TRENO 8017:LA PIU' GRANDE STRAGE FERROVIARIA D'EUROPA

23/feb/2006 15.21.47 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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A Potenza nel 1944 la più grande strage ferroviaria d'Europa


ROMA - Il più grande disastro ferroviario d’Europa porta la data del 3 marzo del 1944. Furono 526 i morti ufficiali, quelli cioè in possesso del documento di viaggio. Ma i passeggeri presenti su quel convoglio e mai arrivati a destinazione erano in realtà molti di più. Il treno era carico di sopravvissuti di guerra. Non avevano nulla. Non possedevano, in molti casi, neppure documenti d’identità. A pochi chilometri dal capoluogo lucano, il treno 8017, prende fuoco in una galleria lunga più di un chilometro e mezzo. La galleria delle Armi.

Solo due carrozze scamparono al fuoco. In tutto il resto del convoglio, una strage. Centinaia i cadaveri tirati fuori dal tunnel. Senza contare quelli che non vennero mai recuperati. Da allora la Galleria delle Armi è stata chiamata la Galleria della Morte. Sulla vicenda, che capitò nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, scese il sipario molto presto. Sui colpevoli, sulle cause, sul numero esatto delle vittime, non venne mai fatta piena luce. Ma l’eccidio del 8017 è una storia che in molti, tra i lucani della zona, ricordano ancora.

L’8017 era un treno di disperati in fuga dalla fame. Fra Bari e Napoli, nel 1944, erano stati concessi due treni la settimana con un massimo di 600 persone per ogni convoglio. Troppo poche per le esigenze della popolazione lucana e pugliese.
E così, due notti alla settimana, quei treni venivano presi sistematicamente d’assalto da decine e decine di persone, che si rifugiavano nelle carrozze adibite al trasporto merci e viaggiavano da clandestini. Gli ufficiali del posto lo sapevano. Semplicemente, non potevano fare nulla per impedirlo. Ecco perché, quella maledetta notte, il convoglio era trainato da ben due locomotrici. La mole del treno era tale che una sola motrice non sarebbe riuscita a sostenenerne il peso.

L’8017 Napoli-Battipaglia-Potenza, partì da Balvano alle 0,50 del 3 marzo 1944. 12 i vagoni ufficialmente carichi e 35 vuoti, nei quali si era introdotto un numero imprecisato di persone. Alcuni ipotizzano fossero addirittura 600. Nessuno di loro arrivò mai alla stazione di Bella-Muro Lucano. L’ultima tappa del treno fu quella di Balvano. Era da poco passata la mezzanotte.
Il piccolissimo centro urbano è esattamente nel mezzo tra due lunghissime gallerie, quella di Romagnano al Monte e quella delle Armi. Subito dopo, la linea ferroviaria corre a mezza costa lungo la valle del Platano. La Galleria delle Armi segue lo stesso tortuoso percorso: lungo i 1500 metri del tunnel non vi è un solo rettifilo. E, soprattutto, non esiste una sola condotta di areazione.
Il merci supera la prima galleria, poi la seconda, quindi un tratto all’aperto, in una forra, e si trova di fronte alla Galleria della Morte. Il treno percorre i primi duecento metri, poi le ruote non mordono più le rotaie, girano a vuoto. La pendenza, il peso, le carrozze aggiunte, non permettono alle locomotive di continuare a muoverlo.

I macchinisti continuano a dare gas, e, quando si rendono conto del pericolo, danno alle due locomotive comandi diametralmente opposti: uno di avanzamento e uno di retromarcia. Non c’è tempo per rimediare tanto che essi stessi vengono investiti dall’ossido di carbonio che presto invaderà la galleria, uccidendo centinaia di persone. Il treno 8017 si era trasformato in una lunga bara. Solo al mattino arrivarono i primi soccorsi. I vagoni erano ancora in fiamme.

Il convoglio fu rimorchiato a Balvano. In un vagone i corpi delle vittime erano talmente ammassati che non si riuscì a far scorrere lo sportello. Bisognò squarciarlo. I volti erano sereni. Un colonnello dell’esercito americano raccontò in seguito: «Non mostravano il minimo segno di sofferenza. Molti erano seduti con il busto eretto o nella posizione di chi dorme tranquillo». Erano stati avvelenato dall’ossido di carbonio. Quei corpi vennero sepolti in una fossa comune. Soltanto più tardi, per desiderio dei parenti, alcune salme furono riesumate e sepolte più decorosamente.

