Fwd:LA FILLEA CGIL DI NAPOLI SI ORGANIZZA CONTRO IL MOBBING NEI CANTIERI EDILI

Fwd:LA FILLEA CGIL DI NAPOLI SI ORGANIZZA CONTRO IL MOBBING NEI CANTIERI EDILI LA FILLEA CGIL DI NAPOLI CONTRO IL MOBBING NEI CANTIERI EDILI.

06/ott/2006 13.00.00 FILLEA CGIL NAPOLI Contatta l'autore

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LA FILLEA CGIL DI NAPOLI CONTRO IL MOBBING NEI CANTIERI EDILI. APERTO UNO SPORTELLO IN VIA TORINO. MERCOLEDI’ 11 OTTOBRE ORE 16,30 ASSEMBLEA DIBATTITO.

La Fillea Cgil di Napoli, l’organizzazione sindacale dei lavoratori edili si mobilita contro il mobbing, moderno sistema di organizzazione del lavoro fondato sulle vessazioni e condizionamenti psicologici. Aperto uno Sportello di Ascolto per i lavoratori e lavoratrici del settore. Sottoscritta una convenzione con l’Osservatorio Regionale Disadattamento Lavorativo e Antimobbing della Regione Campania. Mercoledì 11 Ottobre alle ore 16,30 presso l’Istituto Italiano per Gli Studi Filosofici in Via Monte di Dio - Napoli organizzato un’assemblea-dibattito. Parteciperanno Giovanni Sannino segretario generale della Fillea Cgil, Francesco Blasi responsabile psicopatologia del lavoro Asl Napoli 1, Ciro Crescentini Responsabile Sportello Antimobbing Fillea Cgil Napoli, l’Avvocato Federica Maria Bonadies, il Magistrato Donato Ceglie, l’Assessore regionale al lavoro Corrado Gabriele, l’assessore comunale al lavoro Nicola Oddati, il direttore dell’Osservatorio regionale Antimobbing Regione Campania Claudio Putrella, il Presidente del Mima Marco Tosi, la segreteria della Camera del Lavoro Ines Picardi. Il dibattito sarà moderato dalla giornalista Patrizia Capua
ECCO IL TESTO INTEGRALE DELLA CONVENZIONE STIPULATA TRA LA FILLEA CGIL DI NAPOLI E L’OSSERVATORIO REGIONALE DISADATTAMENTO LAVORATIVO CONTRO IL MOBBING NEI CANTIERI EDILI DI NAPOLI E PROVINCIA .


PREMESSE

Questa convenzione è il prodotto collettivo di sindacalisti, psichiatri, psicologi, medici del lavoro, giuristi che in questi anni hanno riflettuto sull’intima relazione esistente tra la sofferenza mentale e la progressiva perversificazione del lavoro nel mondo industrializzato, e hanno agito concretamente per contrastarlo. E’ puerile immaginare che una persona venga vessata perché il suo capo è cattivo. Un lavoratore viene aggredito perché uno o più dirigenti, selezionati in base alla loro ferocia e capacità di sopravvivenza, decidono che sia indispensabile, utile o divertente perseguitare una vittima designata, in un mondo che pensa sostanzialmente che una tale situazione sia fisiologica, necessaria o inevitabile. La sofferenza prodotta spazia, dalla depressione alla psicosi, con una intensità non rivelata dal chiacchiericcio pettegolo spesso associato al dibattito sul mobbing .
L’azienda moderna è una macchina che produce, in percentuali variabili, una grande quantità di inquinamento antropico, sotto forma di vessazione e sofferenza, oltre che merci o servizi. E’ una struttura complessa che si comporta spesso in modo sorprendente e controintuitivo, che qualcuno definisce propriamente azienda totale, ambivalente e paradossale, e che dissimula facilmente le transazioni psicotiche al suo interno. Pochi, infatti, si rendono conto dei danni umani ed economici che tale inquinamento produce, al mondo circostante ma anche alla stessa azienda.
Contrastare questo fenomeno ingravescente sarà sempre più compito di una psicopatologia del lavoro centrata non solo sull’analisi dei vissuti, ma soprattutto sulla prevenzione e sulla cura del lavoratore colpito, in franca antitesi ad una committenza aziendale, che in tempi non lontani ha dato vita ad una psicologia industriale incardinata sui temi della produttività e della selezione del personale.
L’azienda intesa come una macchina che produce inquinamento antropico, è un sistema complesso figlio della rivoluzione industriale che ha stravolto gli antichi mestieri nelle fabbriche, nelle manifatture, negli atelier, che ha dato al lavoro una durata precisa, che si scinde dalle altre attività della vita diventando un’attività totalizzante. L' organizzazione razionale del lavoro fordista e taylorista, nel cui ambuto nasce la psicologia del lavoro tradizionale, ha modificato sostanzialmente la vita dei lavoratori. Nell’azienda la sudditanza diventa inevitabile, trasformandosi in un elemento strutturale delle relazioni di lavoro. La metamorfosi del lavoro realizzatasi nell’ ambito del sistema postfordista attuale ha divelto definitivamente la centralità della fabbrica e della catena di montaggio.
Il terzo rapporto europeo sulle condizioni di lavoro, compiuto su 21.500 lavoratori appartenenti ai 15 Stati membri dell’Unione Europea dall’Istituto di Dublino, nella primavera del 2000, stima che il 2% (3 milioni) dei lavoratori sono stati molestati sessualmente e il 6% (9 milioni) sono stati oggetto di violenza fisica nei luoghi di lavoro negli ultimi 12 mesi. Nel nostro paese la percentuale si aggira all’incirca sul 4%. Sorprende la marcata differenza esistente tra l'Italia e i paesi del Nord Europa, differenza che potrebbe avere due tipi d'interpretazione. Quello che potremmo chiamare, do Sciascia, il fronte delle palme (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia), si attesta saldamente, analogamente alle percentuali riguardanti il suicidio, sui livelli più bassi.Questa situazione potrebbe essere legata ad una trasformazione socioeconomica che in altri paesi è avvenuta in anticipo rispetto all’Italia e che avrebbe provocato una maggiore frequenza del fenomeno. Oppure si spiegherebbe in base a un dato culturale. Forse non si è sufficientemente tenuto conto del fatto che i nordeuropei, mostrano una relazionalità del tutto diversa rispetto ai mediterranei e cattolici iberici e italiani. E’ da notare che i paesi scandinavi hanno tradizionalmente il più alto tasso di suicidi in Europa. Le percentuali di quello che viene definito come intimidazione e bullismo sul lavoro sono le seguenti:

