la bandiera di un indipendentismo esente da mafiosità e brigantaggio,
auspicandone la vittoria nella libertà, nella democrazia, nella
giustizia sociale, nella concordia, nella pace e nello spirito
europeistico e mediterraneistico».
Giuseppe Montalbano, 1976
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