SANZIONI EUROPEE PER COLPA DELLA CLASSE POLITICA ITALIANA

15/mar/2006 09.25.08 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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COMMISSIONE EUROPEA
IP/05/1645

Bruxelles, 20 dicembre 2005

Ambiente: la Commissione avvia nove procedimenti d'infrazione contro l'Italia per inadeguata gestione dei rifiuti
La Commissione europea ha deciso di procedere contro l'Italia in nove casi di violazione della normativa dell'UE intesa a proteggere le persone e l'ambiente contro i rischi degli effetti nocivi dei rifiuti. In sei casi, l'Italia non si è conformata alle decisioni adottate nei suoi confronti dalla Corte di giustizia europea. Un altro caso contesta la pratica adottata sistematicamente negli ultimi tempi dall’Italia volta a definire i rifiuti in modo più restrittivo rispetto al diritto comunitario, di modo che alcuni tipi di rifiuti, non più considerati tali, non rientrino più nell’ambito di applicazione delle norme europee.

Secondo Stavros Dimas, commissario europeo responsabile dell'ambiente, "per proteggere la salute dei cittadini e dell'ambiente in Italia, le autorità dovrebbero elaborare una efficace politica dei rifiuti per il futuro e attuarla correttamente.”

Piani di gestione dei rifiuti

La Commissione deferisce l'Italia dinanzi alla Corte di giustizia europea (CGE) per mancata adozione e notificazione dei piani di gestione dei rifiuti di diverse regioni e province italiani. Detti piani costituiscono uno strumento fondamentale per garantire una gestione dei rifiuti sicura e rispettosa dell'ambiente. Essi sono obbligatori ai sensi della direttiva quadro del 1975 relativa ai rifiuti[1], che stabilisce le definizioni e i requisiti fondamentali in materia di gestione dei rifiuti, e di una direttiva del 1991 relativa ai rifiuti pericolosi[2].
Non sono stati adottati i piani di gestione dei rifiuti conformi alle prescrizioni della direttiva quadro per la regione Lazio e le province di Modena e Rimini. Inoltre, la regione Friuli-Venezia Giulia e la Puglia, la provincia autonoma di Bolzano e le province di Modena e Rimini non dispongono di piani di gestione dei rifiuti conformi alla direttiva sui rifiuti pericolosi.

Definizioni dei rifiuti e campo d'applicazione

Negli ultimi anni l'Italia ha introdotto un meccanismo che restringe la definizione dei rifiuti e limita l'applicazione della direttiva quadro. Quattro procedure d'infrazione a tale riguardo sono già in corso. Nel novembre 2004, la Corte di giustizia ha giudicato contraria alla direttiva l’interpretazione data dall'Italia alla definizione dei rifiuti. L'Italia deve ancora adottare misure per conformarsi a questa sentenza.
Inoltre, una legge adottata nel dicembre 2004 ha per effetto che alcuni tipi di rifiuti non sono più considerati tali in Italia, benché rientrino nella definizione di "rifiuti" ai sensi della direttiva. I rifiuti in questione sono i rottami metallici, altri rifiuti utilizzati nell'industria siderurgica e metallurgica e il combustibile derivato da rifiuti.
In risposta alle violazioni contenute nella legge italiana, nel luglio scorso la Commissione ha avviato una nuova azione legale nei confronti dell'Italia per infrazione "strutturale e persistente" alla direttiva quadro sui rifiuti. L'Italia non ha risposto in modo soddisfacente alla prima lettera d'avvertimento della Commissione, e la Commissione ha pertanto deciso di inviare un ultimo avvertimento scritto.

Discariche

Inoltre, la Commissione trasmette all'Italia un ultimo avvertimento scritto concernente la non conformità della legislazione nazionale alla direttiva europea del 1999 sulle discariche, che introduce una serie di norme dettagliate e altre prescrizioni che le discariche devono rispettare.
Tali disposizioni mirano a ridurre al minimo le minacce ecologiche e i problemi causati dalle discariche, quali i cattivi odori, l'inquinamento dell'acqua e del suolo, nonché le emissioni di metano (un potente gas a effetto serra) provenienti dalla decomposizione della materia organica. Pur fissando norme rigorose per le nuove discariche, la direttiva prevede un periodo di otto anni per l’adeguamento delle discariche esistenti sulla base di un "piano di condizionamento" da elaborare per ciascuna discarica.
Il procedimento di infrazione verte sul fatto che, mentre la direttiva definisce discariche esistenti quelle utilizzate alla data o prima del 16 luglio 2001, la legislazione italiana estende tale limite al 27 marzo 2003. In altri termini, le discariche italiane autorizzate tra il 16 luglio 2001 e il 27 luglio 2003 non sono obbligate a rispettare le norme della direttiva applicabili alle nuove discariche mentre lo sarebbero in base alla direttiva comunitaria. La legislazione italiana prevede, al contrario, un termine fino al luglio 2009 per conformarsi alle disposizioni applicabili alle discariche esistenti.
Trattare le nuove discariche come “discariche esistenti” è incompatibile con la direttiva. Inoltre, l'Italia non ha applicato i "criteri di ammissione dei rifiuti" stabiliti dalla direttiva che i rifiuti destinati a ciascuna categoria di discarica devono rispettare. Per questi motivi, la Commissione ha deciso di procedere in giudizio nei confronti dell'Italia.