Ad oggi non esiste una ricostruzione ufficiale dei fatti. Nessuno ha mai pagato per la più grande strage ferroviaria d’Europa.

7/1/2005

Tratto dal sito degli amici ferrovieri:
http://www.macchinistiuniti.it/macchinistiuniti/disastri/il_disastro_maggiore.htm

Nota:
Sul treno viaggiavano anche dei disperati dediti alla cosidetta "borsa nera" : questo potrebbe essere il motivo per cui alcuni alti burocrati preferirebbero opporsi alla decisione di proclamare la data dell'immane disastro " Giornata Di Memoria ". Sono burocrati dall'atteggiamento mentale simile a quello che contraddistingueva la dirigenza di allora: fruitori di privilegi inconfessabili, complici della rovina del nostro Paese, ben addentrati nelle questioni legate alla " borsa nera" in quanto detentori di una capacità economica non accessibile alle classi popolari dell'epoca. Sono burocrati cui presto ricorderemo cosa può significare il termine "volontà popolare".

ALLEGATO

VERBALI DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI GOVERNO BADOGLIO
SEDUTA DEL 9 MARZO 1944

SOMMARIO

[...]

Sinistro ferroviario della linea di Potenza (Siciliani)

[...]

VERBALE

Alle ore 16 si è riunito in Salerno, nel palazzo municipale, sotto la Presidenza del Capo del Governo, il Consiglio dei Ministri nelle persone di:

Maresciallo Pietro Badoglio, Capo del Governo, Ministro degli Affari Esteri;
Avv. Vito Reale, Ministro dell'Interno;
Avv. Ettore Casati, Ministro di Grazia e Giustizia;
S.E. Guido Jung, Ministro delle Finanze;
Gen. Taddeo Orlando, Ministro della Guerra;
Amm. Raffaele De Courten, Ministro della Marina;
Gen. Renato Sandalli, Ministro dell'Aeronautica;
Prof. Avv. Giovanni Cuomo, Ministro dell'Educazione Nazionale;
Avv. Raffaele De Caro, Ministro dei Lavori Pubblici;
Avv. Falcone Lucifero, Ministro dell'Agricoltura e Foreste;
Prof. Avv. Tommaso Siciliani, Ministro delle Comunicazioni;
Prof. Epicarmo Corbino, Ministro dell'Industria, Commercio e Lavoro.

Esercita le funzioni di Segretario l'Avv. Dino Philipson, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

[...]

Il Ministro delle Comunicazioni riferisce sul sinistro ferroviario della linea di Potenza il quale è da attribuirsi alla pessima qualità di carbone fornito dagli Alleati. I morti sono 517. Tutto il personale ferroviario addetto al treno è deceduto, all'infuori di un fuochista. Tutti gli altri erano viaggiatori di frodo (5).

[...]

Il Segretario
PHILIPSON Il Capo del Governo
BADOGLIO

[...]

NOTE

(5) Si allega la relazione:

A seguito delle notizie sommarie già trasmesse per telefono, comunico all'E.V. le risultanze dei primi accertamenti eseguiti da alcuni funzionari di questo Sottosegretariato, subito inviati sul posto, circa il grave incidente in oggetto:

I - ACCERTAMENTI

1) Il 2 corrente la stazione di Battipaglia effettuò il treno straordinario n. 8017 su Potenza, così costituito:
a) veicoli: n. 47, dei quali n. 6 carichi con merci varie civili e n. 41 vuoti.
b) destinazione: 2 veicoli (T. 55) per la stazione di Persano; 1 veicolo (T. 28) per la stazione di Sicignano; i rimanenti carri per Potenza e oltre.
c) assi: n. 94.
d) peso lordo complessivo: T. 520.
e) doppia trazione: (due locomotive n. 476020 e n. 480016 appartenenti al deposito di Salerno - entrambe in testa al treno).

Sul convoglio aveva preso posto, abusivamente, anche una massa di viaggiatori, valutata a circa 600, per lo più contrabbandieri, come devesi ritenere dal genere di colli e di merci raccolte nei carri e depositati nella stazione di Balvano.

