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17/gen/2006 12.00.09 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia Contatta l'autore

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FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU "SICILIA INDIPINNENTI"
FRONTE NAZIONALE SICILIANO "SICILIA INDIPENDENTE"

-Sikritarìa Nazziunali-

Kumunikati Stampa

BELICE. È SCANDALOSO CHE DOPO 38 ANNI DAL TERREMOTO NON SIA STATA ANCORA COMPLETATA LA RICOSTRUZIONE

Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ritengono che sia bellissima e commovente la tenacia con la quale ogni anno, in Sicilia, soprattutto nei Paesi e nelle Città della Valle dei Belice, si celebrano manifestazioni e riti che ricordano il terremoto ed i tragici avvenimenti dei 15 gennaio 1968 e dei giorni immediatamente successivi. È giusto ricordare, infatti, le vittime e le distruzioni provocate da quel sisma. Ed è, questa, una dimostrazione della continuità dell'amore alla quale l'FNS si associa. Ed è anche comprensibile che la commemorazione del 38° anniversario abbia riproposto - giustamente - con maggiore forza e con maggiore consapevolezza rispetto agli anni precedenti, il gravissimo problema del mancato completamento della ricostruzione. Un problema, questo, politico, economico e morale che si trascina, appunto, da 38 anni e che pone sul banco delle responsabilità le istituzioni e la classe politica.
Eppure in tutti questi anni abbiamo visto tante promesse mancate e tante disattenzioni. Ed abbiamo visto passare Governi e Parlamentari di ogni colore politico e di ogni ideologia, tanto a Palermo che a Roma. Chi è stato o è senza peccato scagli la prima pietra. Non bisognerebbe, inoltre, sottovalutare il fatto che (stando ai calcoli dell'Ex Ragioniere Generale dello Stato, Andrea MONORCHIO), il Belice fino ad oggi ha ricevuto per la ricostruzione soltanto 12.000 miliardi delle vecchie lire, mentre la Regione FRIULI ha ricevuto - ed in tempi più solleciti - la somma dl 26.000 miliardi. Non vogliamo fare vittimismo, ma certamente ci vuole poco a capire che sl è applicata la politica del due pesi e delle due misure.
A questo punto diventa ancora più motivata la protesta dei Sindaci e diventa doveroso contestare all'attuale Governo ed alla Maggioranza che lo sostiene - e soprattutto al parlamentari eletti in zona - il mancato inserimento nell'ultima Finanziaria di un'assegnazione dignitosa di fondi per il BELICE. Con umiltà ma con fermezza dobbiamo, però, avere una strategia per la soluzione del problema. Dobbiamo, cioè, pretendere da tutti i partiti e da tutti gli uomini politici rappresentati in Parlamento un preciso, specifico, IMPEGNO per portare a soluzione questo problema, possibilmente prima ancora che si sciolgano le Camera e che si sciolga l'ARS. Ove ciò non fosse possibile - si perdoni la nostra franchezza - si dovrebbe chiedere ai partiti ed ai candidati, in lizza per il rinnovo dei Parlamento e dell'ARS, un impegno scritto ed ufficiale da inserire anche nei rispettivi programmi elettorali affinché, nella nuova Legislatura ed entro e non oltre l'anno 2006, siano stanziati i FINANZIAMENTI da destinare all'edilizia privata e alle opere pubbliche, già individuati, per importo e finalità, dai Sindaci della Valle del Belice nel corso della recente manifestazione di protesta.
Le lagrime di coccodrillo e le promesse generiche, infatti, non sono più credibili.

Palermu, 17 di Jinnaru 2006

GIUSEPPE SCIANÒ
Sikritariu FNS

MALASANITÀ IN SICILIA. È EMERGENZA UMANITARIA?

I nuovi casi di misteriosi (e quasi certamente evitabili) decessi di bambini in Sicilia riporta in evidenza il grave problema malasanità, circa il quale noi Indipedentisti del Frunti Nazziunali Sicilianu poniamo il nostro semplice ma immediato interrogativo: ma è mai possibile che nell'Europa del XXI secolo si possa morire senza una diagnosi, senza un medico capace che non sia emigrato all'estero per far posto al solito "raccomandato", senza una ragione anche solo apparente, senza che ci sia un ospedale adeguatamente attrezzato nelle vicinanze o, in alternativa, un'ambulanza o un elicottero?

Casi come questi, cui seguono sistematicamente l'effimero interesse della classe politica coloniale e della stampa maggioritaria, non dimostrano altro che l'attuale stato di crescente oppressione coloniale in cui versa ad oggi la Nazione Siciliana.

È la sistematica imposizione di un "modello di sottosviluppo", da parte dei politici italiani e di quelli siciliani devolutisi alla propria carriera di sepoy, ad uccidere i nostri giovani ed i nostri bambini, oltre ai nostri anziani. E chi non emigra si trova a vivere in condizioni che, in molte zone, definire medievali è dir poco. E che dire degli enormi stanziamenti, derivati anche e soprattutto dal corposissimo gettito fiscale?

È mai pensabile che la Sicilia debba essere la terra delle incompiute, delle cattedrali nel deserto, degli ospedali ridotti alla sopravvivenza senza nemmeno i guanti sterili ed i disinfettanti, delle istituzioni locali oltre l'orlo della bancarotta che non possono nemmeno più garantire i trasporti ed i pasti agli alunni, la casa, la pensione e la dignità ai meno abbienti, la vivibilità ai normali cittadini?

Quanto durerà questo sistema atto a indurre all'apatia, alla sfiducia, all'emigrazione?
Quanto ascolteremo ancora le promesse, quanto ancora aspetteremo "dall'alto" le soluzioni ai problemi che la Sicilia, terra rigogliosa e produttiva, ed il laborioso Popolo Siciliano, si son visti propinare assieme alle politiche assimilazioniste italiche?
Quanti dei nostri figli dovremo ancora vedere morire per "mano italiana"?
Dovremo forse convocare le Organizzazioni Non Governative per porre freno a queste autentiche emergenze?
O dovremo, ben più semplicemente, sbarazzarci dell'origine dei problemi della Sicilia, disfarci civilmente, pacificamente e nonviolentemente dello Stato Italiano?

Catania, 17 di Jinnaru 2006

ROMAN H. CLARKE
Vicepresidente FNS

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Si ringrazia per l'attenzione.
L'Addetto Stampa (Giovanni Basile)



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«Diamo, quindi, al Popolo Siciliano - in lotta per il suo ideale millenario - la bandiera di un indipendentismo esente da mafiosità e brigantaggio, auspicandone la vittoria nella libertà, nella democrazia, nella giustizia sociale, nella concordia, nella pace e nello spirito europeistico e mediterraneistico».

Giuseppe Montalbano, 1976




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