Mancata conformità alle sentenze della CGE

I rimanenti procedimenti concernono la mancata esecuzione, da parte dell'Italia, delle sentenze pronunciate dalla CGE in azioni avviate precedentemente dalla Commissione. Tali procedimenti sono ora esaminati alla luce dell'articolo 228 del trattato, che dà facoltà alla Commissione di adire una seconda volta la Corte di giustizia per chiedere l’imposizione di sanzioni pecuniarie agli Stati membri che non si conformano alla sentenza iniziale.

Condizioni di esenzione

Nell'ottobre 2004, la CGE ha stabilito che l'Italia aveva violato la direttiva quadro sui rifiuti e la direttiva relativa ai rifiuti pericolosi. Le violazioni riguardavano il fatto che l'Italia utilizzava le disposizioni della direttiva quadro per accordare, a talune condizioni, agli impianti di recupero dei rifiuti, deroghe dalle prescrizioni stabilite dalla direttiva ai fini della concessione dell’autorizzazione.
Una delle condizioni è che l’esenzione deve essere applicata ad un quantitativo massimo di rifiuti determinato in termini assoluti. Viceversa, nella legge italiana, questo limite massimo è stabilito in termini relativi rispetto alla capacità propria di trattamento degli impianti.
Benché l'Italia abbia dichiarato di aver costituito un gruppo di lavoro ministeriale incaricato di elaborare una modifica della legge in esame al fine di conformarla alla sentenza della Corte, la legislazione italiana non è stata ancora modificata. Atteso che, in pratica, la situazione non è cambiata rispetto all’invio in luglio della prima lettera di avvertimento, la Commissione trasmette in data odierna un ultimo avvertimento scritto all'Italia. Qualora considerasse insoddisfacente la risposta dell'Italia, la Commissione potrebbe decidere di adire nuovamente la Corte di giustizia per chiederle di infliggere una sanzione pecuniaria all’Italia.

Imprese di raccolta dei rifiuti

La Commissione invia un primo avvertimento scritto all'Italia, ai sensi dell'articolo 228, non per essersi conformata a una sentenza pronunciata dalla Corte nel giugno scorso concernente la direttiva quadro sui rifiuti. La Corte di giustizia ha stabilito che la legislazione italiana accordava indebitamente, alle imprese o agli organismi che raccolgono o trasportano rifiuti propri, deroghe dalle prescrizioni stabilite dalla direttiva in materia di registrazione delle imprese.
Benché l'Italia abbia annunciato una procedura legislativa volta ad approvare un progetto di modifica della legge, la Commissione procede nei suoi confronti perché non è stata ancora attuata alcuna modifica in questo senso.

Discariche illecite

La Commissione ha deciso di avviare quattro distinti procedimenti di infrazione ai sensi dell'articolo 228 aventi per oggetto discariche illecite. In ciascuno caso, la Corte di giustizia ha ritenuto che l'Italia non si è conformata a due articoli della direttiva quadro sui rifiuti. Il primo articolo prevede che gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano ricuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente. Gli Stati membri devono inoltre adottare le misure necessarie per vietare l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti. Il secondo articolo dispone che gli Stati membri provvedano a che i rifiuti siano consegnati ad un raccoglitore privato o pubblico o ad un'impresa autorizzata.

- Rodano

La Commissione trasmette un secondo avvertimento scritto all'Italia per non essersi conformata a una sentenza pronunciata dalla Corte dell'anno scorso concernente tre discariche illecite di rifiuti solidi nel sito di una vecchia fabbrica chimica ubicata a Rodano, nei pressi di Milano. Le discariche, che si pensa rappresentino un rischio per la salute umana tramite l'inquinamento di aria, suolo e acque sotterranee, sono state chiuse nel 1983 e sono in attesa di decontaminazione dal 1986. Dopo di allora, la società chimica, SISAL, ha dichiarato fallimento.

L'Italia ha annunciato che un risanamento del sito sarebbe stato intrapreso dopo l'adozione di una nuova legge che autorizza le autorità pubbliche ad assumere il controllo di siti contaminati se il proprietario non adotta misure correttive. La Commissione prosegue la sua azione in giudizio poiché a tutt’oggi non è stata adottata alcuna legge in questo senso né alcuna altra misura per conformarsi alla sentenza della Corte.

