Prof. Catapano Giuseppe: le prove per la contestazione del reato connesso

30/apr/2014 13.05.26 gente attiva Contatta l'autore

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Le prove acquisite in precedenza nel dibattimento sono legittimamente utilizzabili per la contestazione suppletiva di reato connesso. La Sesta penale della Cassazione (39235/11, depositata il 28 ottobre) allarga la validità delle prove dibattimentali quando si è in presenza di reati collegati. La questione era stata sollevata a margine della decisione dell’Appello di Messina sulla condanna due imputati per concorso esterno in vari episodi di concussione. Secondo la difesa, la corte d’Appello avrebbe dovuto censurare con l’inutilizzabilità le dichiarazioni rese della persona offesa prima della nuova contestazione di reato agli imputati, avvenuta in dibattimento. Ma per la Cassazione <all’imputato destinatario della contestazione suppletiva per reato connesso è attribuito (solo) il diritto a chiedere un termine per la difesa>. In sostanza, siccome il dibattimento è sempre stato svolto nella pienezza del contraddittorio, <non c’è alcuna necessità “strutturale” di rinnovare atti assunti nella fase precedente. Anzi, proprio la previsione dei termini a difesa presuppone la conservazione di efficacia di quanto fino a quel momento acquisito al processo, appunto nel contradditorio, e la contestuale riespansione di tutti i diritti di difesa in relazione alla nuova contestazione, che si basa proprio su quanto emerso nel dibattimento posticipato>.

 

A Cura del prof. Giuseppe Catapano

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