Chiediamo una targa commemorativa a Palazzo Scanderbeg

30/mag/2006 22.45.00 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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Gentile prof. Ottavio Marotta, Difensore Civico di Roma,

dopo il positivo esito della questione inerente il Museo Astronomico e Copernicano di Monte Mario salvato dalle grinfie di oscuri personaggi della burocrazia e della politica attraverso decise e continue operazioni di contrasto, Le sottoponiamo un caso a cui teniamo molto e che sicuramente stimolera la Sua sensibilità di uomo di diritto e, soprattutto, di Cultura. Ci riferiamo al Palazzo Scanderbeg di Roma, luogo di memoria storica per l'intero Popolo Illirico,attuale sede di un Museo della pasta la cui presenza , data la sacralità del sito, ci sembra assolutamente inopportuna e contro cui abbiamo a suo tempo organizzato una campagna internazionale di protesta che aveva portato i proprietari dell'edificio, gli amministratori della Fondazione Agnesi, a divulgare sul proprio sito l'intenzione di liberare al più presto ( entro la fine del 2005 ) i locali dove insiste tuttora la struttura museale.
Gentile prof. Marotta,i maccheroni col fondatore dell'Albania Giorgio Castriota Scanderbeg non vanno proprio associati. Ci permettiamo di ricordare chi era quest'eroe europeo. Giorgio Castriota Scanderbeg nacque a Kruje nel 1405 da Gjon Kastrioti, nobile dell'Albania centrale, sottomesso, come tutti gli altri nobili albanesi ed obbligato a pagare un tributo all'impero ottomano.
All'epoca, per assicurarsi la fedeltà dei signori locali, il Sultano usava prendere i loro figli in ostaggio, trattenendoli alla sua corte. Fu così che Giorgio Castriota frequentò la scuola militare dell'impero e fu nominato Iskander Bey, che in turco significa Principe Alessandro.
Si distinse come uno dei migliori uficiali in alcune campagne ottomane in Asia minore ed in Europa e il Sultano per questo lo nominò presto generale. Nel 1443, durante le battaglie contro gli ungheresi a Nes ( nell'attuale Serbia) egli abbandonò l'armata ottomana, conquistò la città di Kruje, sul cui castello issò la bandiera albanese ( un drappo rosso con un'aquila nera bicefala ) e cominciò ad operare per riunire tutti i principi albanesi sotto l'ideale comune della libertà dai Turchi. La città di Lezha nel 1444 così vide nascere una Lega di Albanesi le cui gesta eroiche, sotto la guida di Giorgio Castriota, si dovevano sentire per i successivi 25 anni presso tutta la gente d'Europa. Questo condottiero invincibile, baluardo estremo contro il più potente esercito di quei tempi, moriva nel 1468, lasciando nel popolo albanese una traccia indelebile. Oltre 1000 volumi sono stati pubblicati in 70 paesi del mondo e in 22 lingue, a testimonianza dell'epico romanzo della sua vita. La stessa identità nazionale dell'Albania è scritta sulla trama delle sue gesta. Scanderbeg continua tutt'oggi ad essere una guida morale per molti cittadini del Kossovo, della Macedonia, delle quasi cento comunità albanofone presenti da secoli nel nostro Paese, e per tutti gli albanesi della Diaspora.
Lo Stato italiano, proprio in piazza Albania fece a suo tempo erigere un imponente monumento di questo eroe imbattibile a cavallo, che tuttora è continua meta di visitatori illirici e non. Quel monumento ci ricorda che i successi militari di Scanderbeg suscitarono grande interesse ed ammirazione nel papa, nel re aragonese di Napoli Alfonso il Magnanimo e nella classe dirigente veneziana. I combattenti albanesi infatti stabilirono rapporti con questi stati che, nella speranza di rafforzare l'ultima testa di ponte cristiana nei Balcani, aiutarono Giorgio Castriota con denaro, armamenti e qualche volta truppe. Scanderbeg intrattenne rapporti con quattro pontefici: Nicola V, Callisto III, Pio II e Paolo II: quest'ultimo lo insignì del titolo di " Atleta di Cristo". Nel 1466, allorchè Scanderbeg venne a Roma per chiedere aiuto al papa Paolo II, si fece costruire il palazzetto che prende il suo nome e le cui vicende ci hanno spinti a scriverLe.
Gentile prof. Marotta,
nel momento in cui la nostra" brillante" classe politica si riempie la bocca di parole che indicano nell'amicizia e nel rispetto della reciproca dignità la via che porta al completamento della Nuova Europa attraverso l'inclusione dei popoli balcanici ed in particolare quello illirico sia nelle strutture militari ( NATO ),che in quelle finanziarie e politiche, non ci sembra una dimenticanza da poco quella evidenziata dalle nostre autorità riguardo almeno l'apposizione di una targa commemorativa a Palazzo Scanderbeg. A noi, oltre la targa, piacerebbe,per essere in sintonia col nuovo clima europeo che dappertutto si respira, che su Palazzo Scanderbeg sventolassero insieme le bandiere europea, italiana ed albanese. Ma sappiamo bene che per ottenere questo, come in altri casi l'esperienza ci ha insegnato, dovremo ingaggiare delle dure battaglie. Che speriamo siano evitabili attraverso il Suo imparziale ed illuminato intervento.
Comitato per la salvaguardia della Cultura Europea

P. S.
Il presente messaggio Le è inviato dall'editore messinese Costanzo D'Agostino
Ore 18,48 del 30 maggio 2006











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