Periti Industriali di Bologna rispondono al piano sulla riforma delle professioni del governo Monti

Periti Industriali di Bologna rispondono al piano sulla riforma delle professioni del governo Monti.

Persone Mauro Grazia La
Luoghi Italia, Bologna, Emilia Romagna
Organizzazioni Consiglio dei Ministri, Advanced Research Projects Agency
Argomenti diritto, lavoro, legislazione, diritto pubblico e amministrativo

14/feb/2012 11.44.34 dora carapellese Contatta l'autore

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Sì alla formazione continua, purché vigilata; preventivi? Un normale obbligo; polizza assicurativa? Una regolare procedura

 


 

Bologna. Varato dal Consiglio dei Ministri il piano sulle liberalizzazioni messo a punto dal governo Monti. Abrogazione delle tariffe minime per i professionisti, ma ''nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso di professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante''. Obbligo per tutti i professionisti di fornire preventivo scritto ai clienti che lo richiedono.  Il periodo di tirocinio per l'accesso alle professioni è di massimo 18 mesi, di cui i primi sei potranno essere svolti all'interno dell'Università. Il Paese è sotto la morsa degli scioperi, ma quali sono le considerazioni di una categoria, quella del Collegio dei Periti Industriali di Bologna che ad oggi conta su Bologna circa 1000 iscritti, nella sola Regione Emilia Romagna poco più di 5000 iscritti e sul territorio nazionale circa 45.000?

Risponde il Presidente del Collegio, Mauro Grazia

La riforma delle professioni intellettuali è all’attenzione del Parlamento da oltre vent’anni. Purtroppo lì è rimasta, perché i tanti tentativi di portarla a compimento sono via via falliti sia per veti politici, sia per l’intervento delle lobby contrarie ad ogni cambiamento nell’arcaica difesa di rendite di posizione e di interessi corporativi. E questo nonostante molti ordini professionali hanno leggi di riferimento che risalgono all’inizio del secolo scorso.

Ad esempio, la norma legislativa di riferimento per l’ordinamento dei periti industriali è il RD n. 275 dell’11 febbraio 1929; è necessario aggiornarlo, renderlo moderno, a partire dal fatto che il Collegio non è una corporazione di stampo medievale, che poteva avere una funzione nel determinato momento storico in cui è nata e che oggi non può più avere, ma deve diventare una aggregazione sociale tesa a preservare e tramandare un sapere. La necessità di una riforma non nasce pertanto solo dalla vetustà delle leggi che regolano molte professioni ma, soprattutto, dall’esigenza di dare risposte adeguate ai nuovi bisogni di una società sempre più complessa, globalizzata, in continuo progresso tecnologico e scientifico. 

Di conseguenza ne discende, oltre ai compiti classici (burocratici) di gestione dell’Albo degli iscritti, dell’elenco dei praticanti, della rappresentanza istituzionale a livello locale (Comuni, Provincia, Regione, Tribunale, Prefettura, Camera di Commercio, Vigili del fuoco, Aziende sanitarie, ARPA), del rapporto con gli altri Ordini e Collegi, con le organizzazioni imprenditoriali, un compito nuovo, estremamente importante, legato all’obbligo della formazione continua previsto dalla legge 14 settembre 2011 n. 148, di conversione del DL 13 agosto 2011 n. 138 (la così detta manovra di ferragosto), di attestare la capacità professionale degli iscritti e vigilare sul mantenimento della stessa: si ritiene infatti che la formazione continua e il relativo aggiornamento professionale per essere davvero efficaci devono essere periodicamente verificati.

Con l’ordinamento oggi vigente l’ordine professionale può garantire che un professionista ha completato un determinato percorso formativo raggiungendo il titolo di studio richiesto e ha superato l’esame di Stato, ma non può in nessun modo garantirne capacità e aggiornamento. In questo contesto si inserisce l’ipotesi, che condividiamo, di togliere il valore legale del titolo di studio nel senso che deve essere un punto di partenza e non il punto d’arrivo per sempre. Il pezzo di carta con il merito troppo spesso non coincidono.

Per i periti industriali la formazione continua è un obbligo deontologico oramai da sette anni per cui non possiamo che essere favorevoli affinché diventi anche un obbligo formale, sanzionabile. E’ necessario però che l’aggiornamento sia costante e continuo e che il suo apprendimento sia periodicamente verificato: meglio se da un ente terzo.

Per quanto riguarda il tirocinio o praticantato osservo che il DL 24 gennaio 2012 (il cos’ detto “cresci Italia”) lo limita al massimo a 18 mesi ma, trattando soltanto delle professioni regolamentate il cui titolo di accesso sia la laurea: non è chiaro se e come siano coinvolti i periti industriali. Oggi per sostenere l’esame di Stato per potersi iscrivere ai nostri Collegi occorre aver svolto un praticantato di due anni presso un professionista; il punto però non sta tanto nella durata quanto nell’effettivo apprendimento che forniamo ai giovani. Questo è il punto importante, anche se più difficile e delicato, che dobbiamo affrontare.

Lo scoglio più arduo da superare, per l’opposizione di alcune categorie tra cui gli Avvocati, appare quello dell’abolizione delle tariffe. In questi giorni si legge di professionisti scandalizzati perché dovranno presentare al proprio cliente che lo richiede un preventivo: a me pare una norma ovvia, non solo di buon senso ma anche deontologicamente corretta. La pattuizione del compenso va fatta al momento del conferimento dell’incarico e il cliente deve sapere cosa è compreso e cosa è escluso dalla prestazione. L’aspetto assurdo della polemica sulle tariffe è che quasi mai si lega la tariffa alla prestazione professionale. Come categoria diciamo da anni che, almeno per quanto riguarda le attività tecniche, per parlare con cognizione di causa di tariffe occorre stabilire un livello minimo di qualità della prestazione: un progetto si può fare in tanti modi. Introducendo un simile criterio si supera positivamente anche il meccanismo perverso delle gare della PA al massimo ribasso: un incarico professionale di progettazione vinto con un ribasso dell’80% e oltre non potrà mai avere una qualità accettabile.

Sull’obbligo della polizza assicurativa per coprire i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale mi  limito ad affermare che si tratta di una norma di civiltà: mi crea stupore il fatto che molti professionisti non ne siano ancora dotati.

Provvedimenti disciplinari: non ho dubbi nel dire che gli organi di disciplina devono essere terzi o almeno indipendenti dal procedimento elettorale. E’ difficile essere credibili nei confronti del cliente e del mercato se i componenti dell’organismo giudicante sono stati eletti anche dagli iscritti sottoposti a procedimento disciplinare.

Infine mi auguro che questa sia la volta buona, nonostante in Parlamento siano già entrati in azione i conservatori di uno status quo che forse serve a loro ma certamente non aiuta il Paese.

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