TRENO 8017: PER NON DIMENTICARE

12/feb/2006 11.01.48 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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TRENO 8017:PER NON DIMENTICARE


NELLA NOTTE TRA IL 3 E IL 4 MARZO 1944 IL TRENO MERCI 8017 ENTRO' NELLA
GALLERIA DELLE ARMI, SITUATA TRA LE STAZIONI DI BALVANO-RICIGLIANO E
BELLA-MURO ( LINEA BATTIPAGLIA-POTENZA ). NELLA GALLERIA,LUNGA 1692 METRI,
IL LUNGO CONVOGLIO COMINCIO' A SLITTARE E NON RIUSCI' PIU' A PROCEDERE:
OLTRE CINQUECENTO PERSONE MORIRONO ASFISSIATE DALLE ESALAZIONI DELLE DUE
LOCOMOTIVE A VAPORE. da http://treno8017.trenidicarta.it/

I veri eroi non sono i soldati che combattono per la guerra, ma gli Uomini
che combattono contro la guerra(Astrid Agius).
Bisogna dimenticare le statue dei Militi Ignoti ed erigere quelle del
Cittadino Dimenticato, vittima di una guerra che non ha voluto, che non ha
mai combattuto e per la quale è morto inutilmente(Raul Karelia).


IL PIU' GRANDE DRAMMA FERROVIARIO ITALIANO


.... Dopo l'allarme mentre alcuni autocarri si dirigevano velocemente
verso la stazione di Balvano, da Potenza, ferrovieri e carabinieri
effettuavano il macabro lavoro di separare i morti dai vivi, e di
identificare tutti i colpiti.

Nell'orgasmo con cui questa operazione venne compiuta, non fu fatto
nemmeno un esatto calcolo numerico dei viaggiatori dell'8017.

Quanti furono i morti?

Nella riunione del Consiglio dei ministri del 9 marzo '44 il Ministro
delle Comunicazioni riferisce sul sinistro ferroviario della linea di
Potenza, da attribuirsi alla pessima qualità di carbone fornito dagli
Alleati.

La relazione Badoglio, alla fine, riporta: "Le salme, in numero di
501, furono scaricate e successivamente trasportate nel cimitero di
Balvano".

Su "Famiglia cristiana" nell'articolo -E la morte scese sul treno- di
Cenzino Mussa del 1979 leggiamo:"Quanti i morti? Su alcuni documenti si
legge: 425. Su altri, 521. Su un vecchio registro comunale c'è l'elenco dei
corpi identificati: 429". Si tratta naturalmente dei morti identificati e
non del numero complessivo.

La cifra che risulta da fonti ufficiali è di 521 morti, benché alcuni
l'abbiano fatta salire a oltre riporta 600, ritenendo che "delle centinaia
di morti che vi furono sepolti, quasi 200 non furono identificati"(così
Gordon Gaskill nell'articolo, La misteriosa catastrofe del treno, pubblicato
in "Selezione dal Reader's Digest", Luglio 1962, pagine 11-16, 8017).

La cifra di 600 risulta indirettamente anche dall'articolo di Frisoli
sull'Europeo (Giulio Frisoli, Il massacro della galleria - Il disastro
dell'8017, articoli pubblicati in "L'Europeo", 11 marzo 1956, pagine 12-15;
18 marzo 1956, pagine 52-55; 25 marzo 1956, pagine 37-41 ) là dove riporta
che "i morti furono 521, dei quali 193 non identificati"(stesse cifre
riportate da Nino Lo Bello in The silent death of Train 8017
morte del treno 8017> sul "Chicago Tribune Magazine" del 25 febbraio 1979).
I non identificati ufficiali erano solo un centinaio per cui raddoppiandoli
si arrivava a oltre 600 complessivi.

Questa cifra(600) è riferita da Ciro Avventurato,(partecipante alla
trasmissione "Un giorno speciale " di Michele Cocuzza del 26 marzo 2004) per
averla appresa dal fratello costruttore della Cappella di Balvano. E' certo
che don Salvatore presenziò ai lavori di disseppellimento dei cadaveri ed è
presumibile che li abbia contati.

Sull'iscrizione nella cappella si legge il numero di morti 509,e cioè 408
uomini e 101 donne", con ciò preferendosi riportare i dati ufficiali.

Il sistema identificativo usato fu originariamente assai efficace: ad ogni
cadavere fu applicato un cartellino numerato, che rimanda all'elenco delle
vittime. Poi di fatto per il gran numero di cadaveri il calcolo e
l'identificazione dei morti divennero assai problematici.

Una delle persone che applicarono questi cartellini giura di averne
contati 608.
Costui è rimasto sempre nell'ombra e non è stato mai intervistato ma
potrebbe essere la chiave di volta testimoniale per determinare il numero
dei morti.

Perché dalle carte ufficiali non emerse quel numero? Per il caos e la
fatica dell'identificazione. Se fosse stato per gli Alleati i cadaveri
sarebbero stati bruciati in massa senza fare tante storie.

L'umanità e il senso civico degl'italiani intervenuti nei soccorsi
permisero l'identificazione per quanto possibile, ma poi la stanchezza e il
dovere di sbarazzarsi comunque di tanti morti anche per condizioni
igieniche(fortunatamente c'era la neve e il fresco permetteva una miglior
conservazione dei corpi) non permisero di ultimare l'opera di
identificazione.

