Agnese Ginocchio invita le Chiese diocesane a farsi promotrici dell'Appello di Pace di Assisi.

Di tutto si parla, si tergiversa, si gira attorno, come se si avesse paura di spaventare, di far scappare le pecorelle.

08/set/2006 10.20.00 giovanni Contatta l'autore

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Agnese Ginocchio invita le Chiese diocesane a farsi promotrici dell'Appello di Pace di Assisi.
 
foto intervento
 
(Caserta e provincia)
 
Dalla cantautrice per la Pace Agnese Ginocchio - voce dei movimenti per la Pace, riceviamo quest'urgente Appello di Pace, lanciato ad Assisi, rivolto in primis alle chiese diocesane:
    "Non capisco come mai durante le omelie delle celebrazioni liturgiche, in alcune chiese diocesane (a eccezione del capoluogo ) di tutto si parla tranne che di Pace. Perchè forse con la crescente crisi delle guerra che ci circonda non è urgente sensibilizzare la gente ad attivarsi e muoversi affinchè  si possa davvero cominciare a fare un salto di qualità, a mettere in pratica il messaggio evangelico della Pace,  trasmessoci da Gesù Re e Profeta della Pace? La sua prima parola dopo la Resurrezione fu: Pace! La sua prima parola nell'incontrare la gente lungo le strade è stata: Pace! Pace, solo Pace! Perchè mi domando si ha così timore di nominarla nelle nostre chiese diocesane? Di tutto si parla, si tergiversa, si gira attorno, come se si avesse paura di spaventare, di far scappare le pecorelle. Si cela la verità, le omelie sono piene solo dei soliti discorsi, nulla di nuovo, non cambiano. Ma cosa si teme? Piuttosto l'unico vero giudizio da temere è quello di Dio non quello degli uomini. Siamo tutti responsabili della formazione e quindi della salvezza e della perdizione del gregge. Siamo o non siamo cristiani sulle orme del maestro? Che cosa avrebbe fatto Gesù ai tempi nostri? Se ne sarebbe stato zitto e quieto? A suo tempo non si indignò e con un gesto cacciò via dal tempio gli speculatori della Verità?
Quanti speculatori della Verità( la zizzania) ai giorni nostri....ne siamo stracolmi. La religione la si costruisce sui nostri interessi piuttosto che ammantarla di umiltà, di carità verso il prossimo e distacco dal potere. Diventa urgente allora, perchè sia davvero credibile l'impegno dei cristiani, rilanciare nel suo antico splendore questo titolo che ci appartiene in pieno come credenti. La Pace dell' Arcobaleno non è la Pace di parte, ma è la Pace di tutti, credenti e non credenti. E' la forza dei colori che unisce le diversità e forma l'unità tra i popoli, che si riscoprono di essere in Dio tutti fratelli. L' Arcobaleno apparso a forma di ponte come segno di unione tra cielo e terra, è il simbolo biblico per eccellenza della Pace, il patto di alleanza di Dio stipulato con gli uomini dopo il diluvio universale.  La Pace oggi è martire, perchè speculata, minacciata dalle violenze, dai crimini d'umanità, dall'escalation delle guerre, dai massacri e dalle illegalità mafiose. Cristo, come tutti i suoi veri seguaci, i profeti di Pace, ha seguito la via del martirio immolandosi sulla croce della Pace e della Speranza. La Pace è il Volto laico del Vangelo. La Pace dunque è il Volto di Cristo! Ognuno prima di pensare o agire male, si ricordi che la Pace è il nome di Dio! Con queste  ultime parole dell'Appello lanciato da poco ad Assisi (4-5 settembre 2006), in occasione dell' Incontro Internazionale "Uomini e Religioni" , invito, nel nome della Pace le chiese della Diocesi ad aprirsi, aprirsi alla Pace, a spalancarle le porte affinchè si rilanci una cultura di Pace, senza la quale non ci sarà mai Vita, Cittadinanza, Speranza, Religione e Futuro!"
 
Comunicato stampa  del 7 settembre 2006 da Redazione Pace
Fonte: Agnese Ginocchio, cantautrice per la pace (Movimenti per la pace)  
                           http://www.agneseginocchio.it

 


Appello di ASSISI, Incontro Internazionale "Uomini e Religioni", mercoledì, 4-5 settembre 2006

Chi semina terrore, morte, violenza, in nome di Dio, si ricordi che la Pace è il nome di Dio!
Per questo la nostra speranza è quella di un mondo di pace. Niente è perduto con il dialogo, tutto è possibile con la pace! Mai più, allora, la guerra. Dio conceda al mondo il dono meraviglioso della Pace

Appello per la Pace presentato nel recente Incontro Internazionale "Uomini e Religioni" (Assisi, 4-5 settembre 2006), al quale hanno partecipato circa 200 leader religiosi che hanno riflettuto sul tema "Per un mondo di pace - Religioni e culture in dialogo".
 
