RESTAURATORI: 4 SENATORI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA INTERROGANO MINISTRO RUTELLI

10/lug/2006 12.05.00 collettivolavoratorigetronics Contatta l'autore

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RESTAURATORI: 4 SENATORI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA INTERROGANO MINISTRO RUTELLI

(Nino Stella - Emanuela Zara ) - La vertenza dei restauratori e della restauratrici arriva in Parlamento. 4 senatori di Rifondazione Comunista eletti in Campania presentano un'interrogazione parlamentare al Ministro Rutelli. In Campania sono circa millecinquecento i lavoratori e le lavoratrici che operano nel settore del restauro artistico e dell’archeologia, che si sono formati presso le scuole private, università pubbliche, Accademie delle Belle Arti ed in maggioranza nei cantieri e nei laboratori. Il 90% dei lavoratori sono donne,. L’età media è di 32 anni. Sono operatori lapidei, restauratore di quadri, affeschi, monumenti. Ma anche restauratori di mobili antichi, addetti alle botteghe del restauro. Figure altamente specializzate che hanno particolari conoscenze tecnico-scientifiche e un patrimonio culturale di tutto riguardo che da anni sono fuori dal mercato del lavoro. I più fortunati sono costretti ad operare nella precarietà senza diritti e senza dignità. Nei cantieri di restauro artistico non vengono rispettate le normative economiche ed i diritti previsti dal contratto nazionale di lavoro dell’edilizia e dal verbale di stipula del 31 Maggio 2005(parte integrante del contratto nazionale di lavoro). I lavoratori e le lavoratrici sono costretti a stipulare contratti di formazione, di consulenza, e a progetto. Con i decreto Legislativo n.156 del 24 marzo 2006 è stato istituito apposito “elenco dei restauratori” che ovviamente non è un albo ma una mera lista di imprese che ogni soprintendenza inserisce tra i “preferiti” di ogni settore cui affidare lavoro di importo inferiore a quello richiesto dalla legge Merloni. Si tratta infatti di liste locali di imprese di “fiducia”. Fino ad oggi i lavori di restauro artistico sono stati affidati dalle Soprintendenze sono affidate con il meccanismo della “trattativa privata” con il massimo ribasso con effetti negativi per quanto concerne la qualità dell’intervento sull’opera d’arte. Un meccanismo poco trasparente in quanto il numero elle imprese chiamate a partecipare è molto ristretto ed i nominativi delle imprese sono quasi sempre gli stessi.
E’ ovviamente singolare che in un’Europa dove sono tutti d’accordo nel togliere gli albi professionali di categorie storiche, come notai ed architetti, si voglia far pensare a novità come questi elenchi che di fatto favoriscono solo un numero esiguo di lavoratori e lavoratrici. Infatti, da anni si è creata una realtà formativa e d’istruzione precostituita e mai smantellata; una realtà per lo meno discriminante che vede solo pochi eletti godere di tali benefici. Infatti vengono riconosciute come “scuole formazione” solo l’Istituto Centrale di Restauro, l’Opificio delle Pietre Dure, l’Istituto Venaria Reale, L’Istituto per l’Arte Lignea di Piacenza che sfornano solo venti diplomati, dei quali quali obbligatoriamente cinque stranieri. Chi si diploma in queste scuole ha un forte “potere contrattuale” in quanto può tranquillamente svolgere lavoro autonomo, crearsi un’impresa o beneficiare di livelli contrattuali e salariali superiori alla media. Invece, gli oltre millecinquecento lavoratori e lavoratrici campani che si sono formati lavorando nei cantieri o formandosi in altre scuole sono discriminati sia in termini contrattuali e non hanno la possibilità di accedere negli elenchi delle Soprintendenze.
I diritti individuali e collettivi dei lavoratori e delle lavoratrici sono continuamente violati. Le Soprintendenze nella qualità di enti appaltanti dei lavori non svolgono adeguatamente il ruolo di vigilanza e di controllo per l’applicazione del contratto nazionale di lavoro del settore dell’edilizia e delle leggi che tutelano la sicurezza antinfortunistica e l’ambiente del lavoro.
Il rischio di ammalarsi è piuttosto alto. I rischi più frequenti: problemi di vista, esposizione agli agenti atmosferici, lesioni traumatiche accidentali, azione irritante e tossica per l’uso delle sostanze utilizzate nel restauro, problemi di inalazione di polveri ambientali, contaminazione da funghi, bacilli, stafilococchi,rischi di infezione con uova di parassiti, spore di carbonchio, tetano, leptospira. Sono continuamente violate le norme che tutelano la maternità ed i diritti delle donne.La sicurezza rappresenta uno degli elementi di rilievo nell’attività dell’impresa di restauro. Il 72% dei restauratori campani dichiarano di avere subito l’incidente in cantiere, il 12% in laboratorio. Il restante 16% ha subito incidenti in entrambi gli ambienti di lavoro. La natura degli infortuni vede una preponderanza di lesioni da taglio(27%), da colpo(21%) e da sforzo(19%). La zona del corpo maggiormente interessata agli infortuni è la mano destra(31%), seguita dalla mano sinistra e dagli arti inferiori(17%), da occhi(13%), collo(9%). “I fattori più frequenti determinanti gli infortuni sono l’abitudine all’esecuzione del lavoro, il contatto con sostanze tossiche e soprattutto la carenze di strutture nel cantiere. Il tempo di lavoro a cavallo della pausa pranzo tenda a corrispondere alla fascia oraria più a rischio” La maggior parte degli infortuni si riscontra a metà giornata oppure dopo 2-4ore di lavoro. I disturbi maggiormente accusati sono quelli alle articolazioni(42%).
Sono necessari interventi di controllo e di vigilanza da parte dell’ispettorato del lavoro, delle Asl e della Guardia di Finanza per la tutela dei diritti contrattuali e sulla salute dei lavoratori ed ispezioni ministeriali presso le Soprintendenze per una verifica sui meccanismi di affidamento degli appalti.