Si aggiunga che secondo alcune voci si tentò, appena scoperto il disastro
di "recuperare" il treno e nella fretta, unita alle condizioni infami in cui
operavano i soccorritori, poiché alcuni passeggeri erano caduti sui binari,
essi furono tranciati dalle ruote(vivi o già morti che fossero).

A testimoniare la confusione generale del periodo e delle pur alacri
operazioni compiute, vi è l' "elenco delle persone sepolte nel cimitero di
Balvano"(Così Mario Restaino). Ad un certo punto è scritto: "Un uomo non
potuto identificare in quanto la tumulazione è stata effettuata in assenza
degli ufficiali di polizia giudiziaria preposti a raccogliere le generalità
e senza autorizzazione degli stessi. Si ritiene però che l'uomo sia stato
identificato dai familiari che procedettero alla tumulazione, i quali non si
preoccuparono di consegnare le generalità ed altri dati nemmeno al locale
comune al custode del cimitero".

Addirittura Restaino avanza l'ipotesi che alcuni cadaveri finirono nel
cumulo degli oggetti, il che potrebbe avvalorare la tesi dei corpi
tranciati. Infatti il documento "di ricognizione di oggetti bagagli ed altra
merce" trovati in occasione dell'incidente", è interrotto, ad un tratto,
dalla seguente dicitura: "Signorella Eleonora fu Angelico etc."(Un treno,
un'epoca, p. 57).

Si può allora ritenere plausibile se non certo il numero di 600 nel senso
che nella confusione le operazioni d'identificazione o di verbalizzazione
sui dati delle salme vennero abbandonati.

Un'ipotesi agghiacciante in tempi civili ma non bisogna dimenticare che
al sud la guerra era appena finita e quell'evento psicologicamente e
materialmente veniva inquadrato in un disastro bellico con tutte le
conseguenze di burocrazia sommaria in vita come in morte.

Gli oltre 600 morti di Balvano rendono l'incidente il "più grande
disastro ferroviario civile dell'epoca" come riporta Nino Lo Bello su The
silent death of Train 8017 sul "Chicago
Tribune Magazine" del 25 febbraio 1979. L'articolista cita un altro grave
disastro "il deragliamento di un treno di truppe in Francia, avvenuto il 12
dicembre 1917, che costò la vita a 543 persone"(da Mario Restaino, Un treno,
un'epoca: storia dell'8017, p. 97)


Maria Le Caldare ha 103 anni e racconta:
"Vennero dei camion da Potenza. Mamma mia. Caricavano i cadaveri e salivano
per il paese. Il prete ebbe il tempo solo per una benedizione. Sembrava che
gli inglesi volessero bruciarli"(così in un'intervista a A. Bobbio, Un
disastro cancellato, su Famiglia cristiana, 29 febbraio 2004).

Il cimitero non aveva spazio, stretto alla montagna. Francesco Di Carlo era
il macellaio e possedeva un terreno a monte del cimitero.

Quella mattina andò dal sindaco e gli regalò la terra per le sepolture.~

La storia la racconta il trisnipote Costantino: «Poi il sindaco ci fece
avere l'atto con la donazione e ci regalò la tomba di famiglia. Il mio
trisnonno morì quella notte. Aveva 77 anni. Il cuore non resse all'emozione
di quei momenti terribili"(ibidem).

Questa ricostruzione la troviamo nel sito
TRENO DI LUCE 8017: L’INNO ALLA PACE DEI 521 MORTI DELLA
TRAGEDIA DI BALVANO http://www.antiarte.it/trenodiluce

Il gruppo TRENODILUCE, formato da parenti delle vittime, giudici, avvocati,
professori, scrittori ma soprattutto tanta gente semplice, si è creato
spontaneamente per far riemergere dalle ombre questi 600 morti che la cattiva
coscienza storica degl'italiani e non solo ha voluto sotterrare nell'ORCO
peggiore: quello della DIMENTICANZA.
NOTA:
IL DRAMMA FERROVIARIO DEL 3 MARZO 1944 FA PARTE DI UNA CATENA DI EVENTI
FUNESTI CHE SI PROLUNGANO NEL TEMPO ED ARRIVANO FINO AI GIORNI NOSTRI.
ERRORI UMANI, CATTIVA GESTIONE AMMINISTRATIVA,LEGGEREZZA,
COMPROMESSI,TALVOLTA MANIPOLAZIONI INCONFESSABILI ED ALTRI FATTORI, CREANO
LE CONDIZIONI DI INSICUREZZA CHE TUTTI BEN CONOSCIAMO. NON VOGLIAMO PIU'
CONSEGNARE I NOSTRI CARI AD UN SISTEMA FERROVIARIO CHE SPESSO CE LI
RENDE DENTRO UNA BARA. DELLE SCUSE E DEL CORDOGLIO DELLE VARIE AUTORITA' NON
SAPPIAMO CHE FARCENE.
PROPONIAMO CHE QUELLA DEL 3 MARZO DI OGNI ANNO VENGA SIMBOLICAMENTE
RICORDATA QUALE DATA PER LA MEMORIA COLLETTIVA, DA CUI PARTIRE PER CREARE DELLE
CONDIZIONI DI CRESCITA CIVILE E DI MAGGIOR RISPETTO DELLA VITA DEI CITTADINI
DEL NOSTRO PAESE. FINTANTO CHE TALE GIORNO NON DIVERRA' TEMPO DI MEMORIA,
TUTTI NOI LO INDICHEREMO QUALE GIORNO DELLA DIMENTICANZA.

Comitato per la salvaguardia della Cultura Europea















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