Condotta di scarico, i dubbi del gruppo Ecolido "Il Gabbiano"

Nella situazione rilevata dalla PIACOS di corrente diretta verso riva con velocià di 13,33 cm/sec il tempo di percorrenza è di sole due ore!

30/nov/2006 12.20.00 Gabbiano Contatta l'autore

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Condotta di scarico, i dubbi del gruppo Ecolido "Il Gabbiano"
 


La disamina della letteratura e la consultazione di alcuni esperti in materia di progettazione ed installazione di impianti di depurazione delle acque reflue ci hanno fatto sorgere alcuni interrogativi sulla condotta sottomarina del depuratore di C/da Arizza a Scicli.
La condotta non e’ solo funzionale all’allontanamento delle acque che hanno subito gia’ un trattamento depurativo, ma e’ essa stessa strumento importante dell’ultima fase della depurazione che avviene nel mare.

L’effluente di un trattamento biologico contiene ancora batteri e patogeni in quantità elevata. Generalmente l’abbattimento non supera l’80% rispetto il liquame bruto. La carica batterica (ricordiamo che il mare e’ un potente battericida) subisce un processo di decadimento progressivo che richiede un tempo di circa un’ora o poco più, per ridursi del 90 %.

Venendo ai numeri, un liquame “bruto” contiene circa 100.000.000 di coli fecali per 100 cc. (MPN).Dopo il biologico questi si riducono , per quanto sopra detto, a 20.000.000. Tenuto conto ancora della diluizione garantita dalla condotta(1:100), l’MPN si riduce a 200.000. Per riportare la carica batterica presente ai limiti di legge, (100 coli/100cc) necessitano dunque, tenuto conto del potere battericida del mare, circa 5 ore di permanenza.

Nella situazione rilevata dalla PIACOS di corrente diretta verso riva con velocià di 13,33 cm/sec il tempo di percorrenza è di sole due ore! Certo è questo un caso estremo, ciò non toglie la convenienza se non la necessità di allungare la condotta. Oltre alla maggior sicurezza igienica, si porterebbe lo scarico su fondali più elevati, con conseguente maggior diluizione (sempre auspicabile da un punto di vista ambientale) e quasi certezza dell’intrappolamento dei getti in periodo estivo.

A questo proposito si aggiunge: considerato che la diluizione iniziale delle acque sversate a mare e’ piuttosto bassa (1:100) sarebbe stato meglio forse al fine di potenziarne il potere diluente aumentare il numero dei fori, diminuendone il diametro di uscita dei diffusori, graduarne progressivamente il diametro magari e accorciarne la distanza fra di essi.

Verifica di stabilita’ dei diffusori: negli elaborati tecnici dell’opera si fa riferimento al moto ondoso che in caso di burrasca non fa più fa sentire il suo effetto sulle opere sottomarine poste fino a 16 m di profondita’ o superiori; ci si chiede quale sara’ l’effetto sui diffusori a Y posti a 9 metri di profondita’ in caso di burrasca, non assolutamente infrequente, della durata di 8 ore, con un vento a 30 nodi e quindi con un’onda alta oltre 3 m, ma con un periodo di 8 sec?

Altra problematica da tenere presente e’ quella relativa all’eutrofizzazione.
Le diverse esperienze in materia di depurazione delle acque reflue affermano che nessun impianto riesce a sottrarre le vitamine e le sostanze biostimolanti dalle acque di depurazione. Il particellato ha tempi di demolizione rapidi e quindi sollecita fenomeni di moltiplicazione algale.

Nel mare i rifiuti organici vengono trasformati in vegetali in modo piu’ celere ed ecologicamente piu’utile quanto maggiori sono la diluizione, la dispersione e l’ossigenazione. Piu’ profonde sono le acque marine, dove avviene lo scarico piu’ ecologicamente vantaggiosi sono questi processi di trasformazione. Sotto costa, in acque poco profonde (scarico al centro di una insenatura della costa e a meno 16 m di profondita’) si puo’ verificare che sotto la spinta di queste sostanze biostimolanti si possono innescare locali indesiderati, processi distrofici con fioriture algali (non escluse alghe tossiche), anossie e mortalita’ di organismi marini, superiori con possibile pregiudizio della salute dei bagnanti e delle attivita’ turistiche (come accaduto in altre localita’ della Sicilia con condotte sottomarine brevi 500-800m) mentre lo scarico delle acque a qualche miglio di distanza dalla costa , qualunque sia il grado di trattamento in condizioni di idrodinamismo piu’ accentuato risulta certamente piu’ sicuro

Queste considerazioni presuppongono che la condotta sottomarina debba avere una lunghezza tale da raggiungere una profondita’ di almeno 20 metri, misura che salvaguarderebbe la costa da eventuali danni ambientali, anche gravi,in caso di malfunzionamento del depuratore.

Il gruppo Ecolido lungi dal voler creare allarmismo e polemiche si augura che quanto sopra esposto, quale contributo collaborativo, supportato da consolidate esperienze in altre realta’, possa essere oggetto di attenta riflessione da parte dei sig.ri amministratori e di dibattito democratico tra i cittadini, le Istituzioni,le forze politiche, e chi ha la, non facile, responsabilita’ tecnica ed amministrativa delle scelte.
Gruppo Ecolido " Il Gabbiano" Scicli

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