ECO IL TESTO INTEGRALE DELL'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PRESENTATA DAI 4 SENATORI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA



RUSSO SPENA, SODANO, TECCE, VANO - Al Ministro dei beni e delle attività culturali - Premesso che:
in Campania sono circa 1.500 i lavoratori e le lavoratrici, che operano nel settore del restauro artistico e dell'archeologia, che si sono formati presso le scuole private, le università pubbliche, le Accademie delle Belle Arti e in maggioranza nei cantieri e nei laboratori. Il 90% dei lavoratori sono donne. L'età media è di 32 anni. Svolgono attività di operatore lapideo, restauratore di quadri, affreschi, monumenti. Ed anche restauratore di mobili antichi e addetto alle botteghe del restauro. Figure altamente specializzate che necessitano di particolari conoscenze tecnico-scientifiche e di un patrimonio culturale di tutto riguardo;
l'approvazione delle modifiche al Codice dei beni culturali pubblicata a due settimane dalle elezioni politiche 2006, rischia di portare all'esclusione di migliaia di lavoratori dal settore del restauro e della conservazione;
nel comma 6 dell'articolo 29 del decreto legislativo n. 42/2004, noto come Codice dei beni culturali, si legge: "…gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono restauratori di beni culturali ai sensi della normativa in materia";
nel 2000 e nel 2001 (decreto ministeriale 294, modificato dal 420) si sono stabiliti i requisiti utili, in base alla formazione ed al lavoro, per la qualifica professionale di chi opera nel restauro, per tentare di dare ordine e coerenza ad anni ed anni di gestione del settore confusa e disorganica;
il termine, previsto dall'ultimo decreto ministeriale del 2001, entro il quale tale "prestazione d'opera" era considerata valida ai fini delle certificazioni, è retroattivo, cioè regolamenta l'esperienza pregressa. Per il futuro ci sarebbero stati nuovi percorsi formativi chiari e riconosciuti;
dopo il 2001, in Italia si è continuato a fare formazione in modo confuso e disordinato, creando aspettative tra i giovani che poi si sono ritrovati con titoli di studio inutili. Gli operatori già attivi a questa data hanno di fatto continuato, indipendentemente dal titolo, ad essere utilizzati dalle imprese per svolgere attività di restauro a tutti gli effetti, spesso vedendosi affidata ufficiosamente la gestione dei cantieri, assistendo così alla proliferazione di sfruttamento e precarietà;
questa contraddizione ha portato migliaia di lavoratori a rivendicare il diritto ancora disatteso di poter, ancora dopo il 2001, dimostrare la propria posizione lavorativa e professionale;
il nuovo Codice e le modifiche apportate hanno complicato ulteriormente la situazione;
constatato che:
nella parte quinta del Codice dei beni culturali, relativa alle disposizioni transitorie, finalizzate a regolamentare la complessa situazione in cui lavora la maggior parte degli operatori del settore, prima che entrino in vigore i nuovi standard di riferimento per le qualifiche professionali e per la formazione, i criteri di certificazione si ispirano alle norme precedentemente in vigore, ereditandone i difetti e, oltre ad essere difficilmente esigibili, adesso risultano anche inaccessibili;
la vera novità risulta essere che il termine (confermato dal Ministero e previsto dal nuovo Codice) per certificare e presentare il lavoro di restauro svolto con "responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento", requisito specifico richiesto dalla legge per ottenere la qualifica di restauratore, è il 12 maggio 2006, cioè la data di entrata in vigore delle norme indicata nella Gazzetta Ufficiale del 27 aprile 2006, in cui sono state pubblicate tali modifiche al Codice (articolo 182, comma 1-ter, B)",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo:
non ritenga che dare solo due settimane di tempo ai lavoratori del settore senza diffusione ufficiale della notizia, per sistemare e presentare la documentazione di anni e anni di lavoro, con tutte le difficoltà nel reperirla, sia lesivo dei diritti più elementari di questi lavoratori e impedisca di fatto alla maggioranza degli operatori di accedere ad un futuro lavorativo;
non valuti di accogliere l'appello di Fillea Cgil e della Fillea Restauro Napoli che chiedono il prolungamento dei tempi di consegna delle certificazioni;
non voglia intraprendere tutte le iniziative affinché si giunga, nel più breve tempo possibile, alla risoluzione della questione attraverso la revisione degli articoli del Codice sopramenzionati;
non voglia chiarire, in riferimento al comma 1-bis dell'articolo 182, i criteri di accesso alle prove di idoneità ai fini del riconoscimento del titolo di "Restauratore di beni Culturali" per i soggetti non rientranti nell'articolo 4, comma 1, lettere a, b, c, del decreto legislativo n. 156 chiarendo in maniera dettagliata se i certificati attestanti i lavori svolti tramite autocertificazione redatta dai lavoratori, tramite certificazione rilasciata dalle imprese e dalle autorità preposte alla tutela dei beni o dagli istituti di cui all'articolo 9 del decreto legislativo del 20 ottobre 1998, n. 368, siano da considerarsi validi;
se, inoltre, siano validi ai fini dei criteri di accesso alle prove di idoneità gli attestati e i diplomi di qualifica rilasciati dagli istituti privati e dai corsi di formazione professionale autorizzati dalle Regioni




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