IL DRUG-TEST âABUSIVOâ DELLE IENE ACCENDE LA POLEMICA E RISCHIADI PEGGIORARE LA SITUAZIONE
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di Marco Contini, Segretario dellâAssociazione PoliticaAntiproibizionisti.itROMA, 9 ottobre 2006 - Lo abbiamo detto in tempi non sospetti:le polemiche tendono sempre, inevitabilmente, a non aiutare i fatti.Soprattutto quando i fatti di cui abbiamo bisogno consistono, come inquesto caso, in una seria iniziativa legislativa che appare, ognigiorno di più, sempre più urgente e coloro che dovrebbero farsenepromotori seguitano, come ormai accade da mesi, a ciurlare nel manico.
Il test eseguito dalle Iene su 50 deputati - a loro insaputa - rivelache un onorevole su tre fa uso di stupefacenti: il 24% di loro (12persone) è risultato positivo alla cannabis e l'8% (4 persone) allacocaina.
I parlamentari sottoposti al test non saranno riconoscibili e irisultati saranno mostrati domani alle 21:00, in occasione della primapuntata della nuova serie del noto programma di Italia 1.
Davide Parenti, capo autore delle Iene, sostiene che il drug wipe (èquesto il nome del test, effettuato per mezzo di un tampone frontale)"ha una percentuale di infallibilità del 100%", seppure da tempoautorevoli studi abbiano ampiamente dimostrato che gli strumenti chepermettono di misurare la presenza di sostanze stupefacenti nel sangueo nella saliva e urine non sono in grado di fornire dati cliniciaffidabili. Ciò vale per coloro che quotidianamente vengono fermati perstrada e, parimenti, vale anche per i nostri parlamentari che, almenoda un punto di vista âfisiologicoâ, non sono diversi dagli altricittadini. Non lo sono, in realtà , neppure da altri punti di vista, acominciare da quello per cui ciascuno ha il diritto di vedere tutelatala propria privacy.
Per quanto possa essere apprezzabile lâintento di riportareallâattenzione dellâopinione pubblica la questione relativa allanormativa sulle sostanze stupefacenti, il rischio è che episodi comequesto finiscano per peggiorare la situazione, riducendola a unfenomeno âfolcloristicoâ che si liquida con una risata. Nel contempo,gli stessi parlamentari potrebbero venire a trovarsi in una condizionedi âsorvegliati specialiâ e ciò non potrebbe che paralizzare qualunqueiniziativa di revisione in senso meno restrittivo dellâattualenormativa. Chi è proibizionista, lo sappiamo, fa sempre molto in frettaa isolare e scartare le âmele marceâ, addebitando alle scelteindividuali ogni responsabilità . Chi non lo è, invece, ma non vuolenemmeno fare dellâantiproibizionismo la propria bandiera, in questomodo si troverà probabilmente in imbarazzo e preferirà non sbilanciarsitroppo.
Va detto, infine, che oltre ad avere il paradossale risultato dicriminalizzare il consumo (seppure rispetto a una particolare categoriadi utenti), il metodo utilizzato risulta insopportabilmente odioso einvasivo. Se è possibile trattare in tal modo dei deputati dellaRepubblica, chi difenderà il comune cittadino che per strada venisseabusivamente sottoposto a questo genere di âinquisizioneâ? Per quantoesistano delle sentenze (ricordiamo, ad esempio, quella della la IVsezione penale della Corte di Cassazione) che affermano che i prelieviâanti-drogaâ possono essere effettuati esclusivamente presso unastruttura sanitaria, sempre più spesso questa indicazione vienedisattesa, allâinsaputa degli ignari automobilisti che accettano disottoporsi a degli accertamenti sommari senza alcuna garanzia, né intermini scientifici, né â“ tantomeno â“ sul piano del diritto.