Partito da Battipaglia alle ore 19 del 2/3 il treno subì nella stazione di Balvano 37' di ritardo per accudienza locomotive riprendendo la marcia alle ore 0,50 del giorno 3.

Alle ore 5,10, uno dei frenatori in servizio al treno comunicava al dirigente della stazione di Balvano la notizia che il convoglio era fermo nella galleria delle «Armi» con molti cadaveri a bordo.

Servendosi della locomotiva del treno 8025 sopraggiunto, il capo stazione di Balvano dispose una ricognizione in galleria con l'ordine di far retrocedere il treno.

Partita alle ore 5,25, la locomotiva rientrava però in stazione senza aver potuto muovere il materiale del treno stesso causa la presenza di molti cadaveri, oltre che nei carri, anche sulle banchine della galleria. Fu quindi organizzata ed inviata una squadra di soccorso. Raccolte le salme, il materiale del treno infortunato poteva in definitiva essere ricoverato a Balvano alle ore 8,40.

Sul posto si recavano prontamente l'Ecc. il Prefetto [Mario De Goyzueta] ed il Questore con squadre di pompieri e CC.RR. di Potenza nonché i Capi Reparto Movimento e Trazione delle FF.SS. di Salerno.

Le salme, in numero di 501, furono scaricate e successivamente trasportate nel cimitero di Balvano.

Fra i colpiti è risultato tutto il personale in servizio al treno meno un fuochista ed un frenatore: complessivamente 7 agenti morti, le cui salme furono trasportate, con l'autorizzazione dell'Ecc. il Prefetto di Potenza, a Salerno.

2) La linea, nel senso della marcia del treno, da Battipaglia a Potenza, presenta i seguenti tronchi:
a) Battipaglia-Sicignano, con pendenze variabili di limitata entità;
b) Sicignano-Baragiano, con pendenza in salita variabile fino al massimo del 13‰ circa;
c) Baragiano-Tito, con pendenza in salita massima del 25‰ circa.

La galleria delle «Armi» trovasi nel tronco Sicignano-Baragiano, tra le stazioni di Balvano e di Bella Muro, e precisamente fra le progressive Km. 126+623 e Km. 128+409.

Il suo sviluppo è quindi di m. 1692,22.

La sua pendenza è del 12,80‰ ed il grado di prestazione è conseguentemente il 16º.

L'asse del F.V. della stazione di Balvano (prog. Km. 124+482) dista dall'ingresso della galleria stessa m. 1791.

3) I funzionari, che hanno fatto gli accertamenti, non hanno potuto prendere contatto con alcun viaggiatore superstite, ad eccezione del fuochista che si è salvato e che apparteneva alla locomotiva di testa.

Detto fuochista ha riferito che ad un certo momento si è sentito mancare il respiro ed è svenuto. Ricorda di avere visto il proprio macchinista nell'atto di manovrare la leva di inversione allo scopo, ritiene, di disporre la locomotiva a marcia indietro.

L'infortunato non ha saputo precisare come sia giunto a Balvano. Che un tentativo di far retrocedere il treno verso Balvano ci sia stato si può arguire dal fatto che il veicolo di coda del convoglio fu trovato all'ingresso della galleria stessa - lato Balvano e la leva delle locomotive fu trovata realmente disposta nella posizione indicata dal fuochista.

II - CAUSE CHE HANNO ORIGINATO IL GRAVE INCIDENTE

1) La morte di un così elevato numero di vittime è da ritenersi dovuta ad asfissia e probabilmente all'azione dei gas tossici derivanti da incompleta combustione del carbone (ossido di carbonio).

Salvo diverse conclusioni da parte della Commissione presieduta dal Capo Compartimento di Napoli, che, con l'intervento di ufficiali e di tecnici della Direzione Generale del «Military Railway Service», sta svolgendo regolare inchiesta, la sciagura devesi attribuire alla pessima qualità del carbone fornito dal Comando Militare Alleato, la cui combustione dà luogo alla produzione:
a) di una forte percentuale di vapori di zolfo;
b) di una elevata quantità di ceneri, scorie e di residui volatili.

