APPELLO PER IL MUSEO COPERNICANO DALL'UNIVERSITA' " LA SAPIENZA "

17/gen/2006 03.47.32 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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Al Sindaco di Roma Walter Veltroni
Al Ministro del MIUR Letizia Moratti
al Ministro dei Beni e Attività Culturali Rocco Buttiglione
p.c. alla stampa




Scrivo in qualità di docente di Didattica delle scienze e del Corso di Laurea in Scienze Applicate ai Beni Culturali, dell’Università di Roma “La Sapienza”.
Scrivo in relazione alle vicende attuali dell’Osservatorio Astronomico di Roma e in particolare del Museo Astronomico Copernicano che ho frequentato dalla fine degli anni 70, sia per ricerche, sia con gli studenti universitari, sia per la formazione degli insegnanti.
In un tempo, quello attuale, in cui la città cerca di valorizzare la sua storia e le strutture che conservano le sue radici culturali, è particolarmente contraddittorio e doloroso per il mondo della ricerca e della cultura, ma anche per la cittadinanza di Roma, veder minacciato un luogo tanto significativo.
Sulla collina di Villa Mellini passa il Primo Meridiano d’Italia su cui è basata, oltre le carte dell’IGM, una cartografia che ha una grande rilevanza storica: attualmente sono state eliminate dai locali dell’Osservatorio le targhe della “Sala meridiana” e del “Primo meridiano” di cui abbiamo le fotografie di solo pochi anni fa, ma questo non basta a cancellarne la memoria e la storia. Vi sono inoltre nel parco della Villa una piccola costruzione che ospitava uno Strumento dei Passaggi e altre testimonianze, quali il basamento in pietra di un Telescopio Equatoriale, e le cupole sulle terrazze, relative all’attività scientifica, e di divulgazione che negli ultimi anni si è svolta in tale luogo. Ricordo che Museo e Biblioteca sono frequentati da studiosi di tutto il mondo.
Segnalo anche che l’attuale utilizzo delle sale del Museo per fare riunioni e ospitare scrivanie, non ha cambiato la destinazione primaria di quelle sale che sono le sale del Museo Astronomico, con le sue teche e i suoi oggetti di grandissimo pregio.
Tra questi vi è un rarissimo (ne esistono pochi in tutto il mondo) modello di ipotesi ricostruttiva del meccanismo di Antichitera il cui originale è in Grecia, vi sono molti oggetti provenienti dalle collezioni del Collegio Romano tra cui un raro calendario runico della collezione del Padre Kircher, vi sono strumenti utilizzati negli Osservatori di Roma nei secoli precedenti. Inoltre fanno parte del Museo una Pinacoteca e un caveau che attualmente ospita una gran parte degli oggetti del Museo stesso.
Lo spostamento dell’Osservatorio Astronomico su Monte Mario, avvenuto nel 1935, è ricordato anche da una targa che si trova sul Vittoriano e che indica i luoghi più significativi della città. Tale spostamento è inoltre la testimonianza, per la città di Roma, di un passaggio urbanistico comune ad altre città italiane ed europee: tra ottocento e inizio novecento gli Osservatori che prima erano nel centro delle città, a causa dell’aumento del traffico e della illuminazione sono stati trasferiti su colline e parchi appena fuori città. Questo è accaduto a Parigi dall’Osservatorio del centro a quello di Meudon, a Milano da Brera a Merate, a Firenze, a Bologna, alla Città del Vaticano che apre l’Osservatorio di Castel Gandolfo, e a Roma. La sede di Monte Mario è dunque una sede storica che è traccia di un cambiamento della città: poi le città sono cambiate ancora e anche le esigenze dell’Astronomia osservativa e dei suoi strumenti sono mutate, e così, mentre gli Osservatori Meteorologici restavano nelle antiche sedi cittadine insieme agli strumenti per lo studio del Sole, altra parte degli Osservatori Astronomici venivano spostate prima più lontano dalle grandi città e poi in zone particolari del pianeta, come le isole Canarie o le montagne del Cile e l’Arizona.
La dislocazione nella Villa Mellini del Museo Astronomico, e dell’annessa Biblioteca antica, i cui materiali sono peraltro catalogati come collocati nella sede attuale, ha radici storiche, e non è neutra nella storia legata alla scienza della nostra città, è una collocazione non equivalente ad un’altra. Anche la storia dell’astronomia moderna vi è rappresentata attraverso la prestigiosa Torre Solare. Inoltre, nell’ambito del Giubileo 2000, per Villa Mellini e per il parco adiacente è stato approvato e finanziato un progetto per oltre due miliardi, migliorare la fruizione da parte di tutti i visitatori, anche i diversamente abili.
Viceversa, ritengo che le strutture amministrative dell’INAF che attualmente occupano parte di Villa Mellini, potrebbero, senza danno, essere collocate altrove.
Inoltre la sede di Monte Porzio, in cui alcuni hanno ipotizzato di trasferire i materiali del Museo e della Biblioteca, oltre ad essere fuori città, è priva di locali attualmente destinabili ad ospitare Museo e Biblioteca con il rispetto di tutte le norme di sicurezza necessarie per gli oggetti e per i visitatori, come invece è Villa Mellini.
Scrivo tutto ciò per richiamare l’attenzione su elementi che possano aiutare la riflessione e le decisioni in merito alla destinazione dei diversi locali e sull’interesse della comunità scientifica a non disperdere e frammentare un patrimonio eccezionale, di oggetti e di costruzioni, e a considerare e non cancellare le radici storiche dei luoghi, degli edifici e dei manufatti. L’oblio e la mancanza di conoscenza rischiano di essere accompagnati dalla distruzione delle tracce e questo è un danno irreversibile. Una città come Roma nota a tutti per essere ricca di arte è in realtà ricca anche di un gran patrimonio legato alle scienze, che spesso non è valorizzato abbastanza, non è conosciuto e non è reso manifesto: valorizzarlo, come accade in altre città, sarebbe un contributo per far crescere una sensibilità verso la scienza.
Anzi la nostra responsabilità di docenti e quella degli amministratori, rispetto al bene di tutti e rispetto alle giovani generazioni, a cui tale patrimonio consegniamo, è quella di valorizzare e rendere il più possibile leggibile e fruibile tale patrimonio che racconta la storia di Roma come città d’Europa.

Ringrazio per l'attenzione
Nicoletta Lanciano
( Prof. associato Università " La Sapienza ")










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