TENSIONI NEL CARROZZONE ISTAT

TENSIONI NEL CARROZZONE ISTATIl Presidente del consiglio non ricorda che a rinominare Biggeri alla guida dell'ente di statistica è stato proprio lui (tratto da usirdbricerca.it)

23/mar/2006 12.48.04 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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Il Presidente del consiglio non ricorda che a rinominare Biggeri alla guida dell’ente di statistica è stato proprio lui ( tratto da usirdbricerca.it)
Dopo cinque anni di idillio,
Berlusconi e Istat ai ferri corti
Quando nel maggio del 2001, l’allora presidente del consiglio Giuliano Amato mise la sua firma sotto il decreto di nomina di Luigi Biggeri alla presidenza dell’Istat, il centro-destra, che di lì a qualche giorno avrebbe insediato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, insorse, soprattutto per bocca di Giulio Tremonti che pubblicamente annunciò, tra i primi atti del nuovo governo, una legge sullo spoil system che avrebbe consentito la rimozione di quanti risultavano nominati dal vecchio governo alla guida di enti pubblici nell’ultimo semestre di legislatura. La legge fu varata (n. 145/2002) ed il termine ultimo per l’eventuale “rimozione e/o conferma” fu stabilito per il 7 febbraio 2003. Per Biggeri non ci fu rimozione ma una conferma di fatto, giacché nessun provvedimento concreto fu adottato dal Governo. Alla scadenza naturale del quadriennio (maggio 2005), Silvio Berlusconi in persona propose in Consiglio dei ministri la conferma di Biggeri per un altro mandato. La commissione affari costituzionali della Camera espresse parere positivo, con voto favorevole del centro-destra (nonostante due franchi tiratori), con l’astensione molto critica di Ds e Margherita ed il voto contrario di Rifondazione. Al Senato, invece, il disco verde fu dato solo grazie al voltafaccia dei Ds che non solo espressero voto favorevole alla nomina, ma con la loro presenza in aula permisero il mantenimento del numero legale.
Questa la ricostruzione documentale della vicenda che smentisce clamorosamente quanto sostenuto nelle settimane scorse al Palarossini di Ancona da Silvio Berlusconi che, per la seconda volta in pochi giorni, ha ribadito che “i vertici dell’Istat sono stati nominati dalla sinistra”.
Ma, l’accusa più grave rivolta dal Presidente del consiglio all’Istat è stata quella di usare, al pari della magistratura, due pesi e due misure (vedere pag. 12 de La Repubblica del 12 febbraio 2006).
Un’accusa inopinata, ancorché non motivata, che giunge come un fulmine a ciel sereno laddove si consideri che dal 2001 ad oggi tra Palazzo Chigi e Istat non c’erano stati mai screzi, ma ottimi rapporti testimoniati anche da visite notturne effettuate da autorevoli esponenti del ministero dell’Economia, a poche ore dalla diffusione dei dati sul Pil e indebitamento del 2001.
Anche nei momenti di difficoltà per l’Istituto (ripetuti errori sul calcolo dell’inflazione, black out informatico in occasione del Pil 2005, attacchi a ripetizione da parte delle associazioni dei consumatori), il Governo si era sempre schierato con Biggeri, confermandogli la fiducia. Ora, alla luce dell’attacco frontale che Berlusconi ha sferrato da Ancona all’ente di via Balbo, sembra che l’idillio tra i due sia irrimediabilmente compromesso. Eppure, non più di sette mesi fa, il 31 agosto 2005, Berlusconi riceveva Luigi Biggeri nella sua residenza privata di Palazzo Grazioli a Roma. Un incontro sui cui contenuti nulla è mai trapelato e sul quale Biggeri non ritenne di riferire neppure al Consiglio dell’Istituto.
Ciò che ora sconcerta maggiormente è il silenzio dell’Istat, che pure è solito minacciare sfracelli quando a muovere critiche fondate è Usi/RdB, il sindacato interno maggiormente rappresentativo.
Di fronte all’accusa di usare “due pesi e due misure”, l’ente presieduto da Luigi Biggeri ha il dovere di rispondere. Lo stesso dovere che aveva il 3 settembre scorso quando Silvio Berlusconi affermò che la disoccupazione in Italia era del 3%, mentre i dati ufficiali dell’Istat si attestavano intorno all’8%.
Anche in quell’occasione, dai piani alti di via Balbo si scelse la via del silenzio.
L’autonomia e l’indipendenza dell’Istat non possono continuare ad essere un aspetto meramente formale, hanno invece bisogno di essere dimostrate con fatti ed atti. Ed un atto concreto che Biggeri deve compiere è quello di smentire il Presidente del consiglio. In caso contrario, non ha che da trarre le logiche conseguenze: rassegnare le dimissioni.

NOTA: IL CARROZZONE ISTAT, STRUMENTO DEI GOVERNI PER INGANNARE IL POPOLO ITALIANO, SEDE DI CLIENTELE E DI COMPORTAMENTI INCONFESSABILI, CI FACCIA IL PIACERE DI NON CONFESSARCI GLI INTRALLAZZI STATISTICI DI CUI E' SEMPRE STATA PARTE ATTIVA.
Comitato per la salvaguardia della Cultura Europea










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