Ne consegue:
- facile e continua ostruzione della griglia e quindi una insufficiente entrata di aria nel forno;
- ostruzione dei tubi bollitori in caldaia con relativa difficoltà di tiraggio;
- ritorno in cabina, ad ogni apertura del forno, di gas tossici che colpiscono il personale di macchina mettendolo in condizioni di non potere più fare servizio;
- difficoltà nella condotta del fuoco;
- depressione in caldaia e quindi diminuzione nello sforzo di trazione della locomotiva con conseguente lenta corsa e talvolta arresto del convoglio in piena linea là ove specialmente, come nelle gallerie, alle difficoltà di trazione si aggiunge lo slittamento delle ruote motrici per umidità esistente sulle rotaie.

Già in precedenza, lungo la galleria esistente nel tronco Baragiano-Tito, con pendenza di oltre il 22‰, erasi verificato un caso mortale di asfissia nel personale di macchina di un treno per conto dell'Autorità americana. La stessa Autorità Alleata, riconosciuta la fondatezza del rilievo aveva disposto che:
a) il peso dei treni nel tratto di maggiore pendenza, fra Baragiano e Tito, non dovesse superare le 350 tonn.;
b) la doppia trazione in detto tratto sarebbe stata effettuata impiegando locomotori americani Diesel-elettrici con spinta in coda data a mezzo di locomotiva a vapore italiana disposta con il fumaiolo nel senso contrario alla marcia dei treni così da convogliare i prodotti della combustione verso la coda dei treni stessi senza nuocere al personale di macchina.

Allo scopo poi di evitare il dimezzamento dei treni, nella stazione di Baragiano, all'inizio, cioè, del tronco di maggiore acclività, fu disposto che i convogli in partenza da Battipaglia non superassero il peso prescritto delle 350 tonnellate.

III - RESPONSABILITÀ DEL PERSONALE

1) Come si è detto, la sciagura si è verificata nella galleria delle «Armi» con pendenza massima del 13‰ circa, per la quale non era stato necessario emanare apposite disposizioni limitative del peso dei treni in circolazione.

Sotto questo punto di vista, salvo eventuali ulteriori risultanze in contrasto, non si può fare carico al personale di stazione di una vera e propria responsabilità sull'accaduto.

Tuttavia sono state rilevate le seguenti gravi infrazioni:


a) il capostazione di Battipaglia non avrebbe dovuto consentire la effettuazione di un treno avente peso superiore alle 350 tonn., anche se la prestazione delle due locomotive ne consentiva il traino.

Era noto infatti, e le disposizioni scritte lo confermano, che causa la cattiva qualità del carbone, la prestazione delle locomotive non poteva e non doveva calcolarsi secondo le norme fissate dalla Prefazione all'Orario Generale di Servizio, ma applicando ad essa un coefficiente di riduzione che dall'Autorità Alleata era stato fissato con criteri di un largo margine di sicurezza.

Il capostazione di Battipaglia ha commesso quindi una grave mancanza in quanto può sorgere il dubbio che qualora il treno, invece di 600 tonn., come in realtà è risultato, avesse avuto il peso di 350 tonn. non si sarebbe probabilmente verificata la difficoltà di trazione e conseguente arresto del convoglio nella galleria ed asfissia dei viaggiatori;

b) i Dirigenti delle stazioni di Balvano e di Bella Muro hanno commesso delle gravi infrazioni al regolamento sulla circolazione in quanto non si sono curati di accertare la posizione del treno partito da una stazione e non giunto in orario nella successiva.

Forse il loro tempestivo interessamento, come del resto prescrivono le Norme di Circolazione, avrebbe potuto rendere meno grave e meno tragica la sciagura che ha causato tante vittime;

c) non è del tutto da escludere che il personale di macchina abbia trascurato di assicurarsi, all'atto della partenza, del regolare funzionamento delle sabbiere e che ciò abbia impedito di superare, al momento opportuno, lo slittamento delle ruote.

L'inchiesta in corso preciserà le singole responsabilità: tuttavia le mancanze accertate a carico dei Capi Stazione di Battipaglia, Balvano e Bella Muro vanno severamente punite, indipendentemente dalla eventuale responsabilità penale, che potrà essere stabilita dalla Autorità giudiziaria.

Ho disposto intanto che i tre agenti siano sospesi a norma dell'art. 101 del Regolamento del Personale.

Faccio riserva di trasmettere il verbale di inchiesta, non appena compilato.

(Salerno, Rel. per.).

Comitato per la salvaguardia della Cultura Europea








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