- Manfredonia

La Commissione invia un primo avvertimento scritto all'Italia per mancata conformità ad una sentenza pronunciata dalla Corte nel novembre scorso concernente varie discariche in un vecchio sito della società chimica ENICHEM nonché due discariche municipali di rifiuti solidi. Tutte le discariche si trovano nei pressi della città costiera di Manfredonia, in Puglia.
Le autorità hanno riconosciuto il pericolo rappresentato dallo stoccaggio e dallo scarico dei rifiuti - che contengono arsenico - nel sito chimico e sono già cominciati alcuni lavori di risanamento, il cui completamento è tuttavia previsto tra fine 2005 e fine 2008. Le autorità italiane riconoscono che le discariche municipali restano una grave fonte di inquinamento, ma non hanno ancora intrapreso alcuna misura di risanamento.
La Commissione ha pertanto concluso che in generale l'Italia non ha adottato le misure necessarie per conformarsi alla sentenza della Corte.

- Castelliri

Nel settembre 2004, la Corte di giustizia ha giudicato che l'Italia aveva violato la direttiva quadro sui rifiuti con riferimento ad una discarica illecita di rifiuti pericolosi situata vicino a Castelliri, nel Lazio.
La discarica aveva ottenuta l'autorizzazione allo smaltimento di rifiuti urbani, considerati non pericolosi, ma era anche utilizzata illegalmente per l'eliminazione di rifiuti pericolosi. Una perizia effettuata nell'ambito di un'indagine penale dalle autorità italiane ha constatato l'esistenza di un rischio potenziale di inquinamento delle acque sotterranee a causa di fughe di liquidi contaminati provenienti dalla discarica.
A seguito della sentenza della Corte, le autorità italiane hanno deciso di rimuovere i rifiuti dalla discarica e smaltirli in modo sicuro. Tuttavia, finora solo una parte dei rifiuti è stata rimossa e il completamento dell'operazione dipenderà dall’erogazione di fondi che non sono stati ancora messi a disposizione. La Commissione conclude pertanto che l'Italia non ha adottato tutte le misure necessarie per conformarsi alla sentenza della Corte di giustizia e le trasmette un primo avvertimento scritto ai sensi dell'articolo 228.

- Campolungo

La Commissione sta inviando all'Italia anche un primo avvertimento scritto per mancata conformità ad una sentenza pronunciata dalla Corte nel dicembre 2004 avente per oggetto una discarica illecita a Campolungo, vicino ad Ascoli Piceno nelle Marche. La discarica, abbandonata dalla fine degli anni 1980 ma non ancora decontaminata, è situata a soli 3 metri al di sopra della falda freatica e nelle vicinanze di un fiume che spesso la inonda.
Dopo la sentenza della Corte, le autorità italiane hanno annunciato la firma di un accordo tra il governo nazionale e le Marche relativo a misure correttive per una parte della discarica. Il progetto deve essere avviato nel dicembre 2005 e completato entro giugno 2007. Non sono pervenute ulteriori precisioni.
Atteso che le misure previste sono solo parziali e che non è chiaro se saranno effettivamente attuate, la Commissione ha concluso che l'Italia non ha adottato tutte le misure necessarie per conformarsi al giudizio della Corte di giustizia e avvia pertanto un procedimento di infrazione ai sensi dell'articolo 228.

Procedimento

L’articolo 226 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di adire vie legali contro uno Stato membro che agisce in violazione dei suoi obblighi.

Se la Commissione ritiene che sia violata una disposizione comunitaria tale da richiedere l'avvio di un procedimento di infrazione, essa procede alla costituzione in mora (primo avvertimento scritto) dello Stato membro interessato, ingiungendogli di presentare le sue osservazioni entro un termine specificato, generalmente di due mesi.

Alla luce della risposta dello Stato membro (o in assenza di risposta) la Commissione può inviargli il c.d. "parere motivato" (il secondo avvertimento scritto). Tale documento illustra in modo chiaro e definitivo i motivi per cui la Commissione ritiene che si sia verificata un'infrazione delle norme comunitarie ed invita lo Stato membro ad ottemperare entro un termine specificato, generalmente di due mesi.

Se lo Stato membro non accoglie le richieste del parere motivato, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia. a Corte di giustizia accerta che il trattato è stato violato, lo Stato membro inadempiente è tenuto a prendere le misure necessarie per conformarsi al diritto comunitario.

L'articolo 228 del trattato conferisce alla Commissione la facoltà di intervenire nei confronti di uno Stato membro che non ottemperi ad una previa sentenza della Corte di giustizia e consente alla Commissione di comminare allo Stato membro interessato il pagamento di una penalità.
Per le statistiche aggiornate sulle infrazioni in generale, si rimanda al sito web:
http://europa.eu.int/comm/secretariat_general/sgb/droit_com/index_en.htm#infractions

[1] Direttiva 75/442/CEE, modificata dalla direttiva 91/156/CEE.
[2] Direttiva 91/689/CEE.

NOTA:
MENTRE A ROMA SI PARLA ( IN TELEVISIONE) SAGUNTO VIENE ESPUGNATA.

Comitato per la salvaguardia della Cultura Europea



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