IL TAR DELLE MARCHE RIFIUTA DI PRONUNCIARSI SUL CROCEFISSO

08/apr/2006 12.38.05 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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Crocefissi nelle aule dei tribunali: il TAR delle Marche si rifiuta
di pronunciarsi sul ricorso proposto dal magistrato di Camerino Luigi
Tosti
:

Ancona - Con sentenza n. 94 del 22 marzo scorso il TAR delle Marche ha
dichiarato che la competenza a decidere sulla legittimità dell'esposizione
dei crocefissi nelle aule di giustizia appartiene al "Giudice ordinario" e,
pertanto, ha dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato dal magistrato
di Camerino. Questo il commento di Luigi Tosti: "Con questa non-decisione il
TAR delle Marche ha sbalordito anche l'Avvocatura dello Stato che difende il
Ministro di Giustizia, la quale non aveva in realtà avanzato alcun dubbio
sulla giurisdizione del TAR, dal momento che gli artt. 3 e 63 del D.lgs. n.
165/2001 devolvono alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo
le cause di pubblico impiego che riguardano i magistrati. Ma veniano ai
fatti. Col mio ricorso ho sostenuto quello che la Cassazione penale ha
peraltro già espressamente affermato nella sentenza n. 439/2000, e cioè che
la circolare del Ministro Rocco del 1926 deve ritenersi tacitamente
abrogata, ex art. 15 preleggi, perché incompatibile col principio di laicità
delineato dalla Costituzione repubblicana, che si fonda sull'eguaglianza e
pari dignità di tutti i cittadini e di tutte le religioni. L'Avvocatura di
Stato si è costituita negando che fosse intervenuta questa tacita
abrogazione. Il compito del TAR, dunque, era soltanto quello di stabilire se
la circolare Rocco fosse o meno ancora in vigore. Il TAR ha però preferito
"lavarsene le mani", affermando innanzitutto che non posso pretendere che il
Ministro di Giustizia rimuova i crocifissi da tutte le aule giudiziarie,
bensì soltanto da quelle del Tribunale di Camerino. Secondo il TAR delle
Marche, infatti, la tacita abrogazione della circolare Rocco non potrebbe
avere effetti generali, bensì "limitati" al... Tribunale di Camerino! Ciò
significa, in altri termini, che, se decidessi di trasferirmi in altra sede
o se venissi applicato in qualche altro tribunale o corte d'appello, dovrei
iniziare altrettante infinite cause contro il Ministro di Giustizia per
chiedere la rimozione dei crocifissi da queste... "nuove" sedi! E' come se
un ebreo o un "negro" impugnassero le disposizioni che li obbligano a vivere
nei ghetti o che vietano loro di salire sui treni e i giudici, dopo aver
accertato che quelle disposizioni sono illegittime, limitassero
l'accoglimento delle loro domande... al solo Comune di residenza o al solo
treno utilizzato!!! Una follia. Ma il TAR marchigiano non si è fermato qui.
Per evitare di pronunciarsi sul merito del mio ricorso ha visto bene di
affermare che il suo "difetto di giurisdizione" sussiste anche per i
crocifissi appesi nelle aule del Tribunale di Camerino. E per giustificare
questo suo rifiuto ha addirittura "disapplicato" gli artt. 3 e 63 della
legge n. 165/2001 richiamando le motivazioni di una sentenza della Corte
Costituzionale (la n. 204/2004) che però riguarda tutt'altre norme,
"dimenticandosi" (si fa per dire) di considerare che ai giudici è vietato
"disapplicare" le norme di legge che ritengano incostituzionali: in questi
casi, infatti, essi possono soltanto rimettere la questione alla Corte
Costituzionale. Le prospettive future? "Grazie" a questa pronuncia sarò
costretto a ricorrere al Consiglio di Stato, con la sola prospettiva di una
sentenza di annullamento che rinvierà nuovamente la causa al TAR delle
Marche. Se poi dovessi adire il giudice ordinario, come "consigliatomi" dal
TAR marchigiano, quest'ultimo declinerebbe sicuramente la propria
giurisdizione costringendomi, a quel punto, ad adire la Corte di Cassazione
per dirimere il conflitto negativo di giurisdizione. Nella migliore delle
ipotesi dovranno passare perlomeno 20-30 anni prima che un qualche giudice
decida questo banale quesito: la circolare fascista del 1926 è compatibile
con la Costituzione?.
In estrema sintesi: "Voglia di decidere saltami addosso, decidi tu che io
non posso!"
Un'unica nota positiva: il TAR delle Marche, accogliendo la mia tesi, ha
affermato che la questione dei crocifissi negli uffici pubblici involge
diritti soggettivi assoluti e, quindi, non ricade nella giurisdizione del
giudice amministrativo. Questo significa che l'ordinanza del giudice Mario
Montanaro, che ha suscitato le ire del Papa, di Sua Eminenza Ruini, del Capo
dello Stato, e via dicendo, era in realtà perfettamente giusta e che,
invece, è del tutto sbagliata l'ordinanza del Tribunale dell'Aquila che l'ha
poi annullata, come sono del tutto sbagliate le sentenze del TAR del Veneto
e del Consiglio di Stato che, dopo aver ritenuto la loro giurisdizione,
hanno affermato che il crocifisso è un simbolo laico."
:
Luigi Tosti
Tel. 0541789323 - mobile 3384130312 - tosti.luigi@alice.it
Via Bastioni Orientali 38 Rimini

NOTA: USCIREMO UN GIORNO DAL MEDIOEVO? GRAZIE A PRODI O A BERLUSCONI?

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