FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU "SICILIA INDIPINNENTI"
FRONTE NAZIONALE SICILIANO "SICILIA INDIPENDENTE"
-Sikritarìa Nazziunali-
Kumunikatu Stampa
LA
GRANDE MANIFESTAZIONE, SVOLTASI A MESSINA CONTRO IL PONTE, DEVE INDURRE
IL GOVERNO AD UNA RIFLESSIONE E POSSIBILMENTE A FARE MARCIA INDIETRO
Gli
Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ritengono che la
grande manifestazione, popolare e trasversale, indetta dalla RETE "NO
PONTE" contro la realizzazione, appunto, del Ponte sullo Stretto e che
si è svolta domenica a Messina sia uno di quei grandi eventi politici
che non si possono archiviare come semplici notizie di cronaca o,
peggio, come se niente di particolare fosse successo.
Non
è, del resto, un caso che vi abbiano partecipato - oltre che numerosi
Cittadini di Messina - le Associazioni Ambientaliste, alcuni
Rappresentanti delle Forze Sicilianiste, alcuni importanti partiti
politici, folte rappresentanze dei Comitati "NO-TAVI" del Nord Italia
ed altri Movimenti di opinione che contestano le grandi opere pubbliche
che modificano il territorio e l'ambiente in modo sconsiderato e senza
giustificato motivo.
Hanno
pure partecipato alcuni coraggiosi uomini politici siciliani - come
Bartolo SAMMARTINO e Fabio GRANATA - ponendosi in contrasto con
l'orientamento in materia del partito di appartenenza.
Ferma
restando la solidarietà con chi si batte per la difesa dell'Ambiente,
l'FNS si permette di ribadire che il Ponte sullo Stretto rimane un
UNICUM non paragonabile, per la gravità dell'impatto e delle altre
eventuali conseguenza, alle altre opere pubbliche oggi in discussione.
E probabilmente sarebbe un errore omologare il Ponte agli altri 530
progetti di opere pubbliche per le quali, magari, andrebbero fatte
critiche specifiche ed articolate e per le quali, forse, sarebbe
azzardato affermare che stano tutte inutili e dannose.
In
questo contesto non deve cadere nel vuoto la civile denunzia di Fulco
PRATESI, Presidente del WWF, il quale ha ricordato come lo studio di
impatto ambientale relativo al PONTE presenti "oltre cento lacune ed
omissioni". Peraltro, tale studio prende come riferimento il terremoto
di MESSINA del 1908, quando invece - sostiene Pratesi - in altre parti
dei Mondo si sono raggiunte intensità di MAGNITUDO maggiori. Analoga
considerazione vale per la durata delle sequenze, tenendo conto di ciò
che è avvenuto in Italia.
Non
si può negare che esistano critiche ad osservazioni di carattere
scientifico, tecnico, economico e politico, alle quali non sono state
date risposte adeguate. E che obbligano il Governo Italiano ad una
battuta d'arresto dei lavori e ad una pausa di riflessione, quanto meno
per dimostrare che non si è succubi di coloro che vogliono mettere
l'opinione pubblica di fronte al fatto compiuto.
Ed in ogni caso devono prevalere il senso di responsabilità ed il rispetto degli interessi generali.
L'FNS
chiede con forza che si applichi, per il Ponte, il principio che in uno
Stato di diritto non si può varare un'opera pubblica di così grandi
dimensioni e dalle tante conseguenze, prevedibili ed imprevedibili,
senza aver prima consultato con apposito REFERENDUM i Popoli più
direttamente interessati, che in questo caso sono il Popolo Siciliano e
quello Calabrese. Non basta. Esiste anche una "trama", non confessata
pubblicamente, che mira a sottrarre alla Sicilia la Città e la
Provincia di Messina per creare (assieme ad analoga mutilazione della
Calabria per quanto riguarda Reggio e Provincia) un'altra Regione, più
rispondente alla esigenze ad ai comodi dei partiti italiani centralisti
e al loro progetto di impedire il risveglio del Popolo Siciliano. Della
Nazione Siciliana.
Palermu, 23 Jinnaru 2006
GIUSEPPE SCIANÒ Sikritariu FNS
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Si ringrazia per la cortese attenzione.
L'Addetto Stampa
(Giovanni Basile)
«Diamo,
quindi, al Popolo Siciliano - in lotta per il suo ideale millenario -
la bandiera di un indipendentismo esente da mafiosità e brigantaggio,
auspicandone la vittoria nella libertà, nella democrazia, nella
giustizia sociale, nella concordia, nella pace e nello spirito
europeistico e mediterraneistico».
Giuseppe Montalbano, 1976
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