L'appello di Pace è stato letto durante la cerimonia di chiusura da Zeinab Ahmed Dolal, una operatrice sanitaria proveniente dalla Somalia. I capi religiosi hanno poi affidato l'Appello nelle mani di bambini di nazionalità diversa, che a loro volta, a nome di ogni generazione, lo hanno consegnato agli ambasciatori e alle autorità che rappresentano le nazioni del mondo intero. 

Uomini e donne di differenti religioni, ci siamo ritrovati ad Assisi, città di Francesco, santo della pace, in un momento difficile del nostro mondo, così carico di tensioni, conflitti, minacce terroristiche. Abbiamo ricordato l'iniziativa audace e profetica di Giovanni Paolo II che, nel 1986, in piena guerra fredda, invitò a Assisi i leader religiosi del mondo a pregare per la pace.
 
Fu l'inizio di un cammino di dialogo, di preghiera e di pace, che ora è tornato ad Assisi. E' un cammino che ha liberato energie di pace e ha continuato a fare sperare tanti in un futuro di pace. In questi giorni, ci siamo chinati sulle nostre diverse tradizioni religiose che, in modo differente, testimoniano un messaggio di pace dalle radici antiche. Abbiamo intrecciato il nostro dialogo con uomini e donne di cultura laica e umanista. Abbiamo vissuto una scuola di dialogo.
 
Oggi ci siamo raccolti nella preghiera secondo le diverse tradizioni religiose, convinti del valore dell'invocazione a Dio nella costruzione della pace. Abbiamo mostrato come la preghiera non divide, ma unisce: abbiamo pregato gli uni accanto agli altri, non pregheremo mai gli uni contro gli altri. Abbiamo rivolto la nostra attenzione a tante situazioni di conflitto e di dolore, che coinvolgono migliaia di persone, tante famiglie, tanti popoli. Ne abbiamo condiviso la sofferenza.
 
Non vogliamo dimenticarle né rassegnarci al loro dolore. I problemi sono tanti nel mondo di oggi. Ma, per questo non ci rassegniamo alla cultura del conflitto, secondo cui lo scontro sarebbe l'esito inevitabile del prossimo futuro di intere comunità religiose, di culture e civiltà. Siamo uomini e donne credenti, non siamo ingenui. Il secolo che è trascorso ci ha mostrato come guerre mondiali, la Shoah, genocidi di dimensioni non immaginabili, oppressione di massa, ideologie totalitarie, hanno rubato milioni di vite umane e non hanno rinnovato il mondo come promettevano. Per questo diciamo: nessuno scontro è un destino inevitabile, nessuna guerra è mai naturale.
 
La pace è irrinunciabile, anche quando appare difficile o disperato perseguirla. Vogliamo aiutare ogni uomo e ogni donna, chi ha responsabilità di governo, a rialzare gli occhi oltre il pessimismo, e scoprire come la speranza è vicina se si sa vivere l'arte del dialogo. Le religioni abituano i credenti a cercare di realizzare valori alti che sembrano, a molti, poco facilmente praticabili. Non possiamo rinunciare a ridurre l'abisso tra i ricchi e i poveri e a cercare la pace in ogni modo. Questa è la speranza che comunichiamo e proponiamo qui dal colle di Assisi, chiedendo ai fedeli delle nostre comunità di pregare e di operare per la pace.
 
Crediamo nel dialogo, paziente, veritiero, ragionevole: dialogo per la ricerca della pace, ma anche per evitare gli abissi che dividono culture e popoli e che preparano gravi conflitti. Tutti noi, esponenti di religioni diverse, abbiamo affermato il valore del dialogo, del vivere in pace, mentre lo abbiamo praticato lungo questi giorni in spirito di amicizia, come modello e esempio ai fedeli delle nostre comunità. La guerra non è inevitabile. Le religioni non giustificano mai l'odio e la violenza. Chi usa il nome di Dio per distruggere l'altro si allontana dalla religione pura.
 
Chi semina terrore, morte, violenza, in nome di Dio, si ricordi che la Pace è il nome di Dio. Dio è più forte di chi vuole la guerra, di chi coltiva l'odio, di chi vive di violenza. Per questo la nostra speranza è quella di un mondo di pace. Niente è perduto con il dialogo, tutto è possibile con la pace! Mai più, allora, la guerra. Dio conceda al mondo il dono meraviglioso della Pace!
 
Assisi, 5 settembre 2006 

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