UNA DEMOCRAZIA CHE NON C'E' PIU'

Le valutazioni del caso sono ben rappresentate da una singola "battuta" del Financial Times (13 giugno 2002): «Ci scusi signor Berlusconi, ma lei non era quello che doveva dare una bella scossa all'Italia?

02/apr/2006 13.00.27 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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Tratto da www.criticamente.it

Una democrazia che non c'è più

La legge elettorale approvata nei mesi scorsi (senza che vi sia stata una convincente e decisa opposizione da parte del centro-sinistra) favorisce la tendenza a concentrare in pochi e ristretti gruppi oligarchici tutto il potere decisionale. Quando andremo a votare, saremo di fronte a liste bloccate perché i candidati saranno stati scelti esclusivamente dalle segreterie centrali dei partiti (a destra come a sinistra). Altro che democrazia! Il potere politico è saldamente nelle mani di poche e ristrette élite concentrate a coltivare relazioni con il mondo dell'economia, delle banche, della finanza, dei mass media. Ai cittadini oramai è assegnato il ruolo di comparse.

Del Cavaliere di Arcore, e del contratto con gli italiani che sottoscrisse nel salotto di Bruno Vespa, non ci occupiamo. Le valutazioni del caso sono ben rappresentate da una singola “battuta” del Financial Times (13 giugno 2002): «Ci scusi signor Berlusconi, ma lei non era quello che doveva dare una bella scossa all'Italia? A noi sembra che in quest'anno lei si sia occupato soprattutto dei suoi affari. In quel campo ha avuto un gran successo». Non serve aggiungere altro, tranne che estendere il riferimento temporale a tutti i cinque anni di governo.

D'altro canto, il centrosinistra e le forze che lo compongono dimostrano di non possedere tratti distintivi diversi dalla melassa berlusconiana. Anzi, le diversità paiono sempre più sfumate, sacrificate sull'altare di una società televisiva dove siamo tutti attori di un colossale reality show la cui unica ossessione è salvaguardare la propria poltrona. La nostra “sinistra” è incartapecorita, chiusa in una presunzione arrogante e autoreferenziale.

Quei bluff chiamati programmi elettorali

Le due coalizioni in “competizione” stanno dando vita ad una campagna elettorale oscura e contorta. Il governo ha fornito una sequela interminabile di pronostici che anticipavano la tanto agognata “ripresa”, ma non ha preso nessun serio impegno per attuare uno straccio di politica industriale, troppo distratto da problemi di coalizione e dal dilettantismo politico che è sfociato nel localismo più becero generato dal federalismo leghista. Ma non si salva nemmeno il quadro programmatico del centro-sinistra che contiene, come scrive Alberto Alesina sul Sole 24Ore, “284 pagine inutili e fuorvianti, piene di luoghi comuni e senza alcuna scala di priorità”.

C’è davvero da sperare che i programmi economici annunciati da entrambi gli schieramenti non vengano affatto messi in pratica: si tace sulla vera condizione della finanza pubblica (che rende impossibili le tante promesse elargite all’elettorato); manca una seria analisi sulla necessità di modificare l'attuale modello di sviluppo, ormai palesemente destinato al fallimento; poche sono le proposte per portare il sistema di welfare sul terreno dei diritti. Il fronte è invece stranamente compatto nel confermare quel federalismo che ha saputo generare solo danni: aumento della spesa pubblica, riduzione delle aliquote delle imposte nazionali compensate con le tasse locali, aumento della burocrazia. Insomma, con queste politiche il Paese non uscirà di certo dalla situazione di declino strutturale.

Un appello per il nostro futuro

E' giunto il momento di lanciare un progetto concreto per ricostruire il Paese, cominciando dal basso, nelle comunità locali, nei villaggi, nei comuni, nelle province, nelle regioni. è possibile realizzare questo sogno con forme di democrazia diretta e partecipata nel governo locale, con progetti concreti nel sostegno dell'economia (reddito di cittadinanza, monete complementari, etc.), con la tensione ideale per una nuova etica nei rapporti sociali, la riscoperta di valori come la solidarietà e la partecipazione. Dopo anni di rassegnazione, occorre iniziare ad immaginare che un futuro diverso, migliore, è possibile. Partendo proprio dalla politica. Le nuove proposte non siano confinate ai piani culturale e intellettuale ma scaturiscano dalle buone pratiche suggerite dagli attori impegnati nei movimenti della società civile e dell'economia solidale: il mondo della cooperazione, del sindacato, del commercio equo, della finanza etica, dell'informazione alternativa, del software libero, delle associazioni di promozione sociale (gruppi di acquisto solidale, di consumo critico e responsabile)...
In questa Italia è riposto il futuro del Paese. Un'Italia vicina alla gente.
"Ora che il Governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti… noi altri tutti, nobili e plebei, non fummo che volgo senza considerazione senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero".
(Lucio Sergio Catilina)
Nicola Furini
Matteo Toniato
Rubano (PD), 11/03/2006

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Comitato per la salvaguardia della Cultura Europea



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