Marocco terra di Tolleranza:in occasione della prossima Festa del Trono ricordiamo la figura di S. M Mohammed V

09/lug/2012 08.15.02 associazione euromediterranea Contatta l'autore

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Il prossimo 30 Luglio cade l'anniversario dell'ascesa al trono di S. M Mohammed
VI che nel corso di questi anni ha saputo intrurre un piano di profonde
innovazioni nell'architettura dello Stato Marocchio. Innovazioni che è bene
precisarlo si inseriscono nella tradizione del Marocco una tradizione nella
quale anche la tolleranza è parte integrante . Esempio di questa tolleranza
(sotto il profilo religioso) ci viene da alcuni episodi della vita della vita
del nonno dell'attuale sovrano , S. M Mohammed V, di quest'anno si è ricordato
il il 51° anniversario della scomparsa . Nato a Fez nel 1909 e Sultano del
Marocco dal 1927 al 1953, in esilio tra il 1953 e il 1955, fu ancora
riconosciuto Sultano al suo rientro in patria e Re del Marocco dal 1957 al
1961. Era figlio del Sultano Yusuf alla cui morte egli ascese al trono. Era
membro della dinastia alawita. Questo anniversario potrebbe permettere di
approfondire, in modo più dettagliato la figura di questo Sovrano, e far
conoscere , anche al grande pubblico, il suo atteggiamento negli anni difficili
del secondo conflitto mondiale.

All’epoca della Shoah, il Marocco si trovava a vivere una situazione politica
assai particolare, anche in rapporto alle altre Nazione del Africa
Settentrionale. Infatti, solo dal marzo del 1912 , con il trattato di Fez il
Sultanato del Marocco diveniva una colonia francese mentre , un’altra potenza
europea, la Spagna conservava il controllo diretto su altre parti del Paese
nordafricano . Nei primi decenni del ‘900 il Marocco venne di fatto sembrato in
tre zone di influenza : 1) il protettorato francese, governato da Rabat, dove
risiedeva il sultano 2) il protettorato spagnolo, governato da Tétouan, dove
risiedeva un califfo nominato dal sultano e la città di Tangeri con uno statuto
internazionale.

Nel 1927 quando la spartizione del Paese è già cosa avvenuta salì al trono
Mohammed V. che mantenne la grande determinazione a preservare l’unità almeno
morale e civile del Marocco

Nel giugno del 1940, quando i francesi, umiliati militarmente, si arresero
alla Germania nazista, i territori del Maghreb sotto amministrazione francese
(Marocco, Algeria e Tunisia) vennero considerati parte della cosiddetta Francia
«non occupata», ossia di quella parte di territorio metropolitano che il
vecchio maresciallo Pétain aveva creato, sotto la tutela nazista, uno Stato
collaborazionista e reazionario. Accadde allora che alle popolose minoranze
dell’ebraismo sefardita, residenti da secoli nel Maghreb, vennero via via
applicate, a partire dall’autunno del 1940, le misure vessatorie che il regime
di Vichy

In Algeria, . ebrei algerini, ai quali fu tolta, dopo settant’anni, la
cittadinanza francese ottenuta in virtù del decreto Crémieux del 24 ottobre
1870. E il fatto che i loro diritti politici fossero tornati a essere quelli
degli «indigeni musulmani algerini» costituì soltanto una prima deminutio, cui
ne tennero dietro altre che li privarono dei diritti alla proprietà, all’
istruzione scolastica, all’esercizio delle professioni, di movimento.

Anche in Marocco, il governatore francese tentò varie volte di introdurre
norme anti ebraiche, ma la tenacia di S. M Mohamed V fu tale che di fatto
vanificò le norme del governo di Vichy, basti ricordare l’oppsosizione del
sovrano a consegnare al governatore del governo del Maresciallo Petain l’elenco
dei cittadini marocchini di religione israelita, sostendo che in Marocco non
esistevano “esistevano in Marocco sudditi ebrei, ma solo sudditi marocchini”.
Tale gesto permise di fatto la salvezza della comunità ebraica marocchina negli
anni tremendi della Shoah.

Ricordare questo evento , significa, riportare alla luce una pagina di Storia
spesso dimentica e ricordare la grande figura di un Sovrano, che negli anni
difficili della Shoah con solo atto di saper dire di “no “ a leggi moralmente
ingiuste salvo molte vite umane e pemise di continuare la lunga tradizione di
tolleranza del Marocco, una tolleranza che ancora oggi resiste e prospera



Dott Marco Baratto

Associazione Culturale Euromediterranea


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