La globalizzazione si correla con il progressivo trasferimento della produzione nei paesi con il costo del lavoro più conveniente. L'economia diventa virtuale, le fabbriche tendono a sparire, con il passaggio progressivo dalla produzione di merci alla produzione di servizi; con un incremento esasperato degli scambi finanziari che sovrasta il mercato delle merci reali, con la sparizione progressiva degli elementi minimi di garanzia del lavoro. In Italia, oramai la gran parte dell’occupazione creata è atipica, part-time o precaria a vario titolo. Diventa un problema la quantificazione economica del lavoro, che tende a diventare sempre più arbitraria, aumentando quindi il rischio della vessazione subdola e dell’abuso di potere. Cresce dovunque la contrattazione decentrata, a spese ovviamente dei contratti standard, favorendo il rapporto individuale tra lavoratore e imprenditore, ovviamente a tutto vantaggio di quest’ultimo. Sempre più spesso inoltre il lavoro, tra straordinari, orari flessibili, telelavoro, invade i suoi spazi privati, rendendo un eventuale molestia sempre più pervasiva ed infiltrante.
Sono molte in Italia le proposte di legge per contrastare il fenomeno mobbing, alcune più interessanti, altre meno. Alcune ricalcano il modello svedese nel quadro di una concertazione tra sindacati e padronato, una sorta di legge 626 per la sicurezza del lavoro concernente le molestie morali e sessuali sul lavoro. Altre prospettano la galera per chi indulga nella vessazione lavorativa, non valutando realisticamente l’estrema complessità dei sistemi perversi, e la difficoltà di distinguere le vittime dalle pseudovittime, che spesso traggono in inganno consumati professionisti . Altre ancora hanno un tasso di demagogia tale da essere praticamente inutilizzabili. Di certo, nessuna legge eradicherà il mobbing da un giorno all’altro , che va considerato come una sostanza tossica, da contrastare in maniera sistematica. In realtà, l’elemento più importante è la capacità di resistenza individuale, che deve però trovare un contesto normativo, sindacale e politico che la consenta.


PROTOCOLLO D’INTESA

Tra la Fillea-Cgil, l’Osservatorio del disadattamento lavorativo della Regione campania, la Psicopatologia del Lavoro dell’Asl Na 1 si concorda quanto segue:

1. l’Osservatorio del disadattamento lavorativo della Regione Campania si impegna a monitorare e valutare epidemiologicamente le situazioni segnalate dalla Fillea-Cgil;
2. la Psicopatologia del lavoro dell’Asl Na 1 diagnosticherà e attiverà le sue risorse terapeutiche in favore dei lavoratori segnalati dalla Fillea Cgil;
3. Fillea-Cgil, l’Osservatorio del disadattamento lavorativo della Regione campania e la Psicopatologia del Lavoro dell’Asl Na 1 si impegnano a studiare i complessi fenomeni della vessazione sul lavoro e , nonché a prevenire e contrastare attivamente il fenomeno con iniziative pubbliche di formazione e divulgazione.
4. Verranno valutate nel tempo ulteriori iniziative finalizzate allo sviluppo di ulteriori iniziative giuridiche e legislative indirizzate alla prevenzione e contrasto degli esiti psicopatologici correlati alle più svariate situazioni di sofferenza (Stress, burn-out, mobbing, bullying, superlavoro, precarizzazione, infortuni sul lavoro, etc…).

Letto e sottoscritto

Giovanni Sannino
Segretario Prov.Le Fillea Cgil Napoli

Dr. Claudio Petrella
Direttore Osservatorio del
disadattamento lavorativo
della Regione Campania

Dr. Francesco Blasi
Responsabile Conduzione Tecnica
Osservatorio Disadattamento Lavorativo
Regione Campania



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