SICUREZZA ALIMENTARE: NON CONTRAPPORRE IL BIOLOGICO AL TRADIZIONALE

02/apr/2012 17.42.41 ANMVI Contatta l'autore

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Presentati i dati sull’espansione del biologico nell’Nord-Est Europa

SICUREZZA ALIMENTARE: NON CONTRAPPORRE IL BIOLOGICO AL TRADIZIONALE

I veterinari a convegno: prudente non considerare aprioristicamente una filiera più sicura dell'altra

(Cremona, 2 aprile 2012) - La dialettica "organic food" e filiera tradizionale sta interessando non solo le produzioni italiane, ma anche quelle dei Paesi dell'Est. Ne parlerà fino al 4 aprile un centinaio di esperti veterinari, italiani e internazionali invitati da ANMVI International e Regione Lombardia a Cremona, nel Centro Studi Veterinari di EV. Il convegno, intitolato "Sicurezza alimentare e controlli ufficiali nelle filiere corte e produzioni locali", promuove un dibattito su aspetti, benefici e rischi emergenti.

I lavori, aperti da Giancarlo Belluzzi Responsabile delle attività di ANMVI International, sono entrati nel vivo delle produzioni biologiche, "senza partire- ha dichiarato Belluzzi- considerando aprioristicamente una filiera più sicura dell'altra". Si tratta di soppesare gli aspetti specifici della sicurezza alimentare e valutare i rischi emergenti, come ha chiarito in apertura Alberto Mantovani dell’Istituto Superiore di Sanità ed esperto di EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.

La filiera biologica sta riscuotendo successo tra i consumatori, soprattutto del Nord Europa. Le superfici coltivate a biologico nei Ventisette Paesi dell'Unione Europea sono pari al 4,3% dell'intera superfice agricola coltivabile, ben 8 milioni di ettari. L'Austria (15%) è il Paese a maggior superficie dedicata al biologico. Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia ed Austria sono i 4 paesi a più alta intensità di coltivazione (9%) è la superficie media coltivata a biologico. Nella Ue sono più di 200mila le aziende (produzione e trasformazione) EU dedicate la biologico.

"ANMVI International �“ dichiara Belluzzi- ha chiamato a raccolta tutti coloro che hanno a cuore il problema per mettere a tema la lezione appresa dall'intossicazione provocata, a luglio dell'anno scorso, dai germogli di un seme importato dall'Egitto e commercializzato, via Germania, nel circuito del biologico. Dopo vari errori che hanno messo in confusione i media sull'origine dell'intossicazione (prima i cetrioli spagnoli, dopo i germogli, poi l'embargo russo sulla verdura dell'EU) alla fine si sono contati sul campo 46 morti, 3910 intossicati in tutta l'Europa, la maggior parte in Germania e Francia, e, di questi, ben 782 che si porteranno gravi disfunzioni renali per tutta la vita. A ciò si aggiunsero perdite economiche per quasi 1 miliardo di euro per le aziende e 600 milioni per il bando che la Russia mise agli ortaggi provenienti dall'Europa".

"Si tratta prosegue- di valutare i rimedi da mettere in atto per tutelare i consumatori e gli estimatori di questo settore che produce un reddito di circa 15 di miliardi di euro l'anno". "Queste filiere- aggiunge Belluzzi- oggi particolarmente apprezzate per il loro basso consumo energetico, per ridotta distanza tra produzione e distribuzione, di tutela dell'ambiente, perché coltivate su aree marginali o a bassa urbanizzazione o in aree pedemontane, sono considerate più sicure e più genuine. Inoltre, per le loro dimensioni ridotte, consentono ai ricercatori modelli più veloci, con il vantaggio di applicarlo a settori marginali, alla salvaguardia di razze in via di estinzione o di cultivar in via abbandonati dal grande mercato ma con caratteristiche, invece, di interesse particolare".

"Il settore non è trascurabile �“ conclude- anche per quanto riguarda gli aspetti di controllo dei prodotti immessi sul mercato. E siccome molti di questi controlli sono effettuati da organismi indipendenti ma non statali, la recente crisi franco tedesca obbliga gli esperti a riflettere sull'eventualità di porre limiti o di modificare l'assetto delle garanzie fornite al consumatore".

Ufficio Stampa ANMVI

0372/40.